Zingaretti ha risposto alle 5 proposte di Di Maio con altre 5 proposte


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Nessun dialogo con il Movimento 5 Stelle: la linea del Partito Democratico, dopo le aperture di Luigi Di Maio, è dettata dallo stesso segretario, Nicola Zingaretti, di prima mattina. E se il vicepremier mette sul tavolo cinque punti programmatici, il segretario rilancia con altrettante proposte che suonano come una chiusura ai grillini.

Non c’è, infatti, nemmeno un punto, tra quelli che Di Maio mette sul tavolo, che sia raccolto da Zingaretti. Anzi: per il leader dem occorre mettere fine alla “manfrina” tra i due azionisti di maggioranza del governo, Salvini e lo stesso Di Maio, che inscenano – questa l’interpretazione dello stato maggiore del Pd – litigi funzionali solo alla campagna elettorale per le europee, mostrando la più totale “incapacità” di dare risposte agli italiani.

Ecco, dunque, le cinque proposte dem per “voltare pagina”: il lavoro, prima di tutto con misure mirate come l’aumento dei salari medio-bassi per le famiglie, taglio del cuneo fiscale sul tempo indeterminato, favorire l’occupazione di donne e giovani, aumentare le indennità per i tirocini (come abbiamo fatto nel Lazio), fare una legge sull’equo compenso e cercare con le parti sociali un accordo sul salario minimo in quei settori non coperti dai contratti collettivi nazionali.

Quella del salario minimo è una misura presente anche nei cinque punti del capo politico del M5s, ma il Pd ne fa una bandiera da tempi non sospetti e, oggi, anche il presidente dei senatori Pd, Graziano Delrio, lo ha sottolineato in una intervista.

Come secondo punto, Zingaretti propone di rilanciare gli investimenti pubblici e privati per aumentare la crescita economica e l’occupazione: stabilizzare gli incentivi agli investimenti del piano Impresa 4.0, in particolare nel Mezzogiorno, favorire il trasferimento tecnologico e varare un provvedimento straordinario ‘taglia burocrazia’ per le imprese basato sul silenzio assenso nei rapporti con la Pa.

Inappellabile il giudizio di Zingaretti sullo sblocca cantieri varato dal governo: “È un bluff perché sblocca solo il malaffare e mette a rischio la vita degli operai con il massimo ribasso”. Capitolo Scuola: portare al 4% del Pil le risorse investite sull’istruzione pubblica, per potenziare i servizi per l’infanzia, ridurre la dispersione scolastica, estendere il tempo pieno e attivare una dote per i giovani provenienti da famiglie meno abbienti attivabile a 18 anni per finanziare un progetto formativo o imprenditoriale. Per la sanità, la proposta è Quota 10: almeno 10 miliardi in più nel triennio sulla sanità assumendo 100 mila nuovi operatori o l’universalità delle cure sarà messa in discussione.

La frecciata a Casaleggio sul conflitto d’interessi

Nessun riferimento all’idea di Di Maio di rendere la Sanità autonoma dalla politica. Anche qui è il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio a sottolineare che la legge c’è, ma va applicata bene. Ancora, tra le proposte di Zingaretti c’è il taglio dei sussidi per le attività dannose per l’ambiente; una più efficace azione di contrasto all’evasione fiscale partendo da un forte incentivo all’utilizzo dei pagamenti elettronici sui quali l’Italia è molto indietro; una rimodulazione degli incentivi fiscali diminuendo quelli per i redditi sopra i 150 mila euro. E una revisione della spesa pubblica partendo anche da una rivalutazione di quota 100. Ma “per ricreare fiducia nel Paese”, per Zingaretti è soprattutto “necessario che questo esecutivo se ne vada a casa: all’Italia non serve un governo dei selfie e del nulla””.

Acqua pubblica e conflitto di interessi non compaiono nell’agenda di Zingaretti. Sul secondo punto, tuttavia, Delrio rilancia spiegando che una legge per la trasparenza e il conflitto di interessi sarebbe pure giusta, purché si parta da quelle piattaforme web che fanno dell’opacità una loro caratteristica peculiare. Una precisazione che suona come un attacco frontale al M5s e alla piattaforma Rousseau della Casaleggio e Associati.

Una linea, quella del segretario, che sembra incontrare le richieste di chiarimento da parte della minoranza ex renziana: prima Luca Lotti e poi anche Maria Elena Boschi hanno reagito con fermezza alla richiesta di “redenzione arrivata” da Luigi Di Maio: “Se mi devo redimere, vado in chiesa, non faccio accordi con Di Maio”, sottolinea l’ex ministro dello Sport. E Boschi: “Con un movimento politico che ha nel proprio DNA assistenzialismo, giustizialismo, incompetenza e che ha riportato il Paese in recessione noi non abbiamo niente da condividere”.

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Autore dell'articolo: admin