Zerocalcare ha risposto su Facebook alle critiche per il manifesto NoTav


zerocalcare notav

 (Afp)


 Zerocalcare
 




“Visto che mi arrivano da ieri diciannove milioni di mail e messaggi e tag più o meno tutti di questo tenore, di grande delusione e stupore per il manifesto del corteo Notav, insieme a richieste di interviste varie, lo scrivo qui perché a forza di rispondere a tutti sto diventando scemo”. Zerocalcare, al secolo Michele Rech, sul suo profilo Facebook si è trovato costretto a replicare a chi in questi giorni lo sta accusando sui social per aver fatto un manifesto per la manifestazione Notav di Torino dell’8 dicembre.

“Mi dispiace se questa cosa ha fatto rimanere male tante persone, ma evidentemente vi è arrivata finora solo una parte della mia produzione degli ultimi 20 anni”. Zerocalcare spiega che il suo impegno sociale, politico, nei suoi lavori è connaturato alla sua vita artistica. “Per intenderci, io ho iniziato a interessarmi di quello che mi stava intorno e delle cose fuori dagli stretti affari miei nel 1998, a 14 anni, colpito dalle vicende dell’arresto e del conseguente suicidio in carcere in attesa di processo di Edoardo Massari e Maria Soledad Rosas, nel quadro di un’inchiesta contro i primi fuochi di contestazione al TAV. E’ una vicenda che ho continuato a seguire negli anni, andando cento volte in valle e parlando allo sfinimento, in privato come in assemblee pubbliche, con quella parte di popolazione che quel tunnel non lo voleva”. 

Al di là degli aspetti tecnici, Zerocalcare scrive che il suo impegno nasce dal “rispetto” verso una comunità “che da 20 anni ha espresso una serie di criticità, e l’ha fatto in tutti i modi, da quelli più pacifici a quelli meno pacifici, che hanno avuto la medesima risposta: quella di andare avanti fino a farne un braccio di ferro di principio, militarizzando un territorio, schierando l’esercito e negando qualsiasi legittimità alla posizione di chi quel tunnel non lo voleva (con dati, argomentazioni e un modello di sviluppo per me condivisibile, che è un’altra delle cose fanno la differenza)”.

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“Io non è che mi sono svegliato ieri, ho fatto decine di locandine e manifesti Notav negli ultimi 15 anni, ho disegnato la locandina per la sentenza finale del maxiprocesso, le grafiche per il festival annuale dell’Alta Felicità, partecipato a tantissime iniziative e presentazioni organizzate in valle; ho amici e fratelli processati che rischiano di essere sepolti in carcere e altri condannati a pagare milioni di euro per presunti danni d’immagine al nostro paese causati dalle contestazioni”.

“Ora, io rispetto davvero tutte le posizioni, anche quelle di chi è legittimamente convinto della giustezza di quell’opera, non la considero nemmeno una discriminante etica come molti di quelli che mi stanno scrivendo in queste ore, però ecco, io sono questo. Lo sono da sempre, e mi dispiace se le scaramucce tra il PD e il M5S hanno trasformato una questione ventennale, profonda e complessa, in un referendum pro o contro questo governo, che ovviamente mi fa schifo con o senza tav.

Questo è il risultato di aver espulso dal dibattito pubblico mainstream tutte le voci di intellettuali, democratici e persone più o meno autorevoli che negli anni hanno spiegato e continuano a spiegare le ragioni di quella contestazione: quello che rimane nella narrazione di questo paese è il SITAV come unico modo di intendere la sinistra, il progressismo e il buon senso, e il Notav come oscurantismo medievale, difesa dei 5 stelle e di questo governo”.

“Una battaglia popolare di decenni ridotta con supponenza ad essere trattata come i NoVax o le scie chimiche. Detto questo, io non voglio evangelizzare né convincere nessuno, non sono il portavoce di nulla, e soprattutto non sono un predicatore né devo fare la morale a chicchessia. Io faccio le cose che reputo giuste a prescindere se c’hanno o meno i like e il consenso (ok magari intanto me imparanoio perché penso che perderò tutti i lettori e dovrò tornà a fa le ripetizioni, ma quello me lo gestisco io) , ognuno poi si regola come gli pare. Ciao”.

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