Voto Ungheria Orban Parlamento UE 12 settembre 2018


Oggi il voto dal Parlamento Europeo per invocare l’articolo 7 contro l’Ungheria. Juncker: “l’Ue non sarà mai una fortezza”


11.05 – Juncker nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Ue, davanti al parlamento Ue in sessione plenaria, ha proposto il “rafforzamento della guardia costiera e di frontiera europee fino a 10mila unità da qui al 2020 e un’agenzia europea per l’asilo”. Il presidente della Commissione Ue ha annoiato anche “nuove norme per la lotta alla propaganda terroristica”.

È il giorno del discorso sullo stato dell’Unione di Jean-Claude Juncker e del voto al parlamento Ue sull’Ungheria di Viktor Orban accusata di violazioni dello stato di diritto. Davanti all’Europarlamento, riunito per l’occasione in sessione plenaria, sta parlando questa mattina il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker che si scaglia contro “i nazionalismi che cercano capri espiatori”.

“L’Europa deve restare un continente di apertura e tolleranza, non sarà mai una fortezza in un mondo che soffre ma resterà multilaterale” ha detto Juncker che sulla questione migranti ha parlato di solidarietà dicendosi contrario “a frontiere interne”.

Secondo Juncker: “i nostri sforzi hanno portato a dei risultati con meno profughi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, tuttavia gli Stati membri non hanno ancora trovato un rapporto giusto fra la responsabilità dei singoli Paesi e la necessaria solidarietà, che deve essere dimostrata se vogliono mantenere lo spazio Schengen senza confini. Resto contrario alle frontiere interne, laddove sono state create devono essere eliminate” con implicito riferimento all’Ungheria di Orban.

L’Europarlamento è diviso al suo interno sul voto di oggi che potrebbe far aprire una procedura contro l’Ungheria per violazione dello Stato di diritto. Il partito di Orban fa parte dei Popolari europei e finora ha goduto di questa “protezione”. Forza Italia, pure parte dei Popolari europei, del resto ha detto che voterà contro la mozione così come la Lega di Salvini.

Secondo Juncker: “E’ impossibile ogni volta che arriva un’imbarcazione elaborare soluzioni ad hoc. Le soluzioni ad hoc non bastano più. Abbiamo bisogno di maggiore solidarietà nel presente e nel futuro e deve essere una solidarietà duratura. Dobbiamo aprire delle vie di migrazione legale per l’Europa, abbiamo bisogno di migranti qualificati le proposte della Commissione ci sono da tempo, vi invito a utilizzarle”.

Questo è l’ultimo discorso sullo stato dell’Unione pronunciato da Juncker, in primavera ci saranno nuove elezioni europee.

Ungheria, Orban al Parlamento UE: “Non accetteremo i ricatti”

11 settembre 2018

È attesa per domani la decisione del Parlamento Europeo sulle sanzioni da imporre all’Ungheria per presunte violazioni dello stato di diritto e oggi, in occasione della plenaria di Strasburgo incentrata proprio sul rapporto sull’Ungheria stilato dall’europarlamentare olandese Judith Sargentini, il primo ministro ungherese Viktor Orban è intervenuto in aula, accusando l’Unione Europea di aver insultato il suo Paese.

Il cosiddetto rapporto Sargentini ha lanciato accuse pesanti nei confronti dell’Ungheria, che rappresenterebbe “una minaccia sistematica ai principi fondamentali dell’Unione Europea“. Orban ha attaccato l’UE e il rapporto stilato da Sargentini, che a suo dire conterebbe 37 rappresentazioni sbagliate dell’Ungheria:

Pensate di saperne di più sull’Ungheria degli ungheresi stessi? Voi vi siete fatti già un’idea su questa relazione, e il mio intervento non vi farà cambiare opinione, ma sono venuto lo stesso. Non condannerete un governo, ma l’Ungheria che da anni è membro della famiglia europea. Sono qui per difendere la mia patria.

Nonostante tutti i punti contestati – trovate un approfondimento qui sotto – Orban si è detto convinto che tutto questo sia legato alle politiche contro l’immigrazione adottate dal Paese, che ad oggi non ha accolto un solo migrante tra quelli giunti in Europa:

L’Ungheria sarà condannata perché ha deciso che non sarà patria di immigrazione. Ma noi non accetteremo minacce e ricatti delle forze pro-immigrazione: difenderemo le nostre frontiere, fermeremo l’immigrazione clandestina anche contro di voi, se necessario.

È difficile ipotizzare cosa accadrà domani. Sappiamo già come intendono esprimersi gli europarlamentari italiani, ma per invocare l’articolo 7 dei trattati europei sarà necessario avere la maggioranza dei quattro quinti dei membri del Parlamento Europeo e in tantissimi hanno preferito non esprimersi pubblicamente, prendendosi queste ultime ore per decidere come comportarsi, anche in base alla replica fatta oggi da Viktor Orban.

Ungheria, cosa viene contestato dall’Unione Europea?

Presunti abusi nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo da parte delle autorità di frontiera ungheresi. Rientrano in questo capitolo anche le frontiere chiuse e l’effettivo rifiuto del Paese di accogliere migranti e richiedenti asilo.

Limitazioni alla libertà di stampa. L’attuale legislazione ungherese non riesce a garantire una stampa senza censure e senza impedimenti.

Il sistema elettorale preoccuperebbe non poco, soprattutto perchè le limitazioni alla libertà di stampa e dei media porterebbero a un’assenza di trasparenza durante i periodi elettorali. Secondo il rapporto le ultime elezioni sarebbero state coperte dai media in modo massiccio, ma soltanto mettendo in evidenza i pregi del partito al potere, senza alcuna analisi critica.

Conflitti di interessi e corruzione, a cominciare dall’assenza di una legislazione che obblighi i parlamentari ungheresi a dichiarare eventuali conflitti di interesse quando vengono eletti, così come fornire un elenco dettagliato e trasparente delle loro proprietà.

La protezione dei dati e della privacy dei cittadini non è garantita. Anzi, secondo il rapporto le leggi vigenti in Ungheria sulla sorveglianza finalizzata alla sicurezza nazionale permetterebbero le intercettazioni di massa di tutte le comunicazioni effettuate nel territorio ungherese.

Comportamenti nei confronti delle donne. Forte del recente rapporto del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Sargentini mette in evidenza come il sistema fortemente patriarcale stia impedendo all’Ungheria di fare dei progressi sulla posizione delle donne nella società. Non solo: il codice penale non proteggerebbe in modo sufficiente le donne vittime di violenza domestica.

Ma non è tutto. Sargentini ha accusato il governo ungherese di aver discriminato in base alla religione, di aver sostituito i giudici ritenuti contrari al governo con alcuni più vicini alle posizioni di Orban.

Cosa dice l’articolo 7 dei trattati europei?

Il Parlamento Europeo potrebbe invocare l’Articolo 7 dei Trattati Europei attualmente in vigore, che al primo punto parla di “evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valoristabiliti dall’articolo 2:

Su proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea, il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2. Prima di procedere a tale constatazione il Consiglio ascolta lo Stato membro in questione e può rivolgergli delle raccomandazioni, deliberando secondo la stessa procedura.

La parte successiva, invece, è relativa all’effettiva violazione di quei principi e spiega quali sono le conseguenze:

Il Consiglio europeo, deliberando all’unanimità su proposta di un terzo degli Stati membri o della Commissione europea e previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare l’esistenza di una violazione grave e persistente da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2, dopo aver invitato tale Stato membro a presentare osservazioni.

Qualora sia stata effettuata la constatazione di cui al paragrafo 2, il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può decidere di sospendere alcuni dei diritti derivanti allo Stato membro in questione dall’applicazione dei trattati, compresi i diritti di voto del rappresentante del governo di tale Stato membro in seno al Consiglio. Nell’agire in tal senso, il Consiglio tiene conto delle possibili conseguenze di una siffatta sospensione sui diritti e sugli obblighi delle persone fisiche e giuridiche.




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Autore dell'articolo: admin