“Vorrei incontrare il Ministro Salvini, ma non avrà il coraggio”


“Voglio incontrare questo famoso ministro Salvini. Pubblicamente. Guardarlo negli occhi. Senza dire nulla. Fargli abbassare quello sguardo freddo ed inespressivo”


Sette minuti di applausi al Festival di Venezia 2018 per il film di Alessio Cremonini che ricostruisce e racconta gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, il giovane geometra romano deceduto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma una settimana dopo esser stato arrestato per possesso di sostanze stupefacenti.

A quasi dieci anni di distanza la verità chiesta a gran voce dalla famiglia sta iniziando ad emergere anche in tribunale e mentre è ancora in corso il procedimento a carico di quattro carabinieri accusati di essere coinvolti a vario titolo nel pestaggio di Cucchi, il film “Sulla Mia Pelle” è stato presentato al Festival di Venezia 2018, pochi giorni prima di sbarcare in sala e su Netflix a partire dal 12 settembre prossimo.

Alla proiezione, insieme al cast guidato da Alessandro Borghi e Jasmine Trinca che interpretano rispettivamente Stefano Cucchi e sua sorella Ilaria, ha preso parte anche la famiglia del giovane. Ilaria Cucchi, visibilmente commossa dopo la visione, ha voluto ringraziare l’intera squadra che ha preso parte alla realizzazione del film e ha chiesto ancora una volta che la verità emerga una volta per tutte.

Via Facebook, in serata, ha ricordato le varie versioni ufficiali emerse sulla morte di Stefano:

Qualcuno ha detto che dopo un fermo ci può scappare qualche schiaffo, qualche pugno. E se poi il fermato cade e si fa male pazienza. Niente legge contro la tortura perché lega le mani alla Polizia.

Ma la Polizia non sente il bisogno di avere quelle mani libere che sarebbero sporche di sangue. Forse magari il sindacato di Tonelli la pensa diversamente ma la Polizia del comandante Gabrielli è altra cosa.

Ste ti sei preso qualche schiaffone. Qualche pugno. Qualche calcio. Sei caduto e ti sei fatto male. Molto male. Ma ce ne dobbiamo fare una ragione io te mamma e papà.

Quel “qualcuno” a cui si riferisce Ilaria Cucchi è il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ieri proprio a Venezia insieme alla compagna Elisa Isoardi:

In fin dei conti questo qualcuno è ora il ministro dell’interno. Ora, ironia della sorte, sta facendo passerella e cene di gala a Venezia.

Voglio incontrare questo famoso ministro Salvini. Pubblicamente. Guardarlo negli occhi.

Senza dire nulla. Fargli abbassare quello sguardo freddo ed inespressivo.

A Ste, questo non avrà mai il coraggio. E poi lui si che fa parte della casta.

Non abbiamo giustamente preso un euro da questo film ma la soddisfazione è tanta.

Tu sei un atto d’accusa vivente, sì, vivente, contro quel modo di pensare ignorante e violento. Tu che di violenza sei morto.

Sono profondamente commossa.

Provata. Guardo il cielo sperando di poter incontrare il tuo sguardo.

Non vedo nulla. Solo le luci accese della sala Darsena dove è appena terminato il film sulla tua morte. Sento gli applausi della gente. Prendo l’abbraccio di Alessandro e Jasmine e poi anche quello di Max. Le 1500 persone che stipano il cinema si stringono tutte intorno, quasi tutte in lacrime.

Questa è la gente intorno a noi.

Qualcuno ha detto che dopo un fermo ci può scappare qualche schiaffo, qualche pugno.

E se poi il fermato cade e si fa male pazienza. Niente legge contro la tortura perché lega le mani alla Polizia.

Ma la Polizia non sente il bisogno di avere quelle mani libere che sarebbero sporche di sangue. Forse magari il sindacato di Tonelli la pensa diversamente ma la Polizia del comandante Gabrielli è altra cosa.

Ste ti sei preso qualche schiaffone. Qualche pugno. Qualche calcio. Sei caduto e ti sei fatto male. Molto male. Ma ce ne dobbiamo fare una ragione io te mamma e papà.

In fin dei conti questo qualcuno è ora il ministro dell’interno. Ora, ironia della sorte, sta facendo passerella e cene di gala a Venezia.

Voglio incontrare questo famoso ministro Salvini. Pubblicamente. Guardarlo negli occhi.

Senza dire nulla. Fargli abbassare quello sguardo freddo ed inespressivo.

A Ste, questo non avrà mai il coraggio. E poi lui si che fa parte della casta.

Non abbiamo giustamente preso un euro da questo film ma la soddisfazione è tanta.

Tu sei un atto d’accusa vivente, sì, vivente, contro quel modo di pensare ignorante e violento. Tu che di violenza sei morto.

Ti abbraccio forte forte. Come hanno abbracciato me.

Notte

Posted by Ilaria Cucchi on Wednesday, August 29, 2018

Salvini, anche stamattina molto logorroico e pronto ad attaccare il Presidente francese Macron, non ha replicato alle parole di Ilaria Cucchi né è intervenuto sul dibattito esploso a proposito del film. Se, infatti, il pubblico in sala e i critici hanno apprezzato il lavoro di Alessio Cremonini, le forze dell’ordine non hanno preso molto bene il ritratto che di loro è stato fatto nel film.

Franco Maccari, presidente nazionale di Fsp Polizia di Stato, ha tuonato contro il film:

È impossibile contenere o sdegno per l’ennesima storia di ordinaria criminalizzazione di chi veste una divisa. A quando un film sul carabiniere Giangrande ferito a Palazzo Chigi? O sui poliziotti uccisi dal terrorismo rosso? A quando un film, pagato dallo Stato, sugli eroi in divisa? Basta con le gogne, le piaghe e le cicatrici che tanti appartenenti alle Forze dell’Ordine portano a vita ‘sulla loro pelle’.

Stessa linea di pensiero per Donato Capece, segretario del sindacato di polizia penitenziaria (Sappe):

La storia processuale ci ha visti oltraggiati e infamati senza uno straccio di prova: sia la sentenza di primo grado che quella di appello hanno assolto i poliziotti penitenziari. Lo hanno accertato due Corti e lo ha confermato infine la Cassazione. Nessuno deve più aprire o sollevare sospetti, ci aspettiamo da anni scuse che ancora non arrivano. Il carcere, e chi in esso lavora, non c’entra nulla con la triste vicenda Cucchi. E sarebbe giusto che questo venisse evidenziato nel film.

Parole dure anche da parte del Cocer, l’organo di rappresentanza dei Carabinieri, che in una nota precisa però di non aver visionato il film né di avere alcuna intenzione di farlo:

Ci sarebbe da indignarsi se si accertasse che lo stesso è stato prodotto con il contributo dello Stato. Infatti apparirerebbe alquanto strano che, con un processo ancora in corso per appurare la verità, organi dello Stato abbiano finanziato un film che sposta in una sala cinematografica un processo che proceduralmente, in uno Stato di diritto, andrebbe svolto in un’aula di Tribunale.

Alessandro Borghi




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Autore dell'articolo: admin