Volvo frena l’auto a 180 «Ma il pericolo è la distrazione»


Chissà quante persone dovrebbero accendere un cero all’ingegner Nils Bohlin. Miracolati dalla sua cintura di sicurezza V a tre punti che sessant’anni dopo resta lo strumento più efficace per salvare vite sulle strade. Su quell’invenzione Volvo ha costruito la sua fama di paladina della sicurezza. E ancora oggi ne cavalca l’onda lunga. Alla vigilia del Salone di Ginevra, di cui è stata assente eccellente, la Casa sino-svedese è riuscita nell’ennesimo golpe mediatico, conquistando l’attenzione senza avere alcuna nuova macchina da vendere. È bastato un annuncio: «Dal 2020 limiteremo a 180 km/h la velocità delle vetture per mettere in evidenza i pericoli legati all’eccesso di velocità», ha detto Håkan Samuelsson, presidente e Ceo. E ancora: «Non è la soluzione definitiva, ma vale la pena tentare questa strada se può contribuire a salvare anche una sola vita umana».

Michele Crisci, ad e presidente di Volvo Italia, spiega al Corriere che si tratta di «una provocazione per aprire un dibattito sul comportamento di chi guida e sul dovere o meno, per chi produce mezzi meccanici, di educare i conducenti». Un brillante colpo di scena in nome dell’etica che ha rubato in parte la scena a chi stava presentando le sue supercar. Stefano Domenicali, chairman e Ceo di Lamborghini, non si tira indietro sulla responsabilità etica d’impresa: «Come costruttore di vetture altamente performanti, Lamborghini propone da anni corsi di guida, le Lamborghini Accademia, dove clienti e appassionati imparano a migliorare le proprie abilità di guida al volante delle nostre vetture con il supporto di piloti professionisti». Etica a pagamento. Ma chi può permettersi un’auto simile non ha problemi a regalarsi anche il corso extra di guida.

E non sempre il conducente vuole andare oltre i limiti. «In una vettura sportiva la velocità non è tutto — assicura Horacio Pagani —. Per alcuni il piacere è possederla, guardarla dalla finestra, farci un giro la domenica. Io, ad esempio, sono un costruttore di macchine e sono anche un collezionista, e credo di non aver mai superato i 200 km/h con una Ferrari o con le Porsche. Se dovessimo limitare la velocità delle nostre macchine a 180 km/h probabilmente non le comprerebbero. Perché parte della loro attrazione, del loro forte magnetismo è anche questo: essere esagerate!».

Sì, la velocità può essere pericolosa. Eppure quel 180 appare un numero arbitrario e un po’ illogico. È più alto del più alto limite governativo al mondo (negli Emirati Arabi Uniti: 159 km/h). D’altra parte, chi uscirebbe illeso da uno schianto a quella velocità? Mistero, i crash test frontali di Euro NCAP si fermano a 64 km/h. Tocca al campione della velocità Jean Alesi frenare gli entusiasmi: «Ci sono già i limiti imposti dai regolamenti stradali, anche se è un peccato che neppure su questo l’Europa riesca a trovare l’accordo». Lei li rispetta? Pausa, s’intuisce un sorriso all’altro capo del telefono: «Sì, sono uno di quelli che ci prova, in alcune situazioni mi lascio andare ma solo se in totale sicurezza. Comunque le strade non sono fatte per correre, per quello c’è una grande rete di piste, in Italia e in Francia, su cui scoprire quanto sia difficile governare la velocità».

Quindi, la velocità è pericolosa? «È accertato che le cause principali degli incidenti sono la disattenzione e la guida in stato di ebbrezza o alterazione. La velocità è al terzo posto. Da pilota ho l’occhio attento e lo vedo spesso nello specchietto retrovisore: il conducente che ho dietro, semplicemente, non guarda la strada», conclude Alesi.

«La velocità è certamente pericolosa, ma forse occorre lavorare a 360° per fare in modo che le macchine su cui viaggiamo siano anche mezzi sicuri —. conclude Pagani —. Ad esempio, anche un’auto guidata a basse velocità può essere estremamente pericolosa se costruita con una tecnologia che la rende pesante e poco reattiva, con spazi e tempi di frenata troppo lunghi. Tutte le supercar di oggi, sono estremamente sicure, leggere e reattive. Ma se continuiamo a fare delle automobili che pesano 2 tonnellate, come ad esempio le nuove vetture elettriche, difficilmente riusciremo a renderle sicure».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

11 marzo 2019 (modifica il 11 marzo 2019 | 11:21)

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Autore dell'articolo: admin