Vittorio Di Battista ha risposto all’articolo de Il Giornale sui debiti della sua azienda 


“Tra le rose e le viole… Oggi sono in vena di filastrocche e rammentando, come diceva Renato Rascel, che è arrivata la bufera ed è arrivato il temporale, esorto gli amici, i conoscenti ed i segugi al soldo, di leggere, se ne sono capaci, i bilanci”. Vittorio Di Battista, padre di Alessandro, ex deputato e volto noto di M5s, su Facebook ha commentato l’articolo del Giornale, sulla vicenda dell’azienda di famiglia pubblicata. Secondo il quotidiano infatti la famiglia Di Battista sembrerebbe non aver ancora pagato lavoratori, fornitori e Inps.

Cinquantatremila e 370 euro di debiti verso i dipendenti; 151.578 euro di debiti verso le banche; 135.373 euro di debiti verso i fornitori; 60.177 euro di debiti tributari. È quanto emerge dalla visura camerale della Di.Bi Tec. S.r.l., società della famiglia di Alessandro Di Battista, che è uno dei due soci di maggioranza. I dati si riferiscono all’ultimo bilancio presentato e dunque consultabile attraverso un collegamento al registro delle imprese.

La risposta di Vittorio Di Battista non fuga tutti i dubbi del quotidiano, ma invita i giornalisti a leggere i bilanci. Secondo quanto scritto oggi da il Giornale

I debiti verso i dipendenti ammontano infatti, nell’ultimo esercizio, a 53.370 e sono cronici. Ad attestarlo è sempre la visura alla voce «Altri debiti». L’anno precedente (2015) il debito era di 38.238 euro. Insomma, in un anno la voce è aumentata nonostante si sia ridotto di quasi il 20% il costo del personale.

La Di.Bi Tec S.r.l. è debitrice anche nei confronti dello Stato. A pesare ci sono infatti i mancati versamenti tributari. Si tratta di 60.177 euro (in cui la parte del leone lo fa il debito Iva) e anche questi si sono innalzati rispetto all’esercizio precedente, quando a bilancio erano iscritti 40.550 euro. Oltre ai debiti tributari, la società della famiglia Di Battista ha debiti anche verso «gli istituti di previdenza e sicurezza sociale». I debiti verso l’Inps sono di 7.715 euro e questi – a conferma della buonafede con cui si estrapolano i dati sono leggermente diminuiti: nell’esercizio precedente erano di 8.244 euro.




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