Viaggio nel cuore della Ducati


Borgo Panigale (Bologna) Due anni fa, andando a far visita al padre nella casa di famiglia, Claudio Domenicali ha avuto un flash back. Era l in piedi, nel garage di Bologna, e di colpo si rivisto ragazzino, quindicenne o poco pi, che smontava e rimontava pezzo dopo pezzo il motorino della cugina. Poi erano arrivate moto sempre pi grandi, la laurea in ingegneria, la tesi sulle vibrazioni torsionali dell’albero motore, l’ingresso nello stabilimento che allora, nel 1990, era polveroso e molto unto… e a passo di marcia una carriera che lo ha portato fino al top.

La preferita di Domenicali

Claudio ricorda a voce alta, con l’accento pieno e strascicato, cos soavemente emiliano, che qui a Borgo Panigale significa casa. Quel giorno del 2014, ormai adulto da un bel po’, era in sella a un bicilindrico fresco di produzione, e antico di nome: lo Scrambler. Una moto che avevo immaginato per tanti anni, dice l’amministratore delegato della Ducati-Motor Holding S.p.A. Nello stabilimento oggi ben ripulito ma sempre un po’ anonimo, alla periferia popolare di Bologna, Domenicali inforca la sua preferita tra le ultime nate, la Multistrada 1200 e dice, sicuro di s: Mia moglie sale spesso dietro, e a volte si addormenta. Chi costruisce moto deve per forza essere un felice motociclista, si dice da queste parti. E qui non davvero impresa ardua. In dieci minuti, si d gas tra le verdi colline del bolognese, dolci saliscendi con tante curve (e manto stradale imperfetto), a qualche chilometro parte la mitica Futa, the mother road della motor valley italiana, come la route 66 lo per i biker a stelle e strisce.

Il record di consegne

Cuore e design italiano, disciplina e moneta germanica. Da quando nel 2012 la Ducati passata al Gruppo Audi, per 860 milioni di euro, la casa motociclistica nata nel dopoguerra come evoluzione della Societ Scientifica Radio Brevetti Ducati ha imparato a competere con la concorrenza straniera. Nel 2015, il record di moto consegnate ai clienti: 54.809. I numeri del 2016 sono ancora pi rosei. Qualcosa cambiato, s. Ma noi siamo quelli di sempre, assicura Danilo Campus, caporeparto del flusso produttivo Scrambler e Diavel. Gira tra gli operai con una lindissima camicia bianca, sul petto lo stesso logo che in fabbrica spunta un po’ ovunque. Anche lui ha le due ruote nel sangue: Fu mio padre il primo a mettermi in sella, a due anni. A sentirlo parlare, sembra che non abbia pi messo i piedi per terra, finch a diciassette anni ha letto l’annuncio: AAA apprendisti in Ducati. bastato un giorno di prova alla catena di montaggio per cambiare la sua vita. Il momento pi bello l’ha stampato nella mente con inchiostro indelebile: Dopo tre anni, mi fecero assemblare una moto dall’inizio alla fine: la Mike Hailwood evolution, serie limitata di 2014 pezzi, venduti in mezz’ora via internet.

Eleonora, la stella del reparto tornitura

Con lo stesso orgoglio, ora osserva il tabellone di produzione appeso al centro del reparto. Il lotto, in questa giornata di bassa stagione, di 30 moto. Alle 11,10 del mattino i suoi uomini ne hanno gi sfornate 11. In alta stagione sono cento al giorno. Si lavora dalle 8 alle 17, molti part time per venire incontro alle esigenze delle 220 impiegate (70 in produzione) dell’azienda, dove il sindacato ancora una certezza. Eleonora Luciano la stella del reparto tornitura: arrivata a Bologna per lavorare come metalmeccanica – il mio sogno – era talmente brava che ha vinto un premio e l’hanno chiamata in Ducati. Guai a dirle che una mosca bianca in un mondo di uomini: Di donne nelle officine italiane ce ne sono tante e sono brave, dice con l’aria da dura e il sorriso da timida. Al polso ha un bracciale a forma di chiave inglese, dalle sue mani escono pezzi perfetti per l’albero di distribuzione. L’azienda si trasferita pure all’universit.

L’innovation manager

Sguardo visionario e appassionato, l’innovation manager Luigi Zampieri, dal 2015 professore di Ingegneria del motoveicolo all’Alma Mater di Bologna. Cinquanta studenti e un sogno: Un corso di laurea interamente dedicato alla motocicletta.

Il manager-poeta

Emozione la parola pi inflazionata in Ducati. Questione di marketing, senza dubbio. Ma oltre la scorza, patinata e sexy, del moto-marchio pi glamour d’Italia s’intravede anche parecchia poesia. A declamarla, nel cuore dello stabilimento, Silvano Fini, bolognese Doc, perfetto damerino e gran cantore dei bolidi rossi, che pure il direttore della produzione. Per tradizione, ogni nuovo modello battezzato in fabbrica con una sua poesia e il bacio benaugurante dell’ad. Prossimo varo l’8 novembre, quando partir la produzione di una delle ultime nate di Casa Ducati (per vederla, appuntamento ad Eicma). Per Fini la festa resta qui, tra gli operai che fanno grande l’azienda. Ho gi le rime in testa, partir con l’Italia del referendum per arrivare a…. Sorpresa, top secret, silenzio assoluto.

Un’Italia positiva da raccontare

Dalla poesia alla rigidit iperteutonica il passo breve e l’addetta stampa, con cipiglio davvero poco emiliano, fa muro. Scopriremo presto, dopo Scrambler, Multistrada, Supersport, cos’altro riserva l’universo Ducati. Intanto, Silvano non me ne voglia, ecco uno stralcio della poesia che ha regalato, seduta stante, alla giornalista in visita: Esiste un’Italia positiva da raccontare/ che va oltre ogni confine di terra e di mare/ e noi ne siamo parte con un’anima tutta bolognese/ con un forte senso di appartenenza al nostro Paese/ perch siamo una storia bella e per molti versi anche rara/ ed fantastico raccontarla con il Corriere e la Sara.

24 ottobre 2016 (modifica il 1 novembre 2017 | 14:18)

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Autore dell'articolo: admin