Vent’anni dopo le ceneri di Matthew Shepard hanno trovato degna sepoltura


Vent'anni dopo le ceneri di Matthew Shepard hanno trovato degna sepoltura

 Matthew Shepard Foundation


Matthew Shepard


A 20 anni dalla brutale uccisione, Matthew Shepard, diventato un simbolo della violenza contro i gay negli Stati Uniti, ha finalmente trovato degna sepoltura: venerdì 26 ottobre le ceneri del ragazzo – che oggi avrebbe 41 anni – saranno interrate nella National Cathedral di Washington, luogo di incrocio di politica e religione, in un colombario assieme ai resti di altre 200 persone, tra cui il presidente Woodrow Wilson e l’attivista Helen Keller con la sua insegnante Anne Sullivan, protagoniste del film “Anna dei Miracoli”.

Come morì Matthew

La sua vicenda suscitò orrore e spavento oltreoceano, diventando un grido di dolore della comunità Lgbt americana. Tutto cominciò il 7 ottobre 1998 in un bar di Laramie, nel Wyoming, dove il 21enne Matthew, originario di Casper, si era trasferito da poco per studiare Scienze politiche: bello e di una bellezza intensa, occhi azzurri, figlio e studente modello era dichiaratamente omosessuale. All’epoca negli Stati Uniti quella era ancora una scelta rara, coraggiosa, in un Paese dove le correnti più fondamentaliste andavano in giro con cartelloni e slogan anti-gay del tipo “God Hates Fags” (“Dio odia i froci”). Nello stesso tempo c’era chi cercava di parlare apertamente di omosessualità e diritti civili: la popolare presentatrice tv, Ellen Degeneres, aveva fatto coming out in diretta televisiva, scuotendo l’opinione pubblica americana; nel settembre 1998 aveva debuttato la sit-com televisiva Will & Grace, la prima ad avere come protagonista un personaggio dichiaratamente gay.
 

Quel 7 ottobre, nel bar di Laramie, Matthew aveva forse creduto di trovare due nuovi amici in James McKinney e Russell Arthur Henderson: salì in macchina con loro per tornare a casa e non vi tornò più: di lì a poco lo avrebbero brutalizzato e torturato, proprio perché omosessuale. Il passaggio in auto era una scusa e i due boia lo ridussero in fin di vita, abbandonando per strada il suo corpo ridotto a brandelli, legato ad un cancello. La mattina seguente il giovane, in stato semi-incosciente fu rinvenuto da un ciclista: era “così contorto” che quello in un primo momento pensò di trovarsi di fronte uno spaventapasseri. Matthew era in coma e morì pochi giorni dopo, il 12 ottobre 1998, in ospedale. Aveva 22 anni.

L’amministrazione Clinton mandò una delegazione ai funerali, ma la giovane vittima non ebbe pace neanche da morto: la cerimonia venne disturbata da proteste anti-gay al grido di “Matthew marcisce all’inferno”.

Le immagini del corpo martoriato di Matthew furono rilanciate all’infinito e per la prima volta il Paese dovette guardare in faccia l’odio e la bestialità degli omofobi. Da lì a poco la legge federale contro “i crimini di odio” nei confronti dei gay sarebbe stata approvata, intitolata proprio a Matthew Shepard, segnando profondamente la lotta per i diritti civili Lgbt. Libri e film ne hanno poi raccontato la storia, al centro anche del “Laramie Project”, uno dei lavori teatrali più rappresentati degli ultimi 20 anni. I suoi carnefici stanno ancora scontando l’ergastolo.
 

Per timore che la sua sepoltura in un cimitero cattolico venisse profanata, i genitori interruppero la cerimonia e per 20 anni si sono tenuti le ceneri del figlio.  Ora un luogo sicuro è stato trovato. La chiesa episcopale di Washington, da tempo sostenitrice della comunità Lgbt, ha fatto sapere sul proprio sito web che ospiterà i resti di Matthew. Nella stessa cattedrale è già stato celebrato il primo matrimonio gay della città ed è stato accolto un reverendo apertamente gay. “È il posto perfetto. Siamo sollevati per aver trovato per lui l’ultima dimora, un posto che anche lui avrebbe amato”, ha detto il padre di Matthew, Dennis Shepard. 




Link ufficiale: https://www.agi.it/estero/rss

Autore dell'articolo: admin