Venezia 75: First Man di Damien Chazelle


Dopo La La Land il 33enne Chazelle è tornato ad aprire la Mostra del Cinema di Venezia con l’allunaggio di First Man.

Archiviato l’epocale successo di La La Land, 14 candidature e sei premi Oscar vinti, il 33enne Damien Chazelle è tornato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con il suo 4° film da regista, First Man, chiamato ancora una volta ad aprire il Festival.

Accompagnato dai protagonisti Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Olivia Hamilton e dallo sceneggiatore premio Oscar Josh Singer, Chazelle è stato accolto dagli applausi della stampa internazionale al suo ingresso in conferenza, prenotando di fatto un’altra più che papabile cariolata di nomination per gli Oscar del 2019.

Adattamento cinematografico della biografia ufficiale First Man: The Life of Neil A. Armstrong scritta da James R. Hansen, il film narra la storia di Neil Armstrong e dei 7 anni precedenti alla missione dell’Apollo 11, passata alla storia per l’allunaggio del 1969. Un progetto inedito per Chazelle, perché mai il regista aveva diretto storie non ‘sue’.

‘La mia generazione è cresciuta in un mondo in cui lo Spazio era già stato conquistato, con immagini iconiche. Pensavamo fosse stato tutto facile, ma mi sono informato, mi ha affascinato, ho dovuto capire l’intero processo e ho voluto raccontare questa storia’.’Questa non è la mia storia, rispetto ai miei film precedenti che trattavano mie esperienze personali. In questo caso è un’esperienza conosciuta, da tutti condivisa, ma nessuno dei qui presenti è stato sulla Luna. I dettagli di questa storia non mi erano famigliari e ho dovuto trovare una relazione con questi particolari. Ho cercato di creare una storia molto personale, un film che fosse un documentario famigliare’.


Ryan Gosling, alla sua 2° esperienza consecutiva con il regista dopo La La Land, interpreta un Neil Armstrong reticente, forte e silenzioso. Il divo canadese, 2 volte candidato agli Oscar, ha spiegato ai presenti come si sia avvicinato all’iconico ruolo del celebre astronauta.


‘Ho avuto tanto aiuto dai figli di Neil, ho conosciuto l’ex moglie, ho parlato con le persone che lo conoscevano. La NASA ci ha aperto le porte, ho visitato il suo museo, e il fantastico libro di James R. Hansen è una ricerca dettagliata sul personaggio. Ho avuto tantissime fonti a cui affidarmi. Questi sono stati i riferimenti da me utilizzati. E’ risaputo che Neil fosse reticente, umile. La sfida era quella di rispettare questa parte del suo carattere, facendo anche venire a galla le sue emozioni’. ‘Mentre mi preparavo al ruolo ho capito quanto fosse importante imparare a volare. Ho dovuto capire l’ABC del volo, capire cosa succede. Studiando il personaggio, ho capito perché lui è diventato un grande astronauta e io no. Volevo raccontare Neil in modo diverso dal solito, l’astronauta è una razza diversa di persone, sono speciali’. ‘Damien è per metà canadese e questo aiuta il nostro rapporto. Quando ci siamo incontrati mi spiegò come avesse questa necessità di fare un musical prima di fare questo film. Li aveva entrambi in testa, contemporaneamente. Credo che Damien abbia un grande istinto nei confronti del mezzo cinematografico. E’ la sua capacità principale, quella di unire le persone attraverso il Cinema’.


Una sfida, quella della conquista della Luna, vissuta con inquietudine dal co-protagonista Jason Clarke, chiamato ad interpretare Edward Higgins White, primo americano a camminare nello Spazio.

‘E’ stata un’esperienza claustrofobica. Damien ha creato delle vere e proprie capsule, molto realistiche. Ad un certo punto stavo per avere un esaurimento, perché non è stato facile farsi rinchiudere in una capsula con una tuta spaziale, sapendo che fuori da quella capsula si trovavano decine di persone in attesa di una tua certa prova d’attore’.


Chazelle ha preteso una riproduzione realistica delle navicelle che 50 anni or sono partirono all’avventura tra le stelle, rimanendone da subito impressionato: ‘Ho visto alcune di queste capsule e mi sono reso conto quanto fossero piccole. La prima volta che ho visto una navicella spaziale ho capito quanto fosse limitante. Lo Spazio è questo vuoto nero, in cui tu viaggi cercando un luogo dove atterrare, all’interno di una lattina volante. Un’esperienza terrificante e affascinante che volevo catturare nel film‘.

Tra i produttori della pellicola c’è Steven Spielberg, leggenda di Hollywood che Chazelle non aveva mai conosciuto prima: ‘E’ entrato nel progetto attraverso Josh Singer, che aveva lavorato con lui alla sceneggiatura di The Post. E’ stata la mia prima volta che ho avuto contatti con Steven, sono cresciuto con i suoi film. Abbiamo parlato molto, del Cinema in generale, è stato un dono poter fare questa pellicola insieme a lui. E’ saltato a bordo come co-finanziatore, ma quando ho avuto bisogno di aiuto ho chiesto a lui, perché è una persona eccezionale’.

Nella creazione dello script Singer, premio Oscar per Il Caso Spotlight, non si è limitato ad adattare First Man: The Life of Neil A. Armstrong di James R. Hansen, facendo ulteriori e ancor più dirette ricerche sull’iconico astronauta.

‘La famiglia di Armstrong ci ha aiutato tanto, hanno fornito dettagli, hanno spiegato chi fosse Neil. Hansen aveva fatto un lavoro straordinario nel libro, ma noi siamo andati ancora più a fondo. Due anni fa ho incontrato Janet, Mark e Rick, ho dato loro una copia dello script e gli abbiamo chiesto delle annotazioni. Volevamo il Neil Armstrong uomo, e non l’icona che tutti noi conosciamo’.


Famiglia cinematografica capitanata da una straordinaria Claire Foy, già Regina Elisabetta II su Netflix in The Crown e a breve negli abiti di Lisbeth Salander. A lei il compito di dare giustizia a Janet Shearon Armstrong, prima moglie di Armstrong.

‘Volevo che lo spettatore vedesse dei genitori, volevamo onorare il modo in cui i figli guardano il padre e la madre. Il padre non era un astronauta, per loro, ma un papà. Abbiamo chiesto loro chi raccontasse le favole, chi gli facesse il bagno, chi li sgridava, perché volevamo essere rispettosi nei loro confronti. Il nostro compito era quello di trasmettere l’emozione dietro la famiglia Armstrong. Sono stati così gentili e generosi, ce l’hanno davvero consegnata, questa storia’.


Una storia di puro ‘patriottismo’ a stelle e strisce? Non propriamente, a detta del ‘canadese’ Gosling: ‘L’allunaggio fu un successo dell’umanità, e non solo americano, ma dell’essere umano. Neil era una persona molto umile, e spostò in più casi l’attenzione da se stesso alle oltre 400 persone che resero possibile la missione. Non credo si sentisse un eroe americano, e noi volevamo riflettere questa immagine. Volevamo rendere omaggio a Neil, alla sua vita e a come si presentava‘.

Il Primo Uomo uscirà nelle sale d’Italia il 31 ottobre. Alle ore 20:30 del 29 agosto, ad embargo veneziano scaduto, sarà on line la nostra recensione.




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Autore dell'articolo: admin