Vela, corsa, bicicletta: le leucemie si combattono (anche) con lo sport


I tumori si possono combattere anche con lo sport? Qualche anno fa il binomio sport-tumori era visto come un tab perch c’era il rischio di polmoniti o infezioni. E poi le forze andavano preservate per combattere la malattia. Lo ricorda bene Renato Manno, biologo , maestro di Sport alla scuola del Coni che racconta: Nel 2006 parlai in un ospedale dell’importanza dell’esercizio fisico per i malati di tumori, quasi mi cacciarono… Oggi non pi cos. Le pubblicazioni scientifiche sull’Exercise Oncology (il primo studio risale al 1984) sono sempre pi numerose e tutte vanno nella stessa direzione: lo sport previene o riduce l’incidenza di molte neoplasie e diminuisce le ricadute. Naturalmente il paziente deve essere supportato e guidato da uno specialista e deve essere istruito sul tipo e l’intensit dell’attivit ma abbiamo visto che facendo sport il paziente sopporta meglio gli effetti collaterali della chemioterapia racconta Sergio Amadori, presidente Nazionale AIL (Associazione Italiana contro le leucemie e linfomi) intervenuto a Roma Exposalus and Nutrition in corso alla Fiera di Roma. Proprio AIL da anni porta avanti progetti per agevolare l’accesso all’attivit sportiva di adulti e bambini affetti da tumori del sangue. A Trento di va in bicicletta, a Ravenna si corre Una maratona di Salute, a Brescia si va in barca a vela con il Progetto Itaca.

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Il Progetto Itaca

Della vela-terapia parla con grande orgoglio Giuseppe Navoni, presidente AIL Brescia, tra i fondatori del progetto nato 12 anni fa: Lo abbiamo chiamato Itaca per richiamare la patria di Ulisse, che vaga per 10 anni nel Mediterraneo prima di tornare a casa e questa l’et media per arrivare alla guarigione. La vela poi un’attivit che pu praticare chiunque: dall’anziano al bambino. Ma ci avete mai pensato a quante similitudini ci sono tra una barca a vela e una stanza d’ospedale? I compagni di avventura non si scelgono, non si pu scappare, bisogna ubbidire agli ordini, lo spazio ristretto e bisogna imparare a convivere anche con persone che non si conoscono. In barca invertiamo i ruoli – racconta Navoni – perch il paziente an andare al timone per un’ora a decidere virate e strambate, naturalmente assistito, e diventa cos protagonista. In vento tra i capelli, la bellezza del mare aperto sono emozioni per molti mai provate, che attivano le endorfine con la loro valenza nel processo di guarigione. Gli effetti positivi ci sono anche per i membri dell’Equipe che si relazionano coi pazienti in un contesto diverso. Il Progetto Itaca da maggio a giugno porta in barca a vela oltre 500 persone tra pazienti, familiari, medici, volontari sul mar Mediterraneo (nel 2018 Trieste-Taranto) o Tirreno (con tappe e campi equipaggi) ma anche sul Lago di Garda. un momento di grande condivisione, pazienti incontrano ex pazienti, i familiari si confrontano, ci si sostiene per non farsi travolgere dalla paura e resistere al dolore. Al ritorno in ospedale vediamo molta positivit conclude Navoni.

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Le maratone

A Ravenna le leucemie pazienti ed ex pazienti partecipano a due appuntamenti sportivi: Maratona di Ravenna citt d’arte, che si corre proprio oggi e l’Eco-maratona del sale che si corre a Cervia nel mese di aprile tra pinete e saline. Ad ogni corsa siamo un gruppetto di 50-70 persone che corre a seconda delle sue possibilit, i chilometri che si sente – spiega Vittorio Zandomenighi, vice presidente AIL Ravenna ed ex paziente – e il nostro messaggio vuole essere quello di far capire che ci si pu riprendere in mano la vita, anche dopo terapie debilitanti. Muoversi e porsi degli obiettivi un aiuto importante dal punto di vista psicologico e fisico. Con l’immobilit e le terapie si perde tessuto muscolare e il recupero essenziale. Io mi sono ammalato 10 anni fa, a 35 anni: ero donatore di sangue, sapevo a cosa stavo andando incontro, un terremoto, ma la corsa stata un aiuto importante dopo le terapie.

I vantaggi

Ma come pu lo sport essere terapeutico per i tumori del sangue e non solo? Radioterapia e chemioterapia possono portare a un decadimento acuto causando osteoporosi, calo della massa muscolare disturbi dell’equilibrio. Abbiamo visto che facendo esercizi con i pesi si blocca l’osteoporosi e che la tossicit delle terapie maggiormente sopportata da chi ha una massa muscolare elevata. Inoltre con l’attivit fisica eseguita durante la terapia si sopporta meglio la cardio-tossicit spiega Renato Manno, docente alla scuola dello Sport del Coni che da 45 anni si occupa di sport e tumori che aggiunge: L’attivit va naturalmente tarata in base a come si sente il paziente, nessuno va forzato, ma in genere gli effetti sono benefici. I malati vanno seguiti da specialisti dello sport anche per bilanciare le attivit: il 40% per rafforzare la muscolatura, il 45% di endurance e un 15% per controbilanciare le neuropatie e tutti i problemi di equilibrio che possono nascere.

11 novembre 2018 (modifica il 11 novembre 2018 | 11:55)

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