Uragani, carestie, malattie:i disastri dell’inquinamento in un report allarmante


Previsioni catastrofiche, bilanci disastrosi. La distruzione del nostro sistema meteorologico non pi solo una questione teorica o una discussione politica: si gi trasformata in un tassa che paghiamo a caro prezzo in vite umane, con devastanti tempeste e alluvioni, siccit, incendi e l’aumento di malattie, vecchie e nuove. A dipingere a fosche tinte il quadro un approfondimento pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine. Un numero, su tutti, rende bene l’idea: l’Organizzazione Mondiale della Sanit (Oms) prevede che a partire dal 2030 ogni anno 250mila persone al mondo moriranno per malattie scatenate dall’effetto serra e dalle sue conseguenze. Ondate di calore, incendi, desertificazione, tempeste, uragani, inondazioni e (ovviamente) inquinamento atmosferico sono l’esito pi noto ed evidente delle trasformazioni. Meno conosciuti sono gli effetti che possono avere sul nostro stato di benessere.

Nove milioni di morti

Fino a pochi mesi fa, le stime ufficiali riportavano poco pi di 4 milioni di morti premature ed evitabili nel mondo associate all’inquinamento atmosferico esterno – precisa Pier Mannuccio Mannucci, professore emerito di Medicina Interna dell’Universit degli Studi di Milano ed esperto di patologie correlate all’inquinamento -. Ma uno studio condotto da un gruppo di epidemiologi di otto Paesi (fra cui l’Italia, rappresentata da Francesco Forastiere e Giulia Cesaroni del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio) ha utilizzato un nuovo, pi accurato metodo statistico, che ha cambiato, in peggio, le valutazioni: sarebbero ben 9 milioni le persone che ogni anno perdono la vita a causa delle polveri sottili. E a queste vanno aggiunti i circa 3 milioni di morti evitabili dovute all’inquinamento delle abitazioni causato dall’impiego di combustibili fossili, un fenomeno che interessa prevalentemente grandi Paesi in forte sviluppo come Cina, India e Thailandia.

Insetti e malattie infettive

I cambiamenti climatici stanno devastando non solo il pianeta, ma anche la salute dei suoi abitanti – aggiunge Paolo Corradini, ordinario di Ematologia all’Universit Statale di Milano -. L’elenco dei danni, diretti e indiretti, lunghissimo. Fra questi, una serie di malattie infettive che hanno origine da insetti (ad esempio Zika o Chikungunya), approdati molto lontano dalle loro zone d’origine, oppure lo stress termico, che miete moltissime vittime soprattutto nelle citt, fra gli anziani e fra chi gi soffre di diabete, patologie cardiovascolari o renali croniche. La cattiva qualit dell’aria che respiriamo responsabile di crisi asmatiche, insufficienza respiratoria, bronchiti e polmoniti, aumento dei casi di bronchiolite nei bambini e delle probabilit di ammalarsi di cancro ai polmoni e fibrosi polmonare. Questi sono i danni pi noti dell’inquinamento – continua Sergio Harari, responsabile di Medicina interna e Pneumologia all’ospedale San Giuseppe di Milano -, ai quali vanno aggiunti quelli che coinvolgono altri organi, a partire da cuore e vasi. Diversi studi hanno ormai dimostrato come lo smog interferisca sulla salute aumentando infarti, ischemie miocardiche, aritmie cardiache, trombosi venose e arteriose, diabete, Parkinson, demenza e Alzheimer. A questi si aggiungono poi i problemi per le donne in gravidanza e i pi piccoli. Ad esempio l’esposizione protratta a elevati livelli di ozono, monossido di carbonio e polveri sottili PM 2,5 in gestazione si associa a un ridotto peso alla nascita del neonato.

In che modo i cambiamenti climatici influiranno sulla nostra salute


20 anni o sarà troppo tardi


Dimezzare le emissioni di gas

L’inquinamento ambientale in Europa riduce in media l’aspettativa di vita di oltre due anni, provocando annualmente 133 decessi ogni 100mila abitanti. In Italia, secondo le pi recenti indagini, le morti evitabili sono 81mila, cio 136 ogni 100mila abitanti, meno che in Germania (154) e Polonia (151), ma pi che in Francia (105) e Regno Unito (98). Gli esperti delle Nazioni Unite che si occupano delle mutazioni climatiche lo hanno detto chiaramente: per evitare le pi catastrofiche conseguenze entro il 2030 dobbiamo dimezzare le emissioni di gas che provocano l’effetto serra e per il 2040 vanno eliminate del tutto. Il 2018 per stato un anno record in negativo: moltissime aree della Terra hanno raggiunto livelli d’inquinamento e aumenti di temperature senza precedenti. Come riportano sul New England Journal of Medicine gli scienziati che hanno raccolto dati per oltre 20 anni – conclude Corradini – tutti questi eventi (fra crescita esponenziale di patologie e disastri climatici) avranno un impatto enorme anche sui servizi sanitari e il funzionamento delle infrastrutture assistenziali verr seriamente compromesso. indispensabile, ad esempio, che gli ospedali si attrezzino per fronteggiare le emergenze, come le ondate di calore: l’anno appena concluso stato pi “bollente” che mai in molte parti del mondo. E le citt sono quelle che risentono di pi dell’impatto nocivo sulla salute del mix di caldo e smog.

Surriscaldamento e raccolti in crisi

Da 33 anni di fila fa sempre troppo caldo. Dall’epoca preindustriale le concentrazioni atmosferiche di biossido di carbonio (primo responsabile dell’effetto serra) sono cresciute da 280 parti per milione alle 410 attuali e questo gas impiega secoli a disperdersi. A oggi il clima terrestre sta aumentando di 0,2 gradi ogni decennio e i pi ampi peggioramenti si sono registrati dagli anni Settanta in poi. Il surriscaldamento ha effetti avversi anche sull’agricoltura: diminuisce il rendimento di verdure e legumi e riduce il valore nutrizionale delle principali coltivazioni di cereali (riso e grano in primis) che crescono con un contenuto minore di micronutrienti e vitamine. Una catena di eventi che, passando per denutrizione e mancanza di cibo, porta a una crescita inarrestabile di infezioni e patologie collegate alla cattiva alimentazione.

A rischio il cuore dei neonati

Il surriscaldamento globale pu anche causare, nei prossimi 20 anni, un notevole aumento di neonati con difetti cardiaci congeniti che dovranno poi sottoporsi a controlli e terapie per tutta la vita. A sostenerlo sono scienziati americani in un una ricerca pubblicata a gennaio 2019 sulla rivista Journal of the American Heart Association: Sebbene questi dati siano preliminari – spiega Pier Mannuccio Mannucci, professore emerito di Medicina Interna dell’Universit degli Studi di Milano – consigliabile che le donne nei primi mesi di gravidanza evitino le temperatura eccessive e, ovviamente, i luoghi pi inquinati. Come suggerito a chi soffre di malattie cardiovascolari e polmonari. Un’altra indagine mette in evidenza come i cambiamenti climatici stiano riscaldando gli oceani, ma ancor pi velocemente la terra, con un impatto nefasto sulla qualit dell’aria. La diffusa aridit porterebbe, infatti, anche a minori piogge con un’ulteriore concentrazione di gas nell’atmosfera, specie nelle aree urbane. E questo porta con s non soltanto pi patologie respiratorie – sottolinea Mannucci -, ma anche pi morti per malattie cardiovascolari. I numeri finora stimati, anche in Europa, erano al ribasso. Emerge sempre pi chiaramente che lo smog (e soprattutto le polveri sottili Pm 2,5 che penetrano pi a fondo nell’organismo) ha effetti forse persino peggiori sul nostro sistema cardiaco e circolatorio che non su quello broncopolmonare.

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Anziani e flussi migratori

A soffrire di pi le conseguenze delle ondate di calore provocate dai mutamenti climatici sono, insieme ai bambini, gli anziani. Stando alle stime dell’Oms tra il 2030 e il 2050 saranno circa 250mila ogni anno i decessi imputabili alle ondate di caldo e alle loro conseguenze. Aumento di malaria, Dengue, diarrea mortale, alluvioni costiere e arresto della crescita colpiranno soprattutto nei Paesi pi poveri le fasce pi deboli. Ma la stima rischia di essere addirittura ottimistica secondo alcuni esperti, perch esclude tutte le vittime che pagheranno le conseguenze di altri eventi avversi, come le catastrofi climatiche, la denutrizione e le malattie provocate dalla mancanza di cibo. E, al desolante scenario, vanno aggiunti quei 100 milioni di persone che, secondo la Banca Mondiale, finiranno sotto la soglia dell’estrema povert nei prossimi 20 anni. Crisi agricole, desertificazione, uragani e carestie getteranno in ginocchio soprattutto l’economia degli Stati gi in difficolt, con conseguenze che si ripercuoteranno in tutto il mondo. Non un caso che le richieste di asilo pervenute all’Unione Europea da 103 Paesi siano aumentate in corrispondenza delle ondate di calore che hanno provocato danni alle colture. Restando cos le cose, le domande dei rifugiati entro fine secolo potrebbero crescere fino al 175 per cento: 660mila persone ogni anno chiederebbero di venire in Europa.

Ansia e depressione in aumento

Infine, un numero crescente di studi sta mettendo in luce gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale. A partire dall’impatto degli eventi estremi (come incendi, alluvioni e altro), che fanno lievitare ansia e depressione, oltre ad avere un impatto acuto su chi gi soffre di precedenti disturbi psichici. Inoltre con il surriscaldamento e le ondate di caldo il disagio psichico grave si acutizza e i reparti di psichiatria si riempiono – spiega Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli-Sacco, di Milano -. Il motivo? Il nostro cervello molto sensibile all’aumento della temperatura e alle ore di esposizione alla luce: col clima rovente si dorme poco e male, aumentano i disturbi del sonno e con la rottura del ritmo sonno-veglia si possono scatenare ansia, panico, aggressivit.

10 marzo 2019 (modifica il 11 marzo 2019 | 09:52)

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Autore dell'articolo: admin