Una mail inaccessibile ai vescovi per denunciare in sicurezza i casi di abuso


Una mail inaccessibile ai vescovi per denunciare in sicurezza i casi di abuso

 Afp


 Una manifestazione contro i preti pedofili in Usa




Una casella di posta elettronica che non potrà mai essere aperta da un vescovo: la migliore garanzia, secondo i titolari di diocesi della Conferenza episcopale americana, per tutelare chi trova il coraggio di denunciare gli abusi sessuali commessi all’ombra delle sacrestie o nei seminari.

Medico cura te stesso, dicevano gli antichi. Oggi è: vescovo, non fidarti di te stesso. Tanto che, viene esplicitamente spiegato, chi scrive un messaggio e lo spedisce – come anche chi fa una chiamata ad un telefono dedicato, perché spesso si tratta di casi molto vecchi e nemmeno in America tutti hanno piena confidenza con il digitale – non avrà la sgradita necessità di mettere il proprio nome nelle mani di chi si è mostrato a sua volta pavido nell’affrontare l’obbrobrio. Chi, insomma, non è stato in grado anche solo di segnalarne l’esistenza all’autorità ecclesiastica come alla giustizia degli uomini e magari ha preferito sopire e troncare, o solo nascondere la polvere sotto il tappeto. Che poi in termini pratici è la stessa cosa.

Scatterà automaticamente l’azione penale

Scrive la Washington Post: “Il sistema, basato sull’esistenza di una parte terza, è confidenziale e girerà le denunce e le lamentele – siano esse abusi sessuali su minori quanto cattiva condotta sessuale con adulti da parte di un vescovo – alla autorità ecclesiastica competente e, come richiesto dalle leggi, alle autorità civili”.

Insomma, scatterà automaticamente l’azione penale e canonica e dovrebbe essere saltata la fase più delicata prima di arrivare ad un processo vero e proprio, quella della confidenza fatta a titolo personale.

Far scoppiare il bubbone

Inutile dire che in questo modo si spera di aiutare a venire allo scoperto chi è rimasto bloccato dalla sofferenza e dalla vergogna, e a far emergere il più possibile questa nuova pestilenza che minaccia la Chiesa cattolica, e contro cui sta lottando dal giorno della sua elezione Papa Francesco. Che il bubbone scoppi, che la verità salti fuori. Dicono i Vangeli: oportet ut scandala veniant. Lo scandalo, se serve a rimuovere la piaga, è bene accetto.

Non a caso la decisione giunge una settimana dopo le dimissioni di un vescovo del West Virginia, Michael J. Bransfield, accusato di molestie sessuali e oggetto ora di un’inchiesta richiesta dal Pontefice in persona. Una circostanza che deve aver segnato una svolta, perché ancora una decina di giorni fa dalle parti della Conferenza episcopale americana non si era ancora così certi che il sistema di denunce on line e via telefono sarebbe stato gestito dalla stessa chiesa o da un ente indipendente.

Una mail inaccessibile ai vescovi per denunciare in sicurezza i casi di abuso

CHIP SOMODEVILLA / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP 

 Carlo Maria Viganò

È stato comunque il caso di Theodore McCarrick a mettere con le spalle al muro quanti ancora pensavano che si potesse gestire lo scandalo pedofilia con i mezzi silenzi e le mezze verità. Al di là delle accuse mosse dall’ex nunzio vaticano a Washington, Viganò, la vicenda che ha al centro l’ormai ex cardinale dimostra come in America in troppi, per troppo tempo, hanno fatto finta che non accadesse niente. O hanno girato la testa dall’altra parte. O hanno fatto finta di non capire quando giungeva loro all’orecchio il racconto di qualche chierichetto o qualche seminarista.

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Autore dell'articolo: admin