Un ragazzo di Monterotondo ha sparato a un ladro. E racconta cosa significa


Giovane spara ladro monterotondo



Un rumore sospetto; una porta che non si apre perché qualcuno, dall’altra parte, spinge con forza; l’adrenalina; la paura per la donna amata che dorme al piano di sopra. E una pistola

Andrea Pulone ha 29 anni ed è uno che le armi le sa maneggiare Ha un’arma e si allena regolarmente al poligono. Sabato pomeriggio era a casa con la fidanzata, a Monterotondo, e quando ha sentito i rumori venire da una stanza al piano terra non ha avuto esitazioni: ha aperto la cassaforte e ha preso la pistola. 

“Sono andato verso la stanza dalla quale provenivano i rumori” ha raccontato a Radio Cusano, “Ho sentito una resistenza quando ho provato a spingere la porta. Ho spinto con forza e mi sono trovato di fronte tre persone. Uno reggeva la porta per non farmi entrare e poi ce n’erano altri due. Me li sono trovati davanti, con una spranga di ferro. Ho sparato e loro si sono dati alla fuga”. 

Tutto qui: una manciata di secondi di paura e adrenalina, raccontati in modo lucido ora che lo spavento del momento è passato, ma restano i timori per il futuro. “Mi hanno ritirato la  pistola” dice, “mi dedico al tiro sportivo ed è un hobby ma ora mi sento poco tutelato. Percepisco una sensazione di insicurezza perché sono stato coinvolto in una storia del genere. Ho paura di possibili ritorsioni ed ora non sono neanche più armato”

A chi gli chiede se lo rifarebbe, il giovane dice “nel momento in cui una persona, purtroppo, intraprende un percorso di vita dedito al crimine è quella stessa persona a mettere in pericolo la sua vita”. “Se non fosse entrato nella proprietà, tutto questo non sarebbe successo. Sono le stesse parole di Salvini? Magari lui lo dice in maniera più colorita però in fin dei conti il discorso è quello”.

Uno dei ladri è stato colpito da Pulone ed è stato lasciato dai complici al Policinico Gemelli in gravissime condizioni. “E’ stato un evento che uno non si aspetta di poter vivere” continua Pulone, “sembra qualcosa di lontano che accade solo ai telegiornali e nei fatti di cronaca. Come è accaduto a me poteva accadere al vicino o a mia madre mentre non c’ero. Questo è ciò che mi ha scosso di più: l’imprevedibilità di un evento simile”.

“Quando li ho visti” prosegue “il mio primo pensiero è stato per la mia ragazza che si trovava al piano di sopra. Per me è stato un bello spavento. Il vantaggio di avere una pistola con me è stato quello di ottenere un effetto dissuasivo. Magari, in un corpo a corpo con tre malviventi poteva finire peggio. Con una pistola mi sono potuto difendere. Io ho cercato di sparare senza ferirli, a quanto mi hanno detto poi uno sarebbe stato colpito. Quando se ne sono andati ho capito di aver sventato un rischio enorme. I miei genitori erano in Portogallo, pensavano di poter agire in modo indisturbato”. 

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