Un percorso di educazione nutrizionale per ragazzi con problemi di peso


Su sovrappeso ed obesit in et pediatrica si gi scritto davvero molto, almeno a partire dal 2000, anno in cui sono state estrapolate le prime curve dell’indice di massa corporea (BMI) per l’et infantile fino ai giorni nostri nei quali quasi un bambino su tre vittima di sovrappeso. Negli anni si scoperto che il fenomeno rappresenta solo la punta di un iceberg e che l’eccesso ponderale o meglio di adiposit rappresenta soltanto uno dei fattori della sindrome metabolica. Sappiamo che aldil della genetica e dell’epigenetica anche l’ambiente, inteso sia come alimentazione, specie nei primi 1000 giorni dal momento del concepimento, sia come stile di vita, gioca un ruolo determinante. E sicuramente si visto che i risultati migliori, anche in una prospettiva di prevenzione del rischio cardiovascolare in et adulta, sono stati ottenuti in quei paesi europei in cui tutti gli stakeholders hanno saputo sedersi ad un tavolo e potuto mettere in atto strategie condivise, agendo su pi fronti (capillare educazione alimentare, presenza attiva degli enti scolastici, avviamento allo sport e facilitazioni di carattere urbanistico).

L’iniziativa del Presidio Ospedaliero Territoriale di Bollate

Nel Presidio Ospedaliero Territoriale di Bollate, nell’ottica della prevenzione, intesa come strumento strategico per educare, e per evitare di arrivare allo step della cura, in un contesto di scarsit di risorse disponibili, sono state messe a frutto competenze ed esperienze sul campo, per costruire un percorso assistenziale riabilitativo al paziente cronico obeso, dedicato all’et pediatrica. ln un contesto in cui solitamente bambino e famiglia arrivano gi sufficientemente provati da un intervento dietetico di impronta assolutamente tradizionale e prescrittiva, spesso poco efficace, il counseling, l’educazione alimentare e le attivit di gruppo con momenti interattivi tra dietisti e caregiver, vengono pertanto associati a momenti di interazione con bambini e ragazzi che si riprendono spazi e responsabilit commisurati a loro. Sono stati organizzati spazi di gioco educativo, attivit pratiche con il cibo (come una merenda “assistita”) e dei piccoli gruppi di rieducazione al movimento, sempre con sfondo ludico ma con una consistente base didattica.

Successo nell’80% dei casi

Il progetto a cui stiamo dedicandoci per migliorare il coinvolgimento attivo, almeno dal punto di vista della compliance e, perch no, della reciproca empatica soddisfazione con l’equipe, ha gi iniziato a dare i suoi frutti. Abbiamo infatti rilevato, nel corso del 2018, risultati positivi dal punto di vista clinico in un 80% dei casi, con un indice di abbandono del percorso di solamente un 6%. La nostra metodica di educazione alimentare cerca di insegnare, in prima battuta, ai ragazzi, attraverso il gioco, le basi di una colazione sana e i componenti di un piatto equilibrato, coinvolgendo tutte le abilit di base, in particolare: percettive, logiche, espressive ed operative. Le 3 parole chiave in questo tipo di intervento sono state condivisione, variet ed equilibrio. importante sottolineare come questo approccio, in continua evoluzione, sia stato specificamente progettato per mettere insieme il coaching nutrizionale per bambini e l’educazione alimentare, utilizzando un mix di strumenti efficaci a sviluppare l’immaginazione dei piccoli e la consapevolezza del proprio ruolo.

Le caratteristiche del progetto

Le famiglie che arrivano in questo reparto per il percorso riabilitativo vengono invitate ad almeno 2 incontri di gruppo nei quali caregivers e bambini lavorano separatamente. Le tematiche vengono scelte in base alle conoscenze acquisite sull’ambiente obeso genico, per essere certi che si tratti di un’esperienza mirata e produttiva per il gruppo e allo stesso tempo efficace nel fornire gli strumenti necessari per difendersi dal “vero nemico”, come viene definito dalla letteratura scientifica, “l’ambiente che promuove l’aumento di peso e che non favorisce la sua perdita, sia dentro che fuori di casa”. In pratica si punta non solo ad informare ma anche a formare, perch si ha la chiara percezione che gran parte dell’informazione venga dimenticata facilmente, uscendo dall’ambulatorio, o finisca in un drop-out da parte della famiglia, soprattutto in assenza di una condivisione vera delle esperienze personali, in maniera pratica. I gruppi degli adulti trattano tematiche diverse (etichette nutrizionali, spesa intelligente, ricette ed allestimento della tavola, etc) utili a migliorare la qualit di vita delle famiglie sotto la guida dei dietisti, invece i gruppi dei giovani pazienti si basano sulla applicazione di giochi didattici studiati ad hoc.

Costruisci la colazione

Questi ultimi si svolgono in gruppi multiculturali e formati da minori tra i 6 e i 15 anni, creati proprio al fine di stimolare un confronto il pi possibile vario e divertente. Il programma vuole essere semplice e presenta attivit come: scegliere il nome del gruppo cercando di arrivare ad un mutuo accordo tra i partecipanti per trovare un piatto o cibo che piaccia a tutti e cos avviare il dialogo; creare una colazione usando delle carte gioco o progettare dei pranzi “sani”, equilibrati, basandosi sulla suddivisione del piatto equilibrato, ormai famoso in gran parte del mondo, formato da 4 elementi (proteine, carboidrati, frutta e verdura); creare delle liste di fonti di proteine o di carboidrati che i ragazzi conoscono o liste di frutta e verdura secondo il colore deciso dall’operatore; impiegare opportunamente delle palette con una facciata verde (che rappresenta le abitudini alimentari o di stile di vita positive) e una rossa (con le abitudini da ridurre o evitare) per rispondere a domande che aiutino l’operatore sanitario a capire meglio i suoi pazienti e decidere le azioni da intraprendere e rinforzare.

Inclusione di tutti

In mezzo a tutti questi piccoli giochi vengono forniti semplici ma concreti consigli di facile applicazione per raggiungere obiettivi nel lungo termine. In conclusione, i programmi di prevenzione possono mirare a modificare il comportamento individuale, ma nel caso dell’obesit infantile necessario ampliare l’obiettivo facendo affidamento sulle capacit di una famiglia di lavorare insieme, attraverso esperienze diverse, per arrivare non pi ad un calo ponderale, come si cercava di fare a tutti costi in passato e che spesso portava ad un senso di fallimento, ma ad un significativo cambiamento delle abitudini, non solo alimentari, di tutti i giorni. Il percorso mira pertanto soprattutto al miglioramento sensibile dello stile di vita, con valutazione dei risultati conseguiti, mediante parametri oggettivi.

25 marzo 2019 (modifica il 25 marzo 2019 | 13:26)

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Autore dell'articolo: admin