Un pensionato è morto dopo aver subito per anni le sevizie di una baby gang


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ARTUR WIDAK / NURPHOTO / OMBRE



Lo hanno perseguitato per anni, ripetutamente picchiato e aggredito sino a causarne probabilmente la morte. Protagonista una baby gang: 14 giovanissimi, 12 dei quali maggiorenni e 2 di 19 e 22 anni. Antonio Cosimo Stano, di 66 anni, pensionato di Manduria (Taranto), è morto nella Rianimazione dell’ospedale Giannuzzi di Manduria dopo 18 giorni di ricovero e ora, con l’accusa di omicidio preterintenzionale in concorso ed altri reati gravi, sono scattate, da parte della Procura di Taranto, le indagini a carico dei 14.

Gli altri reati contestati sono danneggiamento, minacce, violazione di domicilio, aggressione, lesioni personali. I 14 sono accusati di aver aggredito, rapinato e bullizzato l’uomo costringendolo infine a rinchiudersi in casa e a non alimentarsi per giorni. Secondo le accuse, la baby gang avrebbe ripetutamente usato violenza sull’uomo sia per derubarlo sia per gioco. Inoltre la baby gang avrebbe anche filmato le proprie bravate scambiandosi poi i video nelle chat. Le scene riprese sono state definite da chi le ha viste “in stile arancia meccanica”.

Scene di aggressione brutale

Scene brutali, vengono definite, con richiesta continua di denaro, ma anche insulti, aggressioni con calci e pugni e addirittura con dei bastoni. L’anziano si è così ritrovato inerme e indifeso, anche perché è affetto da problemi psichici che lo tenevano lontano da amicizie e incline all’isolamento. Le aggressioni, ripetute negli anni, sarebbero avvenute sia in casa del pensionato ma anche all’esterno, per strada, davanti a persone che non intervenivano in difesa del più debole.

Remo Epifani, sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Taranto, e il procuratore capo della Repubblica per i minori, Pina Montanaro, stanno indagando per chiarire tutti gli aspetti della brutale aggressione, sfociata nella morte dell’uomo, ed hanno affidato per l’autopsia l’incarico al medico legale di Bari, Liliana Innamorato.

Dall’autopsia si attende una risposta fondamentale ai fini dell’indagine: se la morte dell’uomo dirà se la morte è stata causata dai traumi e dalle percosse inflitte dalla baby gang, oppure è riconducibile a fattori patologici, magari aggravati, in questo caso, dallo stato di profonda prostrazione in cui era caduta la vittima costretta a non uscire da casa per timore di incontrare i suoi aguzzini.

Seduto su una sedia, non si muoveva da giorni

Prima di pensionarsi, Stano aveva lavorato nell’Arsenale della Marina Militare a Taranto. A trovarlo a casa in condizioni gravi lo scorso 6 aprile, era infatti seduto su una sedia e non si muoveva da giorni, sono stati gli agenti del commissariato di Polizia di Manduria che si erano appostati per incastrare gli aggressori a cui da giorni davano la caccia.

Stano non era sposato e viveva da solo in casa. In famiglia ha un’anziana sorella, che vive a Manduria, ed un nipote che lavora al Nord e si prendeva cura di lui. A portare all’attenzione della Polizia lo stato di precarietà e di abbandono del pensionato, erano stati alcuni vicini di casa, che hanno che denunciato episodi le aggressioni nei suoi confronti da parte della baby gang, che si introduceva nell’abitazione dell’uomo per derubarlo usando su di lui violenza e sevizie. I poliziotti hanno dovuto convincere l’uomo per poter entrare in casa.

Interviene Salvini, su Twitter

Stano infatti pensava che fossero di nuovo gli aggressori. Dopo il ricovero in ospedale, il 66enne è stato sottoposto ad intervento chirurgico per due volte: perforazione gastrica ed emorragia intestinale. E probabilmente questo è stato anche l’elemento che ne ha accelerato il decesso.

“Se confermati colpevoli, servono pene esemplari per tutti, anche per i minorenni, che devono essere trattati, e puniti, come tutti gli altri. Di fronte a simile violenza, per me non esiste distinzione di età e di responsabilità”. Così, su Twitter, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a proposito del caso. 

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