Un movimento sovranista transnazionale. Il piano di Steve Bannon per l’Europa


Un movimento sovranista transnazionale. Il piano di Steve Bannon per l'Europa

Michal Cizek / AFP
 


 Steve Bannon




“È come se Bernie Sanders fosse andato al governo con Donald Trump” fu il commento entusiasta di Steve Bannon di fronte alla nascita di un esperimento politico senza precedenti come la nascita del governo M5s-Lega. Due formazioni diverse per agenda politica e bacino di riferimento ma accomunate dalla lotta antisistema contro, per usare il lessico dell’ex chief strategist di Trump, “il partito di Davos”, le odiate “élite”. Nei giorni delle elezioni in Italia, Bannon era a Roma. “L’Italia è il cuore pulsante della politica moderna”, dirà più tardi, “se funziona qui, può funzionare dappertutto”. E proprio l’esempio dell’Italia potrebbe essere la base per la costituzione di un movimento sovranista transnazionale che, dopo le prossime europee, veda uniti tutti i cosiddetti “populisti” in unico gruppo al Parlamento di Strasburgo.

Dopo Salvini, entra Meloni

Questa rete ha già un nome: “The Movement”. Il suo uomo chiave è un belga, Mischael Mordrikamen, il presidente del piccolo Parti Populaire. È Mordrikamen che, in assenza di Bannon, tiene i contatti con il premier ungherese Viktor Orban e il ministro dell’Interno l’italiano Matteo Salvini, che con Bannon ebbe un incontro riservato quattro giorni dopo le elezioni. E, dopo la Lega, anche Fratelli d’Italia è in procinto di entrare in “The Movement”. Un ingresso che viene suggellato oggi dalla presenza di Bannon alla ventunesima edizione di Atreju, la kermesse annuale del partito guidato da Giorgia Meloni, che il giorno dopo proporrà all’assemblea nazionale del partito l’adesione ufficiale. Lega e FdI correranno di conseguenza alle europee con una lista unitaria? Il fatto che ieri Meloni sia stata costretta a smentirlo, potrebbe voler dire che qualcosa già bolle in pentola. 

“Bannon, con il lavoro che ha svolto al fianco di Trump, ha contribuito fortemente a cambiare i paradigmi del nostro tempo e non poteva mancare ad Atreju”, ha spiegato l’ex ministro della Gioventù all’Huffington Post, “ci siamo incontrati un paio di volte e c’era il reciproco interesse a conoscerci e ora posso dire che tra noi è nata un’amicizia spontanea. Credo di averne definitivamente conquistato la stima qualche giorno fa mentre rilasciavo un’intervista a un giornalista inglese. A un certo punto non ci ho visto più e gli ho risposto a modo mio. Credo ne sia rimasto molto colpito”.

Un movimento sovranista transnazionale. Il piano di Steve Bannon per l'Europa

giorgia Meloni (Imago) 

La rete di Bannon

La partita, ha spiegato Bannon, entrerà nel vivo a novembre, dopo le elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Ma l’ex presidente di Breitbart ha già iniziato da tempo a tessere la sua rete. Lo scorso 8 settembre, alcuni giorni dopo l’incontro milanese tra Orban e Salvini, Bannon e Modrikamen, come riporta Sputnik, volarono prima a Roma e poi a Budapest per vedere entrambi i leader. Prima ancora, a marzo, due giorni dopo il colloquio con Salvini, fu sul palco del congresso del Front National di Marine Le Pen, prossimo a cambiare ragione sociale in “Rassemblement National”. Anche Le Pen dovrebbe annunciare a breve l’adesione a The Movement. Magari, è la speranza dei suoi animatori, non da sola. Perché l’obiettivo di Bannon è costruire un’alleanza che vada oltre i confini dell’Europa delle Nazioni e della Libertà, il gruppo del Parlamento Europeo che raccoglie Lega, Front National, la FPÖ del vicecancelliere austriaco Heinz-Christian Strache, il Partito per la Libertà olandese di Geert Wilders e i tedeschi di Afd

“Siamo molto aperti e potremmo vedere partiti davvero diversi come membri, partiti connazionali che in patria competono”, ha spiegato Modrikamen a Sputnik, “perché non vedere, vicino a Marine Le Pen, il partito di Nicolas Dupont-Aignan (Debout la France) o i Repubblicani di Laurent Wauquiez”? 

Ma come agirà in concreto The Movement?

Modrikamen parla di un “club e un think tank a disposizione di tutti i partiti europei che partecipano”. “L’idea”, continua, “è analizzare le evoluzioni della situazione, con studi e sondaggi in diversi Stati membri, sulle reali questioni che preoccupano i cittadini, non le bugie e le ‘fake news’ diffuse dai partiti politici tradizionali e dai loro amici nei media”. E per le campagne elettorali si potrà contare sulla consulenza di Bannon. La funzione più importante però sarà assicurare finanziamenti privati ai partiti coinvolti. 

Secondo Gilles Lebreton, europarlamentare del partito di Le Pen, “il problema dei partiti populisti è che i partiti tradizionali hanno giurato di strangolare i cosiddetti “euroscettici”, o peggio ancora “eurofobici”, tagliando loro il sostegno finanziario. L’Alleanza per la Democrazia Diretta in Europa (che raccoglie l’Ukip di Nigel Farage, il Movimento 5 stelle, i Democratici Svedesi e Debout la France) ha visto i propri finanziamenti tagliati di tre quarti per aver organizzato sondaggi in diversi Paesi europei con rispettabili società di rilevazione. Gli ultrà del Parlamento Europeo – in questo caso i Verdi – hanno considerato ciò un modo per influenzare il voto dei britannici nelle settimane precedenti il referendum sulla Brexit. È ridicolo. Ora stanno attaccando Marine Le Pen e i nostri partiti, con accuse ridicole, quindi per me la cosa più importante che può fare Bannon e assicurare finanziamenti ai partiti populisti, da donatori privati, a livello europeo”.

L’obiettivo di un’intesa con i Popolari

Ma quali sono i requisiti per entrare nel club? “Siamo tutti sovranisti e i punti base comuni sui quali c’è unanimità e sui quali vogliamo costruire The Movement sono: la lotta contro l’immigrazione incontrollata; la lotta all’islamismo, per una vera sicurezza nel continente; un’Europa di nazioni sovrane, fiere della propria identità”. La rete quindi guarda a destra. Per quanto Bannon guardi con ammirazione all’esperimento gialloblu, con simili requisiti è difficile immaginare un’adesione della sinistra “populista”, della France Insoumise di Melenchon o degli spagnoli di Podemos. E l’organizzazione, parola di Bannon, “non intende includere alcun partito etno-nazionalista”. “Alcuni di questi partiti sono troppo focalizzati sugli immigrati”, ha ammesso. L’obiettivo, quantomeno di medio periodo, è quindi cercare il dialogo con un Partito Popolare Europeo che si sta progressivamente spostando a destra. Altrimenti, a meno di sorprese clamorose dalle urne, i numeri a Strasburgo potrebbero non esserci. 

In prospettiva, gli interlocutori futuri di The Movement appaiono quindi i popolari spagnoli di Pablo Casado, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, la Csu bavarese di Horst Seehofer, ovviamente Fidesz di Orban, tutti membri della famiglia del Ppe. Salvini è stato molto chiaro nella conferenza stampa congiunta con Orban: il progetto è un’alleanza “contro le sinistre”. Non contro i “partiti tradizionali”. Il modello, insomma, appare quello austriaco: conservatori tradizionali e destra sovranista insieme. Non sappiamo se e quando questo piano potrà concretizzarsi. Di certo, nel dubbio, Angela Merkel si sta già attrezzando, valutando come candidato alla presidenza della Commissione Europea Manfred Weber, un esponente della Csu con un profilo decisamente conservatore. Certo, in tale ipotesi Salvini dovrebbe scaricare “gli amici” di Afd ma non dovrebbe essere difficile, dato che gli stessi nazionalisti tedeschi non sembrano troppo interessati a The Movement. 

@CiccioRusso_Agi

 

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Autore dell'articolo: admin