Un meningioma all’ottavo mese di gravidanza: non so dire dove ho trovato la forza di reagire ma sono anche tornata a praticare il crossfit


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Mi chiamo M., ho  30 anni, sono laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche con un dottorato di ricerca in scienze biomediche. Lavoro in una farmacia della mia città e sono mamma di una bimba di  1 anno e mezzo.

Ho dato uno sguardo al blog, le testimonianza sono tutte da brivido, ammiro molto queste persone che hanno saputo trovare la forza per affrontare la malattia e credo che parlarne possa essere un esempio per tante persone ammalate e non per trovare il modo di affrontare i problemi della vita grandi e piccoli con il giusto spirito.

Trovarsi faccia a faccia con un tumore è un vero e proprio incubo.. io ho scoperto quasi due anni fa di avere un meningioma benigno, ero all’ottavo mese di gravidanza e ho iniziato ad avere problemi alla vista… come dico io «ci vedevo doppio»: per vedere bene dovevo tenere un occhio chiuso o bendato come un pirata! Inizialmente non ero preoccupata perché sapevo che in gravidanza non è raro avere problemi alla vista, ma quando il disturbo da transitorio e sporadico ha cominciato a essere più persistente e frequente, ho deciso di farmi visitare da un neurologo su indicazione della mia ginecologa.

Il 24 novembre andai alla visita e mi feci accompagnare da mio papà. Ero contenta di passare un po’ di tempo con lui e abbastanza serena. La visita fu molto scrupolosa e alla fine mi comunicarono che nel pomeriggio avrei fatto una risonanza magnetica d’urgenza. Durante la risonanza, che mi sembrò durare una vita, facevo fatica a trattenere i pensieri negativi e per evitare di farmi prendere dall’ansia iniziai ad applicare le tecniche di respirazione e di visualizzazione imparate al corso pre-parto.

Risultato dell’esame: lesione encefalica riconducibile a un meningioma benigno che comprime alcuni nervi cranici causando i disturbi alla vista. Non so ancora descrivere come mi sono sentita in quel momento. Continuavano a ripetermi che era benigno ma la parola tumore rimbombava nella mia testa e mi spaventava da morire. La sera stessa mi hanno ricoverata nel reparto di neurochirurgia del policlinico della città in cui vivo e l’indomani, d’accordo con la mia ginecologa, abbiamo deciso di far nascere mia figlia con un parto cesareo alla 35esima settimana, così da poter pianificare il piano di cure.

Gli ulteriori esami diagnostici eseguiti nei giorni successivi hanno evidenziato  però che la lesione non si poteva raggiungere con la classica chirurgia, data la sua posizione delicata, e i medici mi hanno detto che sarei stata seguita in un altro centro italiano, uno dei 6 al mondo in grado di trattare i tumori non operabili e resistenti alla radioterapia con fasci di protoni e ioni carbonio che colpiscono la massa tumorale in modo preciso, riducendo moltissimo gli effetti collaterali sui tessuti sani.

Ho iniziato la terapia nel febbraio del 2017, a tre mesi dalla nascita di mia figlia. Ero molto spaventata al punto che i tecnici, per farmi calmare, dovettero interrompere la risonanza a cui ero stata sottoposta per impostare il trattamento. Per fortuna gli infermieri sono stati molto bravi: mi hanno rassicurata e mi hanno spiegato che è normale reagire così all’inizio.

Ho tollerato bene la terapia e, organizzando la mia giornata in modo da poter contare sull’aiuto della mia famiglia, sono riuscita ad accudire mia figlia senza grandi difficoltà. Ho solo dovuto sospendere l’allattamento nel periodo dei trattamenti, ma avendo continuato a usare il tiralatte alla fine sono riuscita a riprendere l’allattamento al seno. Per questo ringrazio in particolare un’infermiera che lavora al Centro in cui sono in cura, anche lei neo-mamma, che mi è stata molto vicina e con la quale si è creata una bella amicizia. Oggi sto bene.  Gli esami di controllo periodici mostrano una riduzione della lesione e io sono tornata a vederci bene!

Dopo le terapie sono tornata a seguire anche le mie passioni, soprattutto il CrossFit, che pratico da 6 anni. Leggendo le altre esperienze sul blog capisco molto bene il significato del tema Malattia come Opportunità, capisco che quelle persone hanno dovuto attraversare davvero un incubo e sono riusciti ad uscirne arricchendosi di una consapevolezza sulla vita che prima non avevano, nel mio caso non so bene come affrontare questo tema perché nonostante la parola tumore mi abbia terrorizzato e mi terrorizzi ancora,  ho sempre saputo fin da subito, grazie alle mie conoscenze scientifiche, che essendo benigno  il percorso sarebbe stato più semplice.

Non so dire dove ho trovato la forza… forse sono stati i super poteri da mamma… il giorno della diagnosi ero a pezzi, ho pensato alle cose più brutte..il giorno dopo è nata mia figlia e sapevo che sarebbe andato tutto bene, le paure svanite, la voglia di conoscerla e di provare tutte le nuove emozioni da mamma. I primi giorni di terapia sono stati difficili emotivamente poi ho imparato a frenare i pensieri negativi anche grazie alle splendide persone che lavorano nel Centro dove mi curo. Ora sto aspettando che i prossimi controlli mi diano il via libera per poter dare un fratellino o una sorellina alla mia bimba che è una forza della natura. Ci spero molto!

M.G.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità» di Corriere Salute


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Autore dell'articolo: admin