Un italiano su 4 ha una malattia della pelle (ma pochi si curano davvero)


Non fanno distinzione fra bambini, giovani e anziani e sono oltre tremila. Le malattie delle pelle colpiscono indistintamente a ogni età e sono in aumento, con un carico notevole sia per il Sistema sanitario nazionale sia per chi ne soffre, che spesso paga un doppio scotto: psicologico, perché una patologia cutanea è spesso visibile e crea grande disagio, ed economico, poiché molte persone finiscono per sborsare denaro ti tasca propria per prodotti non rimborsati dal Ssn. «La pelle è infatti l’organo umano più esteso, costantemente esposto ad agenti irritanti, infettivi e cancerogeni, sede di fondamentali attività immunologiche connesse al suo ruolo “di confine” – dice Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente della Società italiana di Dermatologia e Venereologia (SIDeMaST) -. E se molte malattie della pelle hanno un basso indice di gravità ma, per la loro visibilità e i sintomi associati, causano sempre un danno rilevante alla qualità della vita affettiva, sociale e lavorativa (sono la seconda causa di malattia professionale), esistono anche forme gravemente invalidanti (i casi gravi di malattie infiammatorie sono circa il 2 per cento della popolazione) e in alcuni casi potenzialmente mortali, come alcuni tumori della pelle e alcune reazioni a farmaco, che invece se diagnosticati e trattati in fase precoce sono del tutto guaribili».

Una campagna per conoscere meglio la pelle e i suoi disturbi

Per favorire l’aumento delle diagnosi precoci, agevolare percorsi lineari e controllati per le visite e per l’accessibilità alle terapie, portare un risparmio economico e garantire migliore assistenza ai pazienti la SIDeMaST ha deciso di realizzare la campagna nazionale «3.000 malattie della pelle e un solo specialista, il dermatologo» rivolta al cittadino per informare sui possibili rischi di disturbi a volte sottovalutati. La nostra pelle per certi versi è un «foglio» sul quale l’organismo traccia dei segni per avvertirci di rischi, del sopraggiungere di malattie oppure dell’invasione da parte di «ospiti indesiderati». «Il modo migliore per interpretarli e per “rispondere al messaggio” è affidarci a chi è esperto in questo “linguaggio” – aggiunge Calzavara Pinton, che è anche direttore della Clinica Dermatologica degli Spedali Civili di Brescia -. Il dermatologo è un medico specializzato nella diagnosi e nel trattamento di tutte le malattie a carico della pelle (ma anche dei suoi annessi, quindi capelli, peli e unghie) ed è il migliore alleato per riconoscere in maniera tempestiva i loro segnali. Vogliamo sviluppare consapevolezza perché i cittadini si rivolgano tempestivamente allo specialista dermatologo. Vorremmo anche proporre alle autorità nuovi modelli assistenziali che permettano al Ssn di ottimizzare efficacia ed efficienza dell’intervento medico. Negli ultimi anni sono state rivoluzionate le terapie in dermatologia, ma è stata anche chiusa la gran parte dei reparti e ridotto il personale medico e infermieristico senza l’attivazione di validi servizi territoriali anche perché, nel frattempo, la cura delle malattie della pelle è scomparsa dal piano di studi per infermieri e assistenti sanitari. Servono nuovi modelli organizzativi e più attenzione ai bisogni dei pazienti».

Tumori in aumento, ma sempre più curabili

I tumori cutanei sono più frequenti di quelli di polmone, seno, prostata e colon messi insieme e, secondo le statistiche più recenti, una persona su cinque svilupperà nella vita un basalioma (la forma di cancro della pelle più frequente e meno aggressiva) . E i numeri sono in costante aumento: i casi di melanoma (il più letale tumore cutaneo) sono raddoppiati in Italia negli ultimi 10 anni. Ma la buona notizia è che, se scoperte in fase iniziale, da queste malattie si può guarire. «Fino a 20 anni fa potevamo fare poco per questi malati – continua Ketty Peris, direttore della Clinica Dermatologica all’Università Cattolica-Irccs Policlinico Gemelli di Roma -. I tumori della pelle erano spesso diagnosticati nella loro fase avanzata, condizione in cui eravamo praticamente impotenti, e le malattie infiammatorie gravi non avevano terapie efficaci. I cambiamenti organizzativi del sistema sanitario avevano grandemente ridotto la capacità assistenziale per questi pazienti, azzerando di fatto la possibilità di ricovero per queste patologie senza offrire un sostegno valido nel territorio. Ma la situazione è cambiata negli ultimi 10-15 anni: abbiamo conosciuto un veloce susseguirsi di progressi radicali nelle procedure diagnostiche e la disponibilità di nuovi farmaci molto efficaci nella terapia di malattie infiammatorie e neoplastiche che hanno permesso di ottenere risultati terapeutici impensabili in precedenza».

I campanelli d’allarme da non sottovalutare

Le malattie dermatologiche interessano in totale circa il 25 per cento della popolazione italiana, dato sovrapponibile a quello europeo. «Con una diagnosi precoce, molte patologie possono essere guarite o comunque tenute sotto controllo a lungo – sottolinea Ketty Peris, che è segretario generale del 24esimo Congresso Mondiale di Dermatologia che si terrà a Milano dal 10 al 15 giugno -. È fondamentale non trascurare i sintomi e farsi visitare da uno specialista per avere la cura più adeguata prima che la situazione peggiori. La ricerca scientifica, la preparazione dei dermatologi e il livello dell’assistenza sono all’avanguardia nel nostro Paese, dove sono disponibili anche le terapie più innovative». I segnali a cui prestare attenzione? Macchie, bolle, croste o squamature; che prurito o dolore diffuso o localizzato; unghie fragili o con macchie; pelle spesso secca e nei «strani», di qualunque colore che compaiono, crescono, sanguinano e si ulcerano.

Psoriasi e dermatite atopica gravi per due pazienti su dieci

La relativa benignità della maggioranza delle malattie dermatologiche ha spesso indotto a sottovalutare quella parte percentualmente bassa (ma decisamente rilevante in numeri assoluti) di pazienti in cui la malattia della pelle causa inabilità e gravissima sofferenza fisica come nel caso di molte diffuse patologie infiammatorie. «Le malattie infiammatorie croniche più comuni della cute sono la psoriasi e la dermatite atopica – spiega Giampiero Girolomoni, professore ordinario di Dermatologia e Venerologia, Università degli Studi di Verona – che affliggono globalmente circa il 10 per cento della popolazione italiana. Sono entrambe malattie di cui si conoscono i geni predisponenti e i meccanismi molecolari che determinano l’infiammazione della cute. Per entrambe le malattie, nella maggior parte dei casi, si tratta di forme limitate, ma nel 10-20 per cento dei pazienti si presentano in forma grave, che interferisce pesantemente sulla qualità di vita, sulle capacità professionali (o di studio) e sulle relazioni sociali». «Chi è colpito da psoriasi diventa spesso un paziente complicato, che nel 60 per cento dei casi abbandona la terapia – aggiunge Valeria Corazza, presidente della Fondazione Natalino Corazza -. In un momento in cui si parla di medicina personalizzata credo sia arrivato il tempo di concedere ai medici di curare nel miglior modo possibile i loro pazienti. I dermatologi devono poter scegliere cosa, come, quando, potendo accedere a ogni tipo di farmaco reputino necessario».

Molti progressi in terapie e strumenti diagnostici negli ultimi 20 anni

«Negli ultimi 20 anni la dermatologia ha fatto importanti progressi – conclude Girolomoni -. I nuovi farmaci mirati su bersaglio molecolare e l’immunoterapia hanno consentito, nei casi avanzati di cancro alla pelle, risultati inimmaginabili prima. Sono ora disponibili farmaci, perlopiù biotecnologici, che hanno permesso di liberare i pazienti dalla schiavitù delle più frequenti e invalidanti patologie infiammatorie come psoriasi, dermatite atopica, idrosadenite, pioderma gangrenoso e tante altre. Inoltre abbiamo saputo ridurre la mortalità delle più gravi reazioni da farmaco, e ricordiamo i progressi nella lotta alle principali malattie genetiche con la possibilità di una precoce diagnosi molecolare e un sostanziale miglioramento della sopravvivenza, e nell’efficace terapia delle patologie infettive». Infine, le tecniche di diagnostica non invasiva (come dermoscopia, epiluminescenza digitale, microscopia confocale e tomografia ottica) hanno migliorato in modo radicale la sensibilità e specificità della diagnosi dei tumori cutanei, rendendo possibile l’asportazione chirurgica di lesioni in fase sempre più precoce e pertanto permettendo di osservare che, a fronte dell’aumento di incidenza la mortalità non è cresciuta.

29 marzo 2019 (modifica il 29 marzo 2019 | 16:29)

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Autore dell'articolo: admin