Un fantasmagorico inferno per danze futuriste



Era il 1921 quando un già cinquantenne Giacomo Balla si dedicava alla decorazione del cabaret Bal-Tic-Tac (o Bal Tik Tak) di Roma, chiamato a quell’opera da Vinicio Paladini. L’idea era sempre la stessa: coinvolgere gli ambienti e la vita in quell’utopia dinamica che consegnava il mondo ai colori rallegranti e alla velocità supersonica, come auspicava il Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo. Un teatro quotidiano che affidasse alla simultaneità di forme compenetrate la visione del futuro, rigorosamente astratta, luminosa, drammatica, autonoma, … Continua


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