Tumori, sostegno psicologico in 8 centri su 10, ma manca l’assistenza domiciliare


Nel nostro Paese sono attive 332 Oncologie, quasi l’80 per cento ha un servizio di supporto psicologico, ma ancora troppo poche, solo il 65 per cento, garantiscono l’assistenza domiciliare. Una forbice che si allarga spostandosi lungo la Penisola: al Nord le cure domiciliari sono infatti assicurate dal 70 per cento delle strutture rispetto al 52 per cento del Sud. Le Breast Unit, dedicate alla cura del tumore della mammella, sono 212 e l’80 per cento (170) tratta pi di 150 nuovi casi ogni anno (la soglia minima stabilita a livello europeo). Ma sono distribuite a macchia di leopardo: al Nord il 72 per cento delle Oncologie (120) dotato di un centro senologico, rispetto al 68 per cento del Centro (57) e al 43 per cento del Sud (35).

Urge implementare le reti regionali

Nonostante queste criticit da affrontare quanto prima, sono significativi i passi in avanti fatti nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA), essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare: sono stati deliberati dal 73 per cento delle strutture. I dati sullo Stato dell’Oncologia nel nostro Paese emergono dal convegno nazionale organizzato oggi al Senato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) ed evidenziano luci e ombre nella cura del cancro. Vanno superate le differenze territoriali nell’assistenza, che ancora oggi alimentano le liste di attesa e le migrazioni regionali, costringendo una significativa percentuale di pazienti a spostarsi dal proprio domicilio – spiega Stefania Gori, presidente Aiom e direttore del Dipartimento oncologico all’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar -. La svolta rappresentata dalla reale istituzione delle reti oncologiche regionali, attive solo in Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Puglia e nella Provincia autonoma di Trento. La concreta realizzazione di questi network consentir di migliorare i livelli di appropriatezza e di risparmiare risorse da utilizzare per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi

Bisogna migliorare le apparecchiature tecnologiche

Oggi, in Italia, il 63 per cento delle donne e il 54 per cento degli uomini che si sono ammalati di cancro sono vivi a cinque anni dalla diagnosi. Il nostro Paese, valutato nel suo complesso, presenta un quadro di sopravvivenza pari o superiore alla media europea. necessario migliorare il livello tecnologico dei centri, sia in ambito diagnostico (radiologia e biologia molecolare) che chirurgico e radioterapico – sottolinea Giordano Beretta, presidente eletto di Aiom -. Oggi, ad esempio, la radioterapia impiegata nella cura del 60-70 per cento dei pazienti oncologici e si stima che il suo fabbisogno in Europa aumenter di oltre il 15 per cento nei prossimi 10 anni. Un’analisi economica internazionale, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Oncology, ha evidenziato infatti che gli investimenti in apparecchiature radioterapiche non solo consentono il trattamento di un gran numero di pazienti, ma determinano anche vantaggi economici, tenendo conto delle risorse investite e delle vite salvate. Anche l’assistenza domiciliare, in particolare quella palliativa, insufficiente in molte realt, nonostante gli importanti risparmi che ne deriverebbero. stato dimostrato che, se fosse assicurata un’adeguata assistenza domiciliare e palliativa, la degenza in ospedale si ridurrebbe da 20 a 4 giorni, con un risparmio di circa 2.000 euro a paziente. 

Oltre la met dei casi di tumore in chi ha pi di 70 anni

Nel 2018, in Italia, sono stati stimati 373.300 nuovi casi di cancro, con un aumento, in termini assoluti, di 4.300 diagnosi rispetto al 2017. E ogni giorno, nel nostro Paese, pi di 510 nuovi casi (oltre il 50 per cento) riguardano gli over 70. Oggi un over 65 ha ancora davanti a s pi di un ventennio – ricorda Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione Aiom -. Ecco perch diventa fondamentale correggere il proprio stile di vita e sottoporsi a regolari controlli medici e agli screening anche in et avanzata: una diagnosi precoce pu fare la differenza. Purtroppo il 57 per cento degli over 65 in sovrappeso o obeso, il 9,8 per cento fuma, il 39,2 per cento sedentario e solo il 10,6 per cento consuma 5 o pi porzioni di frutta e verdura ogni giorno. Per questo abbiamo avviato un progetto in collaborazione con Senior Italia FederAnziani: gli oncologi entrano nei centri anziani per sensibilizzare un grande numero di cittadini non solo sugli screening, ma anche sugli stili di vita corretti e sulle regole da seguire per evitare eventuali recidive dopo la fine dei trattamenti. Nel nostro Paese quasi 3 milioni e 400mila persone vivono dopo la diagnosi di cancro – aggiunge Saverio Cinieri, tesoriere dell’associazione -. E questo numero cresce del 3 per cento ogni 12 mesi. La malattia sta diventando sempre pi cronica grazie ad armi efficaci come l’immunoncologia e le terapie a bersaglio molecolare che si aggiungono a chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia e radioterapia. Evidenti i risultati ottenuti in alcune delle neoplasie pi frequenti: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 91 per cento nel tumore della prostata e l’87 per cento nella mammella. Scendendo nel dettaglio regionale, c’ una disomogeneit nell’accesso a programmi di diagnosi precoce e, soprattutto nelle Regioni del Sud, poca cura dedicata allo stile di vita (fumo, obesit anche infantile, cattiva alimentazione e poca attivit fisica). 

La spesa per i farmaci anticancro sempre in crescita

Un altro tema centrale quello relativo alla sostenibilit del sistema sanitario: le spese per i farmaci anticancro sono passate da 3,3 miliardi di euro nel 2012 a pi di 5 miliardi nel 2017, diventando la prima categoria terapeutica a maggior spesa pubblica. Gli oncologi hanno da tempo sviluppato una particolare sensibilit verso le tematiche di governo della spesa – conclude Roberto Bordonaro, segretario nazionale Aiom -. L’utilizzo dei farmaci biosimilari in oncologia pu determinare risparmi di circa il 20 per cento, permettendo di riallocare risorse a sostegno dell’accesso a terapie innovative. Ma la qualit e la sostenibilit del sistema si garantiscono anche e soprattutto attraverso politiche di sostegno alla ricerca e allo sviluppo: l’Italia investe solo lo 0,5 per cento del proprio PIL a questo scopo e nel nostro Paese in preoccupante flessione il numero di professionisti dedicati alla ricerca biomedica, con addirittura una perdita del 20 per cento dei dottori di ricerca. Nonostante ci, nel corso del 2017 i lavori scientifici italiani in ambito oncologico pubblicati su riviste mediche di rilievo sono stati oggetto di 3.009 citazioni da parte di altri autori, ponendo il nostro Paese al primo posto in Europa in questa speciale classifica, davanti a Germania, Francia e Regno Unito, tutte nazioni con solidissime tradizioni di eccellenza nella ricerca biomedica; allo stesso tempo la qualit delle oncologie italiane ancora in grado di attrarre finanziamenti finalizzati alla ricerca clinica da parte di sponsor industriali. Tutto ci dimostra come l’oncologia italiana, se adeguatamente supportata dalle Istituzioni, possa affermarsi come un motore di sviluppo in ambito non solo scientifico, ma anche economico e sociale.

3 aprile 2019 (modifica il 3 aprile 2019 | 09:28)

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Autore dell'articolo: admin