Tumori negli over 65: il fisico può reggere operazioni e farmaci


Ogni giorno in Italia si diagnosticano circa mille nuovi casi di tumore: la met in persone sopra i 65 anni d’et che, se all’anagrafe possono essere catalogate come anziane, spesso hanno un’esistenza (lavorativa, sociale, familiare) molto attiva e un’aspettativa media di altri 20 anni da vivere. Ma il fisico di ultra 65enne pu reggere bene la tossicit delle cure anticancro? Ha senso operare un over 70 o i rischi sono pi alti dei benefici che si potrebbero ottenere? E i medici (chirurghi, radioterapisti o oncologi) si impegnano fino in fondo anche a curare un anziano oppure pi diffuso un atteggiamento di rinuncia alle terapie pi intensive? Sono questi i temi affrontati durante un congresso medico tenutosi nei giorni scorsi all’Istituto Humanitas Gavazzeni di Bergamo, con l’intento di fare chiarezza su una questione destinata ad avere sempre maggiore rilievo visto che, con l’invecchiamento della popolazione, gli esperti si attendono un vero boom di casi.

Serve un team di specialisti che valuti la persona

Gli anziani vengono normalmente classificati in tre grosse categorie: giovane anziano (65-75 anni), anziano (75-85 anni) e grande anziano (oltre gli 85 anni) – spiega Giordano Beretta, responsabile dell’Oncologia Medica di Humanitas Gavazzeni -. In ogni caso la scelta delle cure necessita di un inquadramento specifico, sia da un punto di vista prettamente chirurgico che da un punto di vista oncologico. fondamentale verificare le condizioni generali del paziente, le patologie concomitanti, i trattamenti gi in essere per altre patologie di cui il soggetto portatore, non si deve considerare solo l’et, ma la persona nel suo insieme. Serve quindi un’accurata valutazione multidisciplinare e multidimensionale – continua Beretta, che anche presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) – che consideri anche aspetti di tipo cognitivo e sia in grado di valutare le fragilit: geriatria, cardiologo, neurologo, pneumologo, chirurgo, anestesista, radioterapista e oncologo sono tutte figure fondamentali nello stabilire la terapia migliore per un anziano. inoltre essenziale, soprattutto per i soggetti di et pi avanzata, verificare che il paziente abbia chi si prende cura di lui e, in caso contrario, procedere a contattare i servizi sociali ai quali ha diritto per l’assistenza a casa e in ospedale, per essere accompagnato a visite ed esami cos come per fare la spesa o accertarsi che prenda i medicinali.

Quando ha senso operare: l’et da sola non un criterio valido

Il primo passo che spesso si deve affrontare davanti a una diagnosi di cancro l’intervento chirurgico: quando si pu asportare la massa neoplastica in genere una buona notizia. Ma le perplessit, davanti a operazioni non di rado complesse, sono numerose se il malato ha i capelli bianchi. Nella valutazione dello stato di salute del paziente anziano oncologico, il fattore meno importante l’et anagrafica – sottolinea Orlando Goletti, responsabile della Chirurgia Generale di Humanitas Gavazzeni -. E questo uno scoglio importante da superare anche a livello di pubblica opinione. La cosiddetta et biologica del paziente pu essere infatti notevolmente inferiore alla sua et anagrafica, o viceversa. Un accurato inquadramento clinico multispecialistico preoperatorio che valuti il tipo di tumore presente, la stadiazione e quindi la prognosi del tumore, la possibilit di poter usufruire di tecniche alternative alla chirurgia ma spesso parimenti efficaci, sono tutti elementi che consentono un preciso inquadramento dei rischi e dei benefici connessi con l’intervento. Alla fine del percorso valutativo si pu decidere quali pazienti possano essere trattati e in che modo, ricordando sempre che laddove esiste un percorso dedicato, le complicanze post operatorie nell’anziano non sono dissimili rispetto ai pazienti pi giovani e che la sopravvivenza a distanza dall’intervento per tumore del tutto sovrapponibile alle classi di et pi giovani. Elemento fondamentale il medico di medicina generale curante, che ha il delicato compito di coordinare il percorso del paziente in raccordo con i chirurghi e gli oncologi. 

Farmaci ed effetti collaterali, valutare cosa meglio fare

Solo il 48 per cento degli italiani over 70 con una diagnosi di tumore vivo cinque anni dopo la diagnosi, mentre nella fascia d’et poco pi giovane (55-69 anni) la sopravvivenza registrata sfiora il 68 per cento nelle donne e il 56 negli uomini. Le cause sono molteplici: dal non inserimento nei programmi di screening per la diagnosi precoce che solitamente si fermano all’et di 69 anni al ritardo nell’individuazione della malattia, fino al minor accesso alle terapie pi efficaci e agli studi clinici. E in materia di farmaci anticancro, spesso pazienti e familiari oscillano fra la ferrea decisione di voler eseguire delle terapie (che per spesso comportano importanti effetti collaterali), oppure una rinuncia non sempre giustificata, perch si teme la tossicit nel fisico di un anziano. Nel paziente anziano la scelta del trattamento deve basarsi su una attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio – conclude Beretta -. Spesso, infatti, l’anziano ha una ridotta tolleranza al trattamento con conseguente necessit di ridurre i dosaggi e quindi i possibili benefici della cura stessa. In questi casi pu essere indicato preferire terapie a bassa tossicit con l’obiettivo di cronicizzare la malattia, piuttosto che impostare strategie aggressive che poi non potrebbero essere portate a termine e che potrebbero comportare anche dei rischi di gravi effetti collaterali. Ovviamente negli anziani in ottime condizioni e senza patologie concomitanti (o con patologie concomitanti in fase di compenso) pu essere indicato un trattamento del tutto simile a quello attuato nei soggetti pi giovani. Viceversa, in anziani con altre malattie “di un certo peso” o con segni di fragilit (e l’assenza di un caregiver per soggetti molto anziani criterio di fragilit) pu essere preferibile anche solo un trattamento palliativo, che punti alla riduzione dei sintomi collegati al tumore e al miglioramento della qualit di vita residua. In generale, comunque, dev’essere valutato il rapporto tra l’aspettativa di vita residua indipendente dal tumore e il rischio di morire per il cancro.

12 ottobre 2018 (modifica il 12 ottobre 2018 | 11:11)

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Autore dell'articolo: admin