Tumore seno: nei centri specializzati terapie migliori e si muore meno


Le Breast Unit seguono criteri ben precisi

Nasce da qui l’appello lanciato oggi dagli oltre 200 specialisti riuniti a Genova per il convegno nazionale Back from San Antonio: istituire e rendere subito operative, su tutto il territorio nazionale, le Breast Unit.Solo cos si pu garantire un ottimo e uniforme livello di assistenza e cura alle oltre 800mila italiane che vivono con una diagnosi di tumore del seno – sottolinea Lucia Del Mastro, coordinatrice della Breast Unit dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e presidente del convegno -. Attualmente solo in alcune Regioni virtuose, tra le quali la Liguria, queste strutture sanitarie sono effettivamente attive e rispettano criteri e parametri stabiliti dalle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali. Anche se il cancro al seno fa meno paura (oggi si guarisce in quasi il 90 per cento dei casi), la sopravvivenza cambia in maniera rilevante a seconda del percorso terapeutico.A livello europeo, stabilito che possano definirsi Breast Unit solo i centri che trattano almeno 150 nuovi casi ogni anno: questa la soglia minima prevista dalla legislazione dell’Ue. Infatti, una risoluzione del Parlamento europeo prevedeva che dal 1 gennaio 2016 questa patologia fosse trattata in unit multidisciplinari dedicate (le cosiddette breast unit, appunto).

Tumore al seno, quello che le donne non dicono, ma il rimedio c’è


I danni della terapia ormonale sull’osso


Italia, 52mila nuovi casi nel 2018

In Italia ogni anno sono oltre 52mila le diagnosi di carcinoma mammario, pi di 12mila i decessi. Sono numeri importanti che rendono assolutamente necessaria quanto prima una reale applicazione delle direttive riguardanti la creazione delle Breast Unit – dice Del Mastro, che anche quest’anno presiede il congresso che si pone l’obiettivo di portare agli oncologi italiani le novit emerse durante il congresso internazionale sul tumore della mammella che si tiene ogni anno a dicembre a San Antonio (Texas) -. Questa patologia oncologica deve, infatti, essere affrontata da un team multidisciplinare e in centri che trattano ogni anno un numero sufficiente di pazienti. Non solo. Le donne devono interfacciarsi solo ed esclusivamente con personale medico-sanitario specializzato nel trattamento di questa neoplasia. Tutto questo ancora non avviene in modo uniforme nel nostro Paese e si registrano troppe differenze tra le varie regioni. Chiediamo quindi al Ministero della Salute un intervento tempestivo per l’istituzione delle Breast Unit in tutta la penisola.

Le pi importanti novit

Al congresso di Genova vengono anche presentate e discusse le ultimissime novit dalla ricerca medico-scientifica. Come per altre neoplasie anche nel tumore del seno le cure stanno diventando sempre pi personalizzate e differenziate a seconda dello stadio e dei diversi sottotipi di malattia – aggiunge Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Senologia e Toraco-Polmonare dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli -. Nei tumori con recettori ormonali positivi, al congresso di San Antonio, sono stati presentati i primi dati sul potenziale ruolo degli inibitori delle cicline anche nel tumore in fase precoce e i dati sull’utilizzo di una nuova classe di farmaci, ancora in fase di sperimentazione: gli inibitori di PI3K in grado di potenziare l’attivit della terapia antitumorale. Sempre nei tumori con recettori ormonali positivi sono stati presentati i dati dell’analisi combinata di vari studi effettuata dagli esperti di Oxford che indica il beneficio di un trattamento ormonale prolungato oltre i 5 anni nelle pazienti ad alto rischio di ricaduta. Un contributo determinante a tale analisi congiunta stato dato dallo studio italiano GIM4, che con oltre 2mila pazienti, rappresenta uno degli studi pi importanti al mondo su questo argomento. Si conferma quindi il ruolo di primo piano della ricerca italiana nel campo del carcinoma mammario.

Immunoterapia e farmaci mirati

Il congresso di San Antonio conferma il progressivo miglioramento dei risultati dei trattamenti contro il carcinoma mammario, che la neoplasia pi diffusa nel nostro Paese. L’immunoterapia, che si basa sulla stimolazione del nostro sistema immunitario, si dimostrata invece efficace nei tumori triplo negativi – aggiunge Fabio Puglisi, direttore della Struttura di Oncologia Medica e Prevenzione Oncologica all’IRCCS Centro di riferimento Oncologico di Aviano (Pordenone) -. Si tratta di un’importante novit gi emersa al congresso degli oncologi europei ESMO del 2018 e che apre interessanti prospettive. A San Antonio sono stati presentati dei nuovi dati che evidenziano con maggior precisione quali sono le pazienti che possono beneficiare del trattamento.I successi che otteniamo sono anche merito di un arsenale terapeutico in costante crescita e al suo utilizzo mirato in funzione della biologia di ogni singolo tumore precoce – conclude Del Mastro -. Una delle novit pi importanti riguarda il tumore HER2 positivo in fase precoce: lo studio Katherine, i cui risultati sono stati pubblicati durante il congresso in Texas sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che donne resistenti al trattamento standard con chemioterapia e trastuzumab possono beneficiare, dopo la chirurgia, del trattamento con il farmaco TDM1, fino ad oggi utilizzato solo nelle donne con malattia metastatica.

11 gennaio 2019 (modifica il 11 gennaio 2019 | 13:25)

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Autore dell'articolo: admin