Tumore seno metastatico, un nuovo farmaco ferma la malattia per 2 anni


Ogni anno nel nostro Paese oltre 52mila donne ricevono una diagnosi di carcinoma al seno e di queste all’incirca 12mila hanno un tumore metastatico, che comporta una prospettiva di vita molto diversa rispetto alla maggioranza delle pazienti con questo tumore scoperto invece in stadio iniziale. Esistono per oggi trattamenti molto efficaci che, pur non potendo portare a guarigione, permettono di cronicizzare la malattia e quindi di rendere la malattia trattabile per periodi di tempo molto lunghi, consentendo cos alle donne che vivono con una neoplasia mammaria metastatica di avere pi tempo da un punto di vista quantitativo e qualitativo, per poter condurre una vita pressoch normale.Il tumore della mammella metastatico una malattia molto spesso inguaribile, ma quasi sempre cronicizzabile – chiarisce Michelino De Laurentiis, direttore del reparto di Oncologia medica senologica dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli -. Questo vuol dire che possibile, utilizzando in maniera sapiente e nella giusta sequenza le terapie disponibili, ottenere il controllo della malattia e farla regredire, consentendo pertanto alle pazienti di convivere con il tumore anche per anni.

Nuova cura in prima linea, appena compaiono le metastasi

Le nuove opzioni terapeutiche, soprattutto quelle per la prima linea (ovvero quelle che si utilizzano in prima battuta nel momento in cui si sviluppano metastasi) giocano un ruolo significativo grazie al loro alto livello di efficacia e di tollerabilit – aggiunge De Laurentiis -. Queste nuove terapie vanno nella direzione della cronicizzazione della malattia, ovvero di una neoplasia che non possiamo eliminare definitivamente, ma che possiamo controllare sempre meglio, consentendo alla persona di vivere una vita sostanzialmente normale con pochi effetti collaterali.Alle varie cure disponibili per le circa 40mila italiane che vivono con un cancro al seno metastatico si aggiunto recentemente un nuovo farmaco (ribociclib), che ha da poco ottenuto il rimborso dall’Agenzia Italiana del Farmaco come trattamento di prima linea nelle donne in post-menopausa con carcinoma mammario in stadio localmente avanzato o metastatico positivo per il recettore ormonale (HR) e negativo per il recettore 2 per il fattore di crescita epidermico umano (HER2).

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40mila italiane vivono con un cancro al seno metastatico

Delle 40mila donne italiane con un carcinoma mammario metastatico all’incirca il 70 per cento presenta i recettori ormonali positivi – spiega Lucia Del Mastro, coordinatrice della Breast Unit dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova -: questo significa che possono beneficiare di un trattamento di tipo ormonale. E le novit pi importanti per questo sottogruppo di pazienti, il pi numeroso in termini di incidenza, sono rappresentate dall’introduzione dei cosiddetti inibitori delle cicline, come ribociclib: si parla infatti di opzioni terapeutiche in grado di aumentare l’efficacia dei trattamenti anti-ormonali standard. Vuol dire avere a disposizione una cura che in grado di mantenere sotto controllo la malattia per un periodo di tempo molto pi lungo rispetto a quello che era possibile ottenere con le opzioni precedenti. L’efficacia superiore comporta peraltro una bassa tossicit, consentendo cos a queste donne di poter vivere una vita pressoch normale pur continuando a effettuare una terapia per la loro malattia metastatica.

Malattia sotto controllo per due anni

Il vantaggio di questa classe di farmaci, chiamati inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti di tipo 4/6 (o, pi semplicemente, inibitori delle cicline), che, utilizzati appunto in prima battuta quando si sviluppano metastasi da tumore mammario ormono-sensibile, sono in grado di raddoppiare l’efficacia della terapia ormonale di base, consentendo nella maggior parte delle pazienti un ottimo controllo della malattia senza ricorrere alla chemioterapia. L’associazione tra ribociclib e ormonoterapia pi efficace di qualunque chemioterapia disponibile – dice De Laurentiis -, oltre che meglio tollerata dalle pazienti: per questo possibile ottenere un controllo di malattia facendo vivere alla paziente una vita sostanzialmente normale. In termini di tempo, le sperimentazioni hanno dimostrato che, con una sola linea terapeutica a base di ormonoterapia e ribociclib, possibile avere una mediana di tempo libero dalla progressione della malattia, di circa 25 mesi. Questo significa che nel 50 per cento delle pazienti la malattia sar sotto controllo (senza progredire ulteriormente) oltre due anni. Questa strategia oggetto di studio anche nelle donne pi giovani, in pre-menopausa, con un carcinoma per gi avanzato. Finora l’associazione terapia ormonale pi ribociclib ha dimostrato un’elevata efficacia anche in questo sottogruppo di pazienti – conclude Del Mastro -. Vuol dire avere a disposizione un’opzione terapeutica a bassa tossicit ed elevata efficacia importantissima in modo particolare per donne che sono in una fase della vita molto attiva sia dal punto di vista familiare che sociale e lavorativo. Questa possibilit consente loro di continuare a condurre una vita pressoch normale con un grosso guadagno sia in termini di quantit che di qualit del tempo di vita.

29 novembre 2018 (modifica il 29 novembre 2018 | 15:06)

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