Tumore dell’ovaio: il 20% dei casi è ereditario. L’appello: «Test genetico e cure gratuiti per i familiari»


Il tumore all’ovaio ancora un tumore fra i pi letali e resta la neoplasia ginecologica femminile a peggior prognosi. Purtroppo cresce in Italia il numero di donne che ogni anno ne sono colpite: nel 2018 sono stati 5.200 i nuovi casi (con un aumento del 7 per cento dal 2013) e, di questi, circa un migliaio sono dovuti a una mutazione genetica. Intercettare le donne sane, che presentano la predisposizione ereditaria, prima che sviluppino la malattia fondamentale, ma l’Italia a macchia di leopardo nella prevenzione di questa neoplasia. Nel nostro Paese, solo quattro Regioni (Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Toscana) hanno stabilito la rimborsabilit sia del test genetico (BRCA1 e 2) per i familiari delle donne colpite dal carcinoma dell’ovaio e che siano risultate positive a questo esame, sia del conseguente percorso di prevenzione (costituito da controlli regolari e dall’eventuale intervento di asportazione dell’organo).Chiediamo che tutte le Regioni rendano gratuito il test BRCA per i familiari sani delle pazienti in cui stata individuata una mutazione genetica e che, in caso di positivit, venga loro offerto gratuitamente il programma di prevenzione, eventualmente con l’introduzione di un codice di esenzione per malattie genetiche ereditarie dice Stefania Gori, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom).

Mutazione ereditata dalla madre o dal padre

L’appello arriva da Verona, dove oggi Aiom e Fondazione AIOM, hanno organizzato il convegno Mutazione BRCA e carcinoma ovarico, dove vengono presentate le Raccomandazioni per l’implementazione del test BRCA nelle pazienti con carcinoma ovarico e nei familiari a rischio neoplasia, firmate da quattro societ scientifiche: AIOM, SIGU (Societ Italiana di Genetica Umana), SIBioC (Societ Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica) e SIAPEC-IAP (Societ Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica).Circa il 20 per cento dei tumori ovarici presenta una base di predisposizione ereditaria, di cui i geni BRCA1 e BRCA2 costituiscono la percentuale pi rilevante – spiega Stefania Gori, che anche direttore del dipartimento oncologico all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) –. Una mutazione di BRCA1 e BRCA2, ereditata dalla madre o dal padre, determina una predisposizione a sviluppare questo tumore pi frequentemente rispetto alla popolazione generale. E il rischio di trasmissione dai genitori ai figli/figlie delle mutazioni nei geni BRCA del 50 per cento. 

In 10 anni si potrebbero ridurre i casi del 40 per cento

Si tratta di una vera e propria strategia di riduzione del rischio nei familiari sani

, che potrebbe portare, in 10 anni, a una riduzione del 40 per cento delle diagnosi. Un risultato di straordinaria importanza in una neoplasia che non riconosce metodiche di screening e di prevenzione semplici ed efficaci.La sopravvivenza delle pazienti a 5 anni dalla diagnosi bassa, pari al 39,5 per cento, perch circa l’80 per cento di queste forme tumorali individuato in forma gi avanzata (stadio III e IV) – dice Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione Aiom -. Vogliamo sensibilizzare tutte le donne che abbiano ricevuto la diagnosi di carcinoma ovarico o che abbiano avuto in famiglia uno o pi casi di questa neoplasia, sull’importanza di accedere al test per individuare eventuali mutazioni dei geni BRCA e di effettuare una consulenza oncogenetica. importante quindi che il test BRCA sia offerto a tutte le donne con carcinoma ovarico sin dalla diagnosi. Il riscontro di mutazione BRCA nelle pazienti innesca poi un conseguente effetto ‘a cascata’ sulla famiglia e permette ai familiari l’accesso alla consulenza oncogenetica e al test preventivo finalizzato a verificare la presenza o meno della mutazione genetica.

Fare il test per scegliere la cura pi adatta

Innanzitutto, l’identificazione di una mutazione BRCA consente di pianificare nella paziente un percorso terapeutico adeguato. Studi clinici hanno evidenziato che le donne portatrici di mutazione BRCA presentano una maggiore sensibilit a combinazioni di chemioterapia contenenti derivati del platino e a farmaci mirati che “sfruttano” il difetto molecolare indotto dalla mutazione per potenziare l’efficacia delle cure – continua la presidente Gori -. Si tratta di molecole che fanno parte della classe dei PARP inibitori e sono indicate in pazienti che hanno risposto alla chemioterapia a base di platino. La terapia di mantenimento con PARP inibitori permette di prolungare l’intervallo libero da progressione della malattia e da successiva chemioterapia e rappresenta un’importante innovazione. In particolare, olaparib il primo PARP-inibitore che, in prima linea, determina un vantaggio statisticamente e clinicamente significativo nel ridurre il rischio di recidive e morte del 70 per cento nei casi di mutazione di BRCA. 

Test eseguito con prelievo di sangue o di tessuto

Il test genetico, a fini prognostici e predittivi di risposta alle terapie,

viene eseguito su sangue o su tessuto tumorale ovarico. Pu essere prescritto dal genetista, dall’oncologo e dal ginecologo con competenze oncologiche, che diventano responsabili anche di informare adeguatamente la paziente sugli aspetti genetici collegati ai risultati. Il test BRCA su sangue periferico (test costituzionale o germinale) per la ricerca di varianti costituzionali (ereditabili) eseguito in molti laboratori del nostro Paese attraverso metodologie ampiamente validate. Anche il test BRCA su tessuto tumorale (test somatico) oggi effettuabile in numerose strutture ed in grado di evidenziare sia le varianti acquisite per mutazione somatica sia quelle ereditabili. Indipendentemente dal tipo di campione utilizzato (sangue o tessuto) – afferma Antonio Marchetti, consigliere nazionale SIAPEC-IAP e ordinario di anatomia patologica e direttore del Centro di Medicina Molecolare Predittiva dell’Universit di Chieti -, questo esame richiede standard qualitativi da rispettare ed esperienza di analisi ed interpretazione. preferibile eseguire in prima istanza, se possibile, la ricerca delle mutazioni di BRCA1/2 su tessuto tumorale, perch il test BRCA su sangue periferico in grado di evidenziare soltanto le varianti ereditarie. Pertanto, se il test su tessuto tumorale risulta positivo, deve essere poi eseguito anche su sangue periferico per verificare se si tratta di una variante ereditabile.

Quanto sale il rischio di ammalarsi con la mutazione

Secondo un recente studio che ha coinvolto una grande casistica seguita per diversi anni, le donne che ereditano la mutazione BRCA1 hanno una probabilit del 36-50 per cento di sviluppare un tumore ovarico nel corso della vita – spiega Maurizio Genuardi, presidente SIGU -. La percentuale inferiore per il gene BRCA2 (11-25 per cento). Anche gli uomini possono ereditare la mutazione genetica e, a loro volta, trasmetterla ai figli/figlie. Nel sesso maschile gli organi maggiormente a rischio sono la prostata, il pancreas e la mammella. La consulenza genetica nei familiari sani di pazienti con carcinoma ovarico BRCA mutate  un percorso a pi fasi e avviene all’interno di un centro specializzato. Sono previsti incontri per una adeguata definizione del rischio, basati in particolare sulla valutazione dell’albero genealogico. Viene poi eseguito il test BRCA: la consulenza genetica conclusiva prevede la comunicazione del risultato dell’esame e la discussione relativa alla gestione dell’aumentato rischio di sviluppo di tumore ovarico in donne sane con mutazione accertata di BRCA, con eventuale supporto psicologico. 

Cosa si pu fare nelle persone sane a rischio

Nonostante recentemente altri inibitori di PARP utilizzati come mantenimento abbiano evidenziato efficacia anche nelle forme ovariche non BRCA mutate, l’esecuzione del test BRCA nelle pazienti affette da carcinoma ovarico mantiene ancora la sua importanza, proprio perch apre la strada alla valutazione dei componenti sani della famiglia.Le strategie per affrontare l’incremento del rischio nelle persone sane BRCA-mutate spaziano dalla sorveglianza intensiva alla chirurgia profilattica. Da un lato, nelle donne che desiderano avere figli – chiarisce Gori –, sono raccomandati un controllo semestrale del CA-125 (un marcatore tumorale) insieme all’ecografia ginecologica transvaginale. Dall’altro lato, l’asportazione chirurgica di tube ed ovaie (annessiectomia profilattica bilaterale) pu prevenire la quasi totalit (95 per cento) dei tumori ovarici su base genetico-ereditaria. La chirurgia profilattica oggi consigliata nelle donne con mutazione genetica che hanno gi avuto gravidanze o che siano in menopausa. Sono fondamentali la condivisione della scelta e il supporto psicologico, soprattutto nelle donne ancora in et fertile. Nell’assumere queste decisioni, va cio considerata l’et della donna, il tipo di mutazione e il desiderio di prole. Le linee guida suggeriscono di procedere alla annessiectomia bilaterale tra i 35 e i 40 anni per le donne portatrici di mutazione BRCA1 e tra i 40 e i 45 anni nei casi di mutazione BRCA2, una volta esaudito il desiderio di maternit. L’asportazione chirurgica di tube ed ovaie rende poi impossibile la gravidanza, a meno che non si sia provveduto in anticipo al congelamento di ovociti – conclude Gori -. Sarebbe quindi auspicabile, per tutte le donne portatrici di mutazione BRCA, un approfondito counselling riproduttivo, gi a partire dai 30 anni. Una gravidanza e allattamento prima dell’eventuale chirurgia profilattica non aumentano il rischio di tumore nelle persone sane con la mutazione genetica, anzi lo riducono.

18 gennaio 2019 (modifica il 18 gennaio 2019 | 15:24)

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Autore dell'articolo: admin