Tumore alla prostata, nuove cure per allungare la sopravvivenza dei malati


Con circa 35.300 nuovi casi diagnosticati nel 2018 in Italia, quello alla prostata il tumore pi frequente fra i maschi italiani. Fortunatamente il 90 per cento dei pazienti ancora vivo dopo 10 anni dalla diagnosi: un traguardo importante, soprattutto se si pensa che una forma di cancro tipica dell’et avanzata e che la maggior parte dei malati ha pi di 70 anni. Negli ultimi anni cambiata la strategia contro questa patologia – spiega Sergio Bracarda, consigliere della Societ Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) -: un caso su tre viene considerato come non aggressivo e quindi trattato con la sorveglianza attiva, che consiste in controlli periodici da svolgere nel tempo per tenere la malattia sotto osservazione e intervenire solo se progredisce. E, come indicano anche gli esiti di diversi studi presentati all’ultimo congresso della Societ Europea di Oncologia medica (Esmo), tenutosi a Monaco di Baviera nei giorni scorsi, grosse novit sono state introdotte quando la malattia aggressiva e arriva a una fase avanzata, per la quale abbiamo diverse opzioni in grado di allungare la significativamente la sopravvivenza.

Tumore alla prostata e sesso, basta tabù


Niente effetti collaterali con la «sorveglianza attiva»


La radioterapia allunga la vita a chi ha poche metastasi

In particolare, al convegno in Germania, sono stati illustrati i risultati di una sperimentazione su 2.061 pazienti (et media 68 anni) britannici e svizzeri con un carcinoma prostatico metastatico gi alla diagnosi. Una parte dei partecipanti ha ricevuto la terapia standard, ovvero l’ormonoterapia (che punta ad abbassare il livello di testosterone, l’ormone maschile che influisce sulla crescita della neoplasia) associata a chemioterapia con docetaxel; un’altra parte la terapia standard pi radioterapia. Le conclusioni indicano che, nei malati con poche metastasi, l’utilizzo delle radiazioni ben tollerato e pu essere efficace nel prolungare la sopravvivenza. Sono dati interessanti – dice Bracarda, che direttore dell’Oncologia medica di Terni – e, se confermati in studi pi ampi, la nuova strategia potrebbe diventare la cura proposta di routine a questo sottogruppo di malati. 

Una nuova molecola quando l’ormonoterapia non funziona pi

Un altro studio ha riguardato i pazienti con un carcinoma prostatico non ancora metastatico, ma resistente alla castrazione. Il tumore della prostata determinato dalla proliferazione anomala di cellule all’interno della ghiandola prostatica – chiarisce Bracardra, che anche consigliere del’Associazione Italiana di Oncologia Medica -. La terapia che utilizza gli antagonisti dei recettori ormonali (sostanze che bloccano la formazione o il legame di testosterone, per cui si parla di castrazione chimica) viene utilizzata per controllare la malattia in stadio avanzato o metastatico (dopo chirurgia, radioterapia o brachiterapia) oppure per prevenire la ripresa della malattia se i linfonodi risultano invasi dalle cellule tumorali. Arriva per prima o poi un momento in cui il tumore sviluppa resistenza ai trattamenti ormonali convenzionali e riprende ad avanzare. Lo scenario delle opzioni di trattamento per i malati resistenti alla castrazione sta evolvendo rapidamente e fino a poco tempo fa non c’erano opzioni terapeutiche efficaci per quei pazienti che, pur senza avere metastasi, presentavano un rialzo del Psa durante il trattamento con terapia androgenica. Oggi esistono alcune opzioni efficaci (apalutamide ed enzalutamide): una sperimentazione su 1.500 pazienti ha per indicato che anche una nuova molecola non steroidea, darolutamide, ha aumentato la sopravvivenza libera da metastasi.

Maschi disinformati: ecco i sintomi da non trascurare

Secondo un recente sondaggio, il 54% dei maschi europei ignora persino di avere la prostata e il tasso di impreparazione in materia di salute fra gli uomini allarmante, mentre contro i tumori l’informazione fondamentale: Pi iniziale lo stadio dalla malattia quando la scopriamo, pi alte sono le possibilit di curarlo con successo, guarire o comunque conviverci per molti anni – sottolinea Alberto Lapini, presidente di SIUrO -. Per questo molto importante non trascurare le possibili avvisaglie della presenza di un disturbo alla prostata. Pur non esistendo dei sintomi caratteristici del carcinoma della prostata all’esordio, non bisogna ignorare la comparsa di vari problemi urinari quali: difficolt a iniziare la minzione, flusso urinario debole, necessit di “spingere” durante la minzione, incompleto svuotamento della vescica, elevata frequenza delle minzioni, urgenza di svuotare la vescica e presenza di minzioni notturne. Sono sintomi che si accompagnano all’ipertrofia prostatica benigna, molto comune nei maschi dopo i 50 anni e che quindi non devono allarmare, ma che non devono essere sottovalutati e ignorati. Basta parlarne con il medico di famiglia che valuter se necessaria la visita con lo specialista urologo facendola precedere da eventuali esami – conclude Lapini, che responsabile della Prostate Cancer Unit all’ospedale Careggi di Firenze -. Questa semplice attenzione potr essere la prevenzione migliore del carcinoma prostatico consentendo una diagnosi precoce e tempestiva.

31 ottobre 2018 (modifica il 1 novembre 2018 | 10:19)

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Autore dell'articolo: admin