Tria sotto l’assedio di Di Maio (ma anche di Salvini)


tria lega m5s legge di stabilità

Pierpaolo Scavuzzo / AGF 


 Giovanni Tria




Alla fine la parola impronunciabile viene pronunciata anche se, sia chiaro, solo per esorcizzarla: dimissioni. Dimissioni del ministro Giovanni Tria, l’uomo attorno al cui nome lo scorso maggio era stata trovata una faticosissima intesa dopo il “non possumus” di Sergio Mattarella nei riguardi di Paolo Savona.

Dimissioni ma solo per escluderle, per carità. Ecco quindi Luigi Di Maio articola il movimento delle labbra per scandire la parola che potrebbe, se presa sul serio, avere conseguenze da terremoto sull’esecutivo. “Nessuno ha chiesto le dimissioni del ministro Tria”, dice, “ma voglio che il ministro dell’Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltà”.

Tutti fermi sulle proprie posizioni

Tradotto vuol dire che il reddito di cittadinanza è cosa del tutto irrinunciabile per il M5S, ora che iniziano a stringere i tempi per la legge di stabilità. Per la proprietà transitiva del ragionamento politico, vuol dire anche che dalle parti del Movimento si continua ad attribuire minor importanza alla flat tax, invece tanto cara alla Lega.

Non è un caso che i leghisti, magari in forma anonima, chiedano che, insomma, ci si renda conto di come le “rigidità eccessive” siano un ostacolo alla crescita, che invece è ciò cui la maggioranza sta puntando.

Se invece si continua a guardare ai mercati, allo spread, non si metterà mai in moto il meccanismo dell’espansione. Così dicono a Via Bellerio, dove si sussurra anche che in fondo la flat tax non è poi così in contrasto con il reddito di cittadinanza, perché inizierà a drenare risorse non prima del 2020 e per quell’ora avrà già innescato un bel circolo virtuoso.

Nemmeno “quota 100”, la possibilità di andare in pensione ad almeno 62 anni e 38 di contributi, è pericolosa per la tenuta dei conti. Sempre secondo i leghisti, basterebbero 6 miliardi ed il gioco sarebbe fatto.

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 Andrea Leoni / AFP

Bagnai tenta la mediazione

“L’esigenza che il vicepremier solleva è sacrosanta”, media il presidente della commissione Finanze del Senato, il leghista Alberto Bagnai, “bisogna cominciare a dare respiro alle famiglie con reddito più basso. I soldi dove si trovano? Il ministro Tria ha fatto un ragionamento in commissione secondo cui il reddito di cittadinanza andrebbe a sostituire tutta una serie di misure precedenti, come il Rei, che andrebbero a confluire lì”.

Il messaggio del diretto interessato

Nel frattempo il diretto interessato, il ministro dell’economia, prosegue la sua opera e torna a rassicurare i mercati garantendo che nella prossima manovra il governo confermerà gli sforzi per ridurre il debito, ma continuando a indicare in una crescita sostenibile la stella polare dell’azione dell’esecutivo, grazie a investimenti pubblici e a una possibile riduzione dell’Irpef.

Le misure che il governo metterà in atto nella manovra “non ridurranno il nostro impegno nella riduzione del debito”, aggiunge parlando ad un convegno di Bloomberg. Ed aggiunge, sornione: “bisogna andare oltre la flat tax riducendo il carico fiscale sulla classe media”. Il messaggio è chiaro, tra Lega e Cinque stelle, qualcuno dovrà cedere qualcosa.

Se il tempo per la legge di stabilità stringe, la partita è ancora lunga.

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Autore dell'articolo: admin