Tra 20 anni una persona su 3 avrà più di 65 anni


Siamo seduti su una bomba con la miccia accesa. Perch l’Europa, ma ancora di pi l’Italia, sempre pi anziana. Oggi una persona su cinque ha pi di 65 anni e fra appena vent’anni lo sar una su tre. Soltanto nel nostro Paese questo si tradurr in ben venti milioni di ultrasessantacinquenni, che sempre pi spesso vivranno ancora a lungo grazie all’aumento dell’aspettativa media di vita. La sfida, quindi, fare in modo che si tratti di anni vissuti senza disabilit o malattie complesse da gestire, perch la terza et non diventi un peso bens un’opportunit.

L’iniziativa

A questo scopo di recente al Parlamento Europeo stato presentato il Manifesto europeo per un’Europa pi sana, che ha come obiettivo garantire agli over 65 una vecchiaia lunga ma, soprattutto, in buona salute. Nel 2040 infatti, stando alle stime Eurostat, un quarto della spesa sanitaria europea servir a coprire le esigenze assistenziali degli anziani: ed proprio questa la bomba sul punto di scoppiare che potrebbe mettere in serio pericolo la tenuta economica dell’Italia e non solo. L’unica via d’uscita arrivare sani a 65 anni e oltre. Oggi sempre pi probabile riuscirci ma le minacce non mancano, come hanno segnalato gli esperti della Societ Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg) durante il recente congresso nazionale.

Le difficolt

Oggi il 20 per cento degli anziani ha difficolt in almeno una delle attivit di base quotidiane come per esempio lavarsi, mangiare o vestirsi, il 38 per cento ha perso almeno una delle capacit strumentali come uscire di casa, fare la spesa, cucinare, rispondere al telefono — spiega Raffaele Antonelli Incalzi, presidente Sigg —. C’ quindi una larga parte di ultrasessantacinquenni che ha bisogno di aiuto gi ora e, per quanto la soglia della vecchiaia con gli acciacchi si sia un po’ allontanata, ci sar sempre una quota di anziani con disabilit da assistere. Una fetta inevitabilmente destinata ad allargarsi al crescere della popolazione over 65, ai cui bisogni sar sempre pi complicato rispondere in una societ che invecchia.

Cinquanta abitudini che ti possono aiutare a vivere più a lungo (secondo la scienza)


Mangia proteine vegetali


L’ antidoto

L’antidoto pu essere soltanto tenere alla larga le malattie che pi minacciano la salute degli anziani, ovvero soprattutto le patologie cardiovascolari, i disturbi metabolici come il diabete, i tumori. Anche le malattie respiratorie e renali sono molto diffuse fra gli anziani, ma vengono ignorate: quasi nessuno si sottopone a una spirometria per valutare la capacit respiratoria, pochi danno peso ai valori della funzione renale quando si eseguono le analisi del sangue, osserva Antonelli Incalzi. Pure l’osteoporosi comune nella terza e quarta et ed responsabile di cadute e fratture che possono avviare sulla strada del declino, cos come la sarcopenia, ovvero la perdita di massa muscolare: un calo infatti inevitabile con l’avanzare dell’et, ma quando diventa troppo consistente rende le persone molto fragili, aumentando il rischio di perdita dell’autosufficienza. Evitare che tutto questo accada possibile con una prevenzione a base di stili di vita sani, meglio se adottati fin da giovani.

Genetica e ambiente

Il contributo della genetica alla longevit marginale, tutto si gioca sulle scelte di vita e non mai troppo tardi per cambiare le cattive abitudini — interviene Giuseppe Paolisso, geriatra dell’universit della Campania- Luigi Vanvitelli —. Non fumare, non bere troppo alcol, evitare l’accumulo di peso con una dieta sana e fare regolarmente esercizio fisico sono le strategie pi efficaci per aggiungere qualit agli anni di vita che abbiamo davanti. L’attivit fisica in particolare ha effetti straordinari e pu essere considerata una vera poli-pillola: oltre a contrastare la perdita muscolare e l’aumento di peso riduce anche il rischio cardiovascolare e migliora le capacit cognitive, abbassando il pericolo di demenza — aggiunge Antonelli Incalzi —. L’esercizio mentale peraltro importante quanto quello fisico: leggere, ascoltare musica, andare al cinema o a teatro sono attivit a cui non si deve rinunciare anche e soprattutto pi avanti negli anni. Senza dimenticare i contatti sociali: provato che avere buone relazioni si associa a un minor declino.

Assistenza da ripensare

Accanto alla prevenzione per serve anche un ripensamento dell’assistenza per gestire lo tsunami dai capelli d’argento, come sottolinea Paolisso: Intanto, l’anziano per quanto possibile va gestito in famiglia e a livello territoriale, limitando i ricoveri. In ospedale, poi, dovrebbero essere pensati percorsi per anziani e anziani fragili, piuttosto che per patologia: questi pazienti hanno spesso pi di un problema e vanno trattati in maniera complessiva e dedicata. Inoltre il cambiamento demografico in corso, con l’aumento dell’aspettativa di vita e del numero di anziani in salute, ha anche cambiato l’atteggiamento dei medici — fa notare Paolisso —. Oggi le linee guida per la gestione di molte malattie hanno innalzato l’et al di sotto della quale opportuno utilizzare tutte le cure possibili: fino a poco tempo fa alcune terapie oncologiche o procedure cardiologiche non venivano offerte a chi aveva pi di 70 anni, mentre ora vengono loro garantite in virt della buona aspettativa di vita che spesso hanno davanti. I medici stanno perci rimodulando indicazioni e strategie cliniche alla luce del cambiamento della terza et: per il diabete, ad esempio, esistono gi linee guida specifiche per l’anziano.

16 dicembre 2018 (modifica il 17 dicembre 2018 | 09:25)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




Pagina ufficiale: http://xml2.corriereobjects.it/rss/salute.xml

Autore dell'articolo: admin