Torna la segregazione razziale nelle scuole Usa? Il caso di Brookhaven


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SHAWN THEW / AFP


Brookheaven, scuola elementare (foto del 2003)




La segregazione razziale nelle scuole pubbliche americane è tornata, sessant’anni dopo la sentenza della Corte suprema che l’aveva dichiarata incostituzionale. Succede a Brookhaven, in Mississippi, considerato un caso emblematico: in questo distretto scolastico, nel quale il 65% dei 2800 studenti è afroamericano, è più frequente trovare classi formate solo da studenti neri mentre quelli bianchi sono raggruppati in classi separate.

È la conseguenza di una “politica scolastica” che consente alle famiglie che hanno i bambini alle elementari di scegliere l’insegnante: una pratica usata sia dalle famiglie nere sia dalle bianche. In questo modo si cerca di favorire gli alunni, che possono avere il maestro desiderato o stare in classe con i compagni preferiti. Ma il sistema sta allargando la disparità di trattamento.

Secondo il Government Accountability Office, l’agenzia federale che controlla l’uso dei fondi pubblici, in tutti gli Stati Uniti gli studenti afroamericani e ispanici provenienti da famiglie a basso reddito sono stati progressivamente segregati: le scuole pubbliche a prevalenza nera e latina sono passate dal 9% del totale nel 2001 al 16% nel 2014. In media i programmi scolastici sono più scadenti, con meno ore dedicate all’insegnamento di matematica e scienze, e meno corsi preparatori in vista del college.

Preoccupati dalla violazione del 14 Emendamento, che stabilisce l’uguaglianza dei dei cittadini, i giudici federali si sono mossi nel corso degli anni: nel 2010 un provvedimento ha reso obbligatorio il sistema informatico per abbinare classi e insegnanti senza seguire indicazioni di razza. Il distretto di Brookhaven ha scelto una strada diversa: pur non avendo ricevuto sanzioni, rimane sotto osservazione.

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