Tocca a Germania e Italia disinnescare lo scontro tra Mosca e Kiev


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Emmanuele Contini / NurPhoto
 


 Giuseppe Conte e Angela Merkel




Sono Berlino e Roma, che ha la presidenza di turno dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa (Osce), i perni diplomatici attorno al quale ruota il tentativo di una “de-escalation” nel braccio di ferro tra Kiev e Mosca, che ieri ha condannato a due mesi di prigione “per attraversamento illegale del confine” 15 su 24 marinai (le cui ‘confessioni’ sono state trasmesse dai russi in tv) delle due motovedette ucraine intercettate, colpite e sequestrate nel mar di Azov.

Per il momento, inoltre, nessuno se la sente di varare nuove sanzioni contro la Russia, e di aggiungere carne al fuoco di relazioni già tese e controproducenti sul piano economico per gli stessi europei, e di dare ragione a Kiev per partito preso.

Il colloquio tra Merkel e Putin

Angela Merkel sembra oggi l’unico leader del Vecchio continente in grado di negoziare con Vladimir Putin, che ha di nuovo definito “azioni provocatorie” e “grave violazione del diritto internazionale” la mossa delle “navi militari ucraine” avvenuta domenica scorsa a ridosso dello stretto di Kerch, sbocco verso il Mar nero. Alla cancelliera tedesca il capo di Stato russo ha sottolineato “che la leadership ucraina ha piena responsabilità della creazione di un’altra situazione di conflitto e dei rischi ad essa associati”, e che quelle del presidente ucraino, Petro Poroshenko, sono state azioni “intraprese in vista della campagna elettorale”: in Ucraina il prossimo anno si vota per le politiche e presidenziali. 

Putin ha auspicato che “Berlino possa influenzare le autorità ucraine per impedirne ulteriori passi sconsiderati”, e, sebbene Mosca non veda “alcun bisogno di intermediari”, Merkel punta alla mediazione dell’Osce, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. “Quelle tra Ucraina e Russia sono situazioni complesse”, ha osservato a sua volta il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, che ha fatto appello ai due paesi a risolvere la questione “in modo pacifico con gli strumenti delle norme internazionali” e “quindi, non entrare in un’escalation militare”.

Moavero ha ricordato che le sanzioni alla Russia sono un punto all’ordine del giorno del prossimo vertice europeo di dicembre: “Da qui ad allora – ha assicurato – definiremo la nostra posizione con i partner europei”. “Tutto dipende – gli ha fatto eco da Berlino la collega austriaca Karin Kneissl (Vienna ha la presidenza di turno dell’Ue) dal comportamento dei due belligeranti. Ma dovrà essere allo studio”. 

Questa volta Kiev non avrà ragione a prescindere

Kiev, diversamente dal passato quando le si dava ragione a prescindere, dovrà dimostrare di averla con prove, e l’ammissione della presenza a bordo delle motovedette di agenti del controspionaggio non le giova. Così come il varo della legge marziale, che per il Cremlino puo’ causare un’escalation di tensione, “in particolare nelle zone sud-orientali” dell’ex repubblica sovietica. Poroshenko ha affermato ieri di aver tentato di parlare con il Cremlino, ma a Mosca sembrano non saperne nulla: “Nessun contatto – hanno replicato – dal giorno dell’incidente a Kerch”. 

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Autore dell'articolo: admin