Thierry Fremaux critica il Festival di Venezia


Netflix, Tarantino, Scorsese e Venezia. Thierry Fremaux Show in attesa di Cannes 2019.

A 24 ore dall’annuncio della line-up di Cannes 2019, Thierry Fremaux si è concesso una lunga intervista all’Hollywood Reporter, in cui ha ribadito che C’era una volta in America di Quentin Tarantino e The Irishman di Martin Scorsese non sono ancora pronti. Quest’ultimo, prodotto Netflix, sarebbe stato accolto a braccia aperte, in quanto Scorsese avrebbe preferito non gareggiare per la Palma d’Oro.

Stuzzicato da Rhonda Richford sul puntuale confronto con la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, che negli ultimi anni ha fatto incetta di premi Oscar, Fremaux è stato polemicamente tagliente, ribadendo la sua proverbiale scarsa simpatia.

Sono sicuro che quando abbiamo meno film americani il festival riceva meno attenzione dalla stampa americana, ma non nel resto del mondo. Penso che gli americani guardino il mondo solo dal loro punto di vista, ma tu conosci Cannes – ed è scritto nelle regole della fondazione di Cannes: Cannes parla di artisti universali e del mondo, non solo del cinema francese o americano. Naturalmente l’anno scorso la stampa americana ha deciso di criticare Cannes, e a noi non ci interessa. Ci interessano le vere recensioni, perché ovviamente non siamo perfetti e possiamo commettere errori o migliorare alcune cose. Ma quando prendi qualche altro festival cinematografico autunnale, focalizzato solo sul cinema americano, penso che sia un grosso errore. Certo, è più facile organizzare un Festival in autnno, ma chi può dire che sarebbe meglio per Cannes essere ciò che Venezia sta diventando, ovvero una piattaforma americana? Accetto la sfida e il mio amico [il direttore artistico di Venezia] Alberto Barbera sta facendo quello che deve fare, tramutandosi in una piattaforma americana. Non è la tradizione di Venezia – storicamente è totalmente diversa, ma è ciò che sta facendo. Noi vogliamo continuare e andare avanti con il cinema mondiale. I cineasti, l’industria e la stampa continuano a pensare che sia importante essere a Cannes, perché è ancora “il posto dove stare”, con un certo gusto del cinema. Abbiamo alcuni film mainstream e altri piuttosto radicali. Questo è anche il motivo per cui sei a Cannes, per scoprire cosa c’è di nuovo.

Impossibile non parlare di Netflix, che per il secondo anno consecutivo non avrà film in cartellone sulla Croisette.

Netflix è compatibile con Venezia o Toronto. La strategia di Venezia si combina alla campagna da Oscar, buon per loro. Non è un nostro dovere, anche se il film di Spike Lee che abbiamo avuto in concorso lo scorso anno gli ha permesso di ottenere il suo primo Oscar. Su cinque film stranieri nominati, tre arrivavano da Cannes. … Netflix è un’azienda incredibile. Sono davvero amanti del cinema, ma fanno qualcosa di molto nuovo e noi preserviamo la tradizione.

Parole che fanno rumore, tanto discutibili quanto comprensibili, per una diatriba parzialmente inesatta. Negli ultimi 20 anni tre film americani hanno vinto la Palma d’Oro, quattro il Leone d’Oro. Nel 2013 Cannes presentava sei film americani in Concorso, nel 2014 solo tre, nel 2015 di nuovo sei, nel 2016 tre, nel 2017 quattro e nel 2018 appena due. Venezia, dal canto suo, è riuscita lentamente a ritrovare forza e credibilità ad Hollywood in quest’ultimo lustro, senza però mai abbandonare il cinema d’autore, per non dire sperimentale, all’interno di Concorsi incredibilmente variegati, in grado di accogliere Cinema a 360°. Cannes 2019, cosa da non dimenticare, aprirà con un film americano zeppo di star (The Dead Don’t Die di Jim Jarmusch) e attende come il Messia l’ultimo titolo di Tarantino, battende bandera a stelle e strisce e attualmente ancora in cabina di montaggio. In Concorso, inoltre, ci saranno anche Terrence Malick e Ira Sachs. Quindi di cosa stiamo parlando?

Soffermarsi ancora sulla presunta scarsa qualità del cinema americano rispetto al resto del mondo, poi, risulta a dir poco anacronistico.


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Autore dell'articolo: admin