Tesla Model 3 Il test a Milano


Un’aliena a Milano. Almeno a giudicare dallo sguardo del tassista che al semaforo davanti all’Arena, in mezzo al traffico del tardo pomeriggio, si mette a clacsonare come un matto per chiederci: «E’ quella nuova? Bella, come si chiama?». Si chiama Tesla Model 3 e finalmente è arrivata in Italia. Le prime consegne, in sordina, sono cominciate a metà febbraio. Noi l’abbiamo provata per il primo test-drive milanese concesso alla stampa, proprio alla vigilia del debutto in California della versione Suv, la Model Y, che andrà in produzione nel 2020.

Siamo alla guida di una versione Performance, ovvero il top di gamma. 48 ore per le strade del centro cittadino e poi fuori, fra tangenziali, autostrade e statali tutte curve, fino alla collina di Montevecchia. Ecco le prime impressioni.

I pro. Prestazioni da record e grasse risate per gli effetti speciali. Come sempre, dato il picco di coppia istantaneo degli EV, l’accelerazione da fermo è eccezionale. Model 3 Dual Motor Performance da questo punto di vista non delude proprio: da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi (4,8 per la versione base Long Range). Ovvero, la schiena ti si appiccica al sedile appena premi l’acceleratore (certo, da tenere in conto anche il down improvviso quando si attiva la frenata rigenerativa). Pure gli amanti della vecchia combustione interna devono riconoscere che, in questo, sorpassa sulla carta e seppure di poco competitor del calibro di M3 BMW (4,1 secondi da 0 a 100) o di una Giulia Quadrifoglio (3,9 sec) o di una Mercedes C63 (3,9). Certo, qui manca il «vroom vroom» del motore.

Divertente ma in modo assai diverso – a conferma che le Tesla restano un giocattolo di lusso per adulti – il «touch screen» da 15 pollici, da cui si governa (letteralmente) tutto il veicolo, dai fari all’apertura del portaoggetti, fino ai comandi firmati Atari che trasformano l’auto sul navigatore in un veicolo marziano o in una slitta di Babbo Natale, oppure il tic tac della freccia in una serie incontrollabile di peti (così definite sullo schermo: puzzetta noiosa, puzzetta assurda, tanfo neurale, squartapantaloncini…).

Trazione integrale. Velocità massima: 250 km orari (non sono andata su pista, quindi fin lì non sono arrivata). La tenuta di strada è perfetta, fin troppo. L’auto sembra aggrappata all’asfalto, e in tenuta sport, con i cerchi da 20’’ della versione Performance, l’aderenza da plus rischia quasi di diventare scomoda. Autonomia dichiarata : 530 chilometri nel modello Performance (560 per il modello Long Range). Ma se il viaggio è lungo e ho un’andatura «sportiva»? Secondo il mio navigatore, se mi mettessi in viaggio da Milano a Palermo, mi dovrei fermare lungo la strada 5 volte per fare il rabbocco di elettricità per altrettante tappe al supercharger Tesla (ci sono 30 stazioni in Italia con 250 supercharger). Un totale di 4 ore di tempo per la ricarica veloce.

Ottima la capacità di carico (425 litri). Un bagagliaio posteriore profondo e capiente, uno anteriore se i sacchetti della spesa abbondano.

E l’autopilot funziona davvero. L’ho provato in autostrada – e mi ha pure punita, disattivandosi, perché non tenevo le mani sul volante – e nel traffico della statale. Da brivido. L’impressione è che Tesla sia davvero pronta a viaggiare in autonomia, sia nella sterzata sia con la regolazione della velocità in base al traffico o i cambi di corsia in autostrada. Tutte le nuove vetture sono equipaggiate con le funzionalità della guida assistita, come frenata d’emergenza, avviso anti-collisione e rilevamento punto cieco. L’hardware c’è già, il passo è breve.

I contro: interni iperminimalisti e l’apertura delle porte dov’è? Gli interni sono minimalisti. Troppo. Chi compra un’auto il cui prezzo parte da 67.000 euro non vuole ritrovarsi circondato da tanta plastica, o faticare a scoprire qual è il comando d’apertura porte. E, soprattutto, non può continuare a distogliere lo sguardo dalla strada per controllare la velocità o l’autonomia residua sul «touch screen» laterale, perché è sparito il contachilometri davanti agli occhi, assieme a tutti gli strumenti ad altezza visuale.

I dubbi sul prezzo e la ricarica. Il prezzo è da nababbi? La versione Performance parte da 67.000 euro ( la nostra auto in prova con gli optional superava i 72.000). La versione Long Range base in listino da 56.400 cui si dovrebbe sottrarre l’ecobonus. Elon Musk promette che tra sei mesi arriveranno in Europa anche le versioni più economiche già uscite negli Usa, la meno cara è in vendita a 35.000 dollari (circa 31.500 euro, pre-tassazione). Ma i prezzi sono ancora in fase di oscillazione. Gli uomini di Tesla assicurano che la filosofia del «capo» è portare l’elettrica a tutti. Quindi una Tesla sempre meno oggetto proibito del desiderio e sempre più il «new normal», la normalità del futuro. Vedremo.

La curiosità. Con circa 140.000 unità vendute, Model 3 è stato il veicolo premium più venduto (compresi i SUV) negli Stati Uniti nel 2018: la prima volta da decenni che un produttore americano riesce ad ottenere il primo posto. Tesla in Europa vende molto bene in Norvegia, Olanda e Germania. Ma con Model 3 anche il mercato italiano diventa molto appetibile.

14 marzo 2019 (modifica il 14 marzo 2019 | 13:44)

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