Telemedicina, Italia «rimandata» Ancora troppi ostacoli all’adozione


Può sembrare un paradosso, ma in uno dei Paesi, il nostro, dove è stata sperimentata per prima (negli anni ‘60, in ambito militare), la telemedicina fa tuttora fatica ad affermarsi come «normale» strumento di lavoro in campo sanitario. Una constatazione ampiamente condivisa nel mondo medico e da studi ai quali si aggiunge adesso l’edizione 2018 del Future of Health Index di Philips. Il Report internazionale su 16 Paesi nel mondo – Italia inclusa – è stato condotto attingendo ai risultati di studi accademici e con interviste approfondite di opinion leader o gruppi di popolazione.

I cinque «nodi» da sciogliere

In totale, il Future of Healt Index identifica cinque ostacoli all’adozione diffusa della «telehealth» oggi a livello globale modelli obsoleti di rimborso e pagamento; atteggiamenti culturali; mancanza di incentivi finanziari; politiche restrittive e infrastrutture tecnologiche inadeguate, come l’accesso alla banda larga. Per quanto riguarda l’Italia, lo studio ha coinvolto 1.500 cittadini e 200 professionisti sanitari dai quali sono state raccolte percezioni ed esperienze su accesso alla sanità, soddisfazione per i servizi erogati ed efficienza complessiva del sistema sanitario, confrontati con dati di terze parti. E i risultati confermano nella sostanza che anche da noi i punti critici sono gli stessi evidenziati negli altri Paesi.

Un nuovo indicatore per misurare i sistemi sanitari

In questa edizione, Philips ha introdotto il «Value Measure», un nuovo indicatore che nasce con l’obiettivo di misurare l’effettiva capacità di un sistema di generare valore sulla base di tre fattori chiave: accesso, soddisfazione ed efficienza. «L’Italia, con un punteggio di 41,78, è in linea con la media globale (43,48) in termini di Value Measure (ad eccellere è Singapore con un punteggio di 54,61), ma è fanalino di coda in Europa con un punteggio inferiore alla media (47,77). Nel confronto con gli altri Stati, l’accesso alla sanità risulta essere leggermente superiore rispetto alla media grazie al minor peso dei costi per interventi chirurgici che gravano sui pazienti (1% rispetto alla media del 16%) » si dice nello studio. «Tuttavia, il punteggio dell’Italia è frenato da una densità inferiore alla media di professionisti sanitari qualificati (97 per 10.000 abitanti rispetto a una media di 109) e di letti ospedalieri (34 per 10.000 abitanti contro 38 medi)».

Il grado di soddisfazione verso i servizi

Vediamo nei dettagli che cose è emerso dal focus sul nostro Paese, partendo dal grado di soddisfazione verso i servizi erogati. Dove si colloca in classifica? Sostanzialmente sotto la media, registrando un punteggio di 44,97 rispetto al 52,85 degli altri Paesi. «Si evidenzia però una differenza sostanziale tra popolazione generale e professionisti sanitari: per i primi il dato scende inesorabilmente fino al 39,13, evidenza supportata dal fatto che solo un italiano su 3 sente i propri bisogni soddisfatti. Più ottimisti, seppur sotto la media, i professionisti sanitari con un punteggio del 50,82. Discriminante, in questa lettura, il grado di fiducia palesato dagli intervistati (il 36% dichiara di fidarsi poco o per nulla)», viene sottolineato nel Report. «Complessivamente il paziente italiano è consapevole di vivere in un paese dove il servizio sanitario è una ricchezza, ma lamenta difficoltà ad accedere ai servizi offerti a causa, in primis, della disparità di trattamento tra le varie regioni e delle lunghe liste d’attesa. Infine, di poco superiore alla media globale (27,24 contro 26,69) risulta il dato relativo all’efficienza: la spesa sanitaria risulta essere utilizzata in modo efficace. Un punteggio rafforzato da risultati superiori alla media (90 contro 77,3) in termini di stato complessivo di salute, ma leggermente frenato dalla spesa sanitaria di poco superiore alla media come percentuale del PIL (9,2 contro 9)».

Nuove tecnologie: importanti ma poco conosciute

Arriviamo al capitolo delle nuove tecnologie. Se in Italia gli intervistati mostrano ancora una scarsa conoscenza sul tema, tuttavia ne riconoscono l’importanza e si dicono pronti a adottarle, certi che porterà vantaggi concreti al loro modo di vivere la salute. Da noi, la raccolta dei dati clinici è già avviata grazie all’introduzione della Cartella Clinica Elettronica (CCE). «Tuttavia risultiamo sotto la media globale per gli investimenti sullo sviluppo della CCE e sui dispositivi wearable (indossabili) per la salute con un punteggio di 22,97, oltre 5 punti sotto la media — si legge nello studio —. Basso il dato di adozione sia negli ospedali, con una spesa per letto intorno ai 1.800 dollari contro una media di quasi 2.500 dollari, sia nel contesto ambulatoriale, con una spesa pro capite di 3,61 dollari rispetto ai 4,67 dollari. Inoltre, solo un terzo dei medici di medicina generale dichiara di aver utilizzato la CCE» . Secondo l’analisi di Philips, «gli ostacoli principali sono legati alla privacy dei dati e alla lacune dell’infrastruttura tecnologica italiana che potrebbero giocare un ruolo preponderante nei più bassi livelli di adozione: il 41% della popolazione in Italia afferma, infatti, di non fidarsi del fatto che un’azienda entri in possesso dei propri dati personali; in Italia si rileva, inoltre, il più basso tasso di penetrazione di internet rispetto alla media globale: 61% contro 74% ».

L’analisi dei dati clinici

Come funziona l’analisi dei dati clinici? in Italia, è ancora difficoltosa (sotto la media 34 contro 38,39). «Esistono differenze significative tra gli investimenti nell’analisi dei dati per la diagnosi iniziale e in quelli per la pianificazione del percorso terapeutico: i primi sono in linea con la media globale (0,06 dollari pro capite), mentre i secondi sono inferiori (0,02 contro 0,03 dollari) — si specifica nel Report— . Eppure l’impiego della intelligenza artificiale (AI) rappresenta per il nostro Paese una sfida e un’opportunità concreta che gli intervistati già intravedono. Infine, per quanto riguarda l’erogazione dei servizi di cura, l’Italia è decisamente sotto la media con un dato complessivo che si attesta sui 14,69 a fronte del 22,41 della media dei 16 paesi. Un punteggio penalizzante, frenato da investimenti ancora troppo bassi in telemedicina e nella diagnostica per immagini».

Monitoraggio remoto dei pazienti limitato

Nonostante l’Italia abbia un tasso di adozione pro capite superiore alla media di applicazioni pay-to-use per il monitoraggio remoto dei pazienti (0,0028 vs 0,0023 pro capite) , lo stato attuale dell’assistenza sanitaria è potenzialmente limitato dalla mancanza di unità e di personale dedicati alla telemedicina sia in ambito ospedaliero, che ambulatoriale che domiciliare. Ma soprattutto mancano i processi in grado di definire e regolamentare i flussi di lavoro nel contesto della teleassistenza, sia hospital-to-home che tra gli ospedali stessi. Eloquente il dato riportato dal Politecnico di Milano: seppur, infatti, si stima che nel 2017 le strutture sanitarie italiane abbiano investito circa 24 milioni di euro in questo ambito (in aumento rispetto ai 20 milioni dello scorso anno), solo il 38% dei direttori delle aziende sanitarie italiane reputa la telemedicina un ambito molto rilevante. Anche, quando si tratta di imaging, l’Italia scende al di sotto della media in diverse aree (tra cui PET, SPECT, MRI, TC e raggi x) , registrando uno score di 12,05 contro un dato medio che si attesta sul 19,31. «Mai come quest’anno emerge chiara l’esigenza di ripensare il paradigma che definisce l’erogazione della cura e stimolare un dialogo aperto verso una trasformazione definitiva dei modelli di assistenza tradizionali», conclude Stefano Folli, CEO e Presidente Philips Italia, Israele e Grecia. «Diventa ormai sempre più necessario il passaggio da logiche di costo a logiche di valore, rimodulare i criteri da prestazione a percorso terapeutico, da costo per singolo servizio a bundle a pacchetto, da sistema ospedale-centrico a sanità territoriale con strutture per la presa in carico del paziente e centri di altissima specializzazione»..

27 novembre 2018 (modifica il 27 novembre 2018 | 19:30)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




Pagina ufficiale: http://xml2.corriereobjects.it/rss/salute.xml

Autore dell'articolo: admin