Tap, Tav e tagli all’editoria. I tre casi che scuotono il governo


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Governo Conte sotto pressione per i ‘casi’ Tap e Tav, oltre agli emendamenti dei ‘dissidenti’ 5 stelle al decreto sicurezza e al nuovo fronte sui tagli all’editoria che si sta per aprire tra M5s e Lega.

Dopo il via libera annunciato giovedì 25 ottobre dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a tenere banco nel dibattito politico è ancora il completamento del gasdotto transadriatico che dovrebbe portare il gas naturale del Mar Caspio fino al Salento. Sabato è stato il giorno della protesta degli esponenti del comitato ‘No Tap’ che sono scesi in piazza, nel Leccese, e hanno stracciato le tessere elettorali dopo aver lanciato una campagna social per chiedere le dimissioni del premier e degli esponenti 5 Stelle, compresi i ministri Luigi Di Maio e Barbara Lezzi.

Ma hanno criticato il premier e ribadito la loro contrarietà al progetto anche i parlamentari 5 Stelle che si erano espressi ieri. In particolar modo viene criticata la decisione di dare il via libera sostenendo, come fatto da Conte e come confermato ieri da Di Maio che ha parlato di 20 miliardi di euro, che altrimenti lo Stato dovrebbe pagare penali “insostenibili” per la mancata conclusione del progetto.

“Anche Conte sbaglia. Non ci possono essere penali, semplicemente perché non esiste alcun contratto tra Stato e Tap. Non ci possono nemmeno essere costi a carico dello Stato, semplicemente perché, non essendovi ad oggi il rispetto delle prescrizioni da parte di Tap, non vi può essere responsabilità dello Stato. Continuiamo ad avere fiducia nella magistratura”, scrivono in una nota i senatori 5 stelle Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis e la deputata Sara Cunial. 

“Penali per quasi 20 miliardi”

“Io da ministro dello Sviluppo economico ho studiato quelle carte per tre mesi. E sono voluto andare allo Sviluppo economico anche per questo, per studiarmi bene le carte. Vi posso assicurare che non è semplice dover dire che ci sono delle penali per quasi 20 miliardi di euro. Ma così è, altrimenti avremmo agito diversamente”, ha scandito Di Maio, dalla Sicilia. Tra i 5 stelle più vicini al vice premier non si nascondono i “malumori” interni ma si riconduce la questione a “campagna di fango mediatica”.

 “Luigi Di Maio sta conducendo questa squadra col piglio e la determinazione che poche persone nella storia d’Italia hanno dimostrato. Mai si parla di come, a pochi mesi dal suo insediamento, ha trovato una soluzione al caso Ilva, dopo che il governo precedente aveva fatto quasi una decina di decreti. Non si parla del caso Bekaert con i lavoratori che hanno voluto festeggiare con il ministro Di Maio. Oppure dell’accordo per il ritorno in Italia di una linea di produzione della Whirlpool che aveva delocalizzato in Polonia”, difende a spada tratta Di Maio il ministro delle Giustizia, Alfonso Bonafede, che aggiunge: “Nessuna parla delle misure contro il gioco d’azzardo (e sarà interessante verificare quanta ricchezza delle famiglie abbiamo salvato), delle maggiori tutele per i lavoratori precari, dei contratti dei lavoratori della Flex trasformati in tempo indeterminato. Dell’ampliamento degli ammortizzatori sociali ai lavoratori, esclusi per ragioni burocratiche”. La colpa di queste omissioni, secondo il ministro, è della stampa: “Se passa sul mainstream che il Movimento 5 stelle, una forza politica composta da cittadini che entrano nelle istituzioni e si fanno Stato, sta facendo tutto quello che in vent’anni i professionisti della politica non sono riusciti neanche ad abbozzare, è finita per tutti”, sostiene Bonafede.

Critiche le opposizioni con l’ex ministro Carlo Calenda che ha sostenuto non vi sia traccia di penali e Forza Italia che parla di “governo del voltafaccia”. Sulla Tap è invece d’accordo Matteo Salvini. “Per famiglie e imprese italiane pagare di meno l’energia è fondamentale, quindi ben vengano opere pubbliche che aiuteranno ll’Italia e gli italiani a risparmiare”, ha scandito il ministro dell’Interno.

Anche sulla Tav la Lega non cede

Sul fronte Tav, è proprio Di Maio, invece, ad aprire la crepa, questa volta non interna – anzi potrebbe servire a ricompattare il M5s – ma esterna, ovvero con l’alleato di governo leghista, tradizionalmente favorevole al completamento dell’Alta velocità Torino-Lione. “Da sempre noi siamo contrari alla Tav, e soprattutto è nel contratto di governo. Credo che in questo momento nessuno del governo a Roma abbia intenzione di foraggiare quell’opera”, afferma il vice premier pentastellato. Nessuna reazione al momento da parte leghista ma ambienti del partito di Matteo Salvini fanno sapere che la posizione della Lega non cambia: la Tav è necessaria e deve andare avanti, si può rivedere il progetto ma non va ridiscusso. 

No del Carroccio a una guerra ai giornali

Altro fronte che si è aperto ieri è quello del taglio dei finanziamenti pubblici all’editoria. Con il presidente della commissione Trasporti alla Camera, il leghista Alessandro Morelli, coordinatore della comunicazione della Lega molto vicino a Salvini, che, in un lungo post, ha messo in chiaro che il suo partito metterà paletti ai tagli decisi dai 5 stelle. “

L’editoria è una grande risorsa per ogni Paese. Sono da cancellare le storture e i privilegi ma vanno tutelate le piccole grandi testate che hanno sempre fatto informazione di qualità e servizio pubblico nei territori. I giornali locali sono stati la fucina che ha prodotto grandi giornalisti ed editano una mole di informazioni che mai le testate nazionali potrebbero coprire. In più una guerra talebana e quindi irrazionale a giornali storici è un errore che favorisce editori che vedono nella carta stampata non un investimento industriale o culturale ma una mera opportunità di indirizzare le masse”, scrive Morelli.

“La Lega – prosegue – è sempre stata contro questa logica e ancora una volta ribadiamo: nessuno (neppure gli editori e cooperative locali) intende difendere storture, anzi, incentivare all’innovazione è un obiettivo comune che permette di tutelare migliaia di posti di lavoro. Sono certo che i primi a voler esser coinvolti per lavorare su questo sono proprio piccoli editori e le migliaia di giornalisti che, svolgendo il loro mestiere dalla ‘provincia’, danno un servizio al Paese. Noi siamo con loro”. 

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Autore dell'articolo: admin