Sul labile confine fra il «mostruoso» e l’ordine umano



Tina lavora alla dogana e ha un fiuto infallibile. Nulla le sfugge di quello che è «illegale», il suo naso non si ferma alle cose ma sente quanto le circonda, cattura i sentimenti e le emozioni, la paura, il senso di colpa, gli imbarazzi, la vergogna. Solitaria, infagottata nella divisa, le unghie sempre sporche, la faccia mascolina, qualcosa di animale nelle movenze, Tina si occupa del padre, ricoverato in una clinica per anziani, vive in mezzo alla natura con una … Continua


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