storia di una rivolta urbana


raggi zozzone materasso

Facebook / Virginia Raggi


Lo Zozzone con il materasso




Chi abita a Roma (ma anche a New York, a questo punto), ormai lo sa: accanto ai cassonetti della Capitale si trova di tutto, dai televisori ai pensili da cucina. A essere amanti del restauro, del bricolage e del trash (fuor di metafora) con un po’ di pazienza ci si potrebbe arredare casa.

Gli elementi d’arredo che più abbondano sono i materassi. Grandi, ingombranti, stazionano sgraziati, appoggiati, alla bell’e meglio, per giorni in attesa che una squadra apposita dell’Ama intervenga per portarli via. Colpa di un servizio non proprio al top, certo, ma anche di chi tutta quella roba l’abbandona, incurante non solo di quella cosa pubblica che a Roma non è mai stata particolarmente di moda, ma anche delle più elementari norme di decoro urbano.

Non bisogna però generalizzare, perché tra i romani c’è qualcuno che davvero non ne può più. E reagisce. Come può, certo, ma perlomeno non dando fuoco a cumuli di rifiuti, bensì con l’unico mezzo che la democratizzazione della comunicazione ha messo nelle mani di tutti: una telecamera e un mondo in ascolto sui social.

E’ così che è nata la storia di Virginia Raggi e dello Zozzone: con un video girato in un quartiere della periferia romana messo online da un indignato cittadino di Tor Pignattara. L’uomo, dall’inconfondibile accento romano e una curiosa cantilena alla Bombolo (d’ora in poi lo chiameremo l’Indignato), scorge sul marciapiede opposto un tizio intento da abbandonare un materasso matrimoniale accanto ai cassonetti. L’Indignato gli grida qualcosa, ma l’altro (che chiameremo lo Zozzone) lo ignora bellamente ed è a questo punto che l’eroe sfodera l’arma di denuncia democratica: lo smartphone. Inizia a riprendere e a rimproverare lo Zozzone che, un po’ per la vergogna di essere additato al ludibrio degli astanti, un po’ perché consapevole di che fine fanno quei video, si riprende il materasso e se lo riporta in casa. 

Non soddisfatto, l’Indignato posta il video su Facebook, dove viene visto dal sindaco di Roma Virginia Raggi che prontamente lo condivide. Per lodare il senso civico dell’Indignato, ma soprattutto per condannare il comportamento dello Zozzone (è lei a battezzarlo così) alle cui calcagna sguinzaglia gli agenti del Pics supporto ambiente, un corpo, scrive il sindaco nel su post, creato proprio per combattere gli zozzoni (testuale). Dopo giorni di appostamenti, gi agenti sorprendono lo Zozzone e gli appioppano una multa da 600 euro. 

Insignificante nota lessicale: la lingua italiana contempla solo ‘sozzone’, da ‘sozzura’ (citata da Manzoni nei Promessi Sposi) e la variante con le zeta è considerata una eccezione dialettale romanesca.

@ugobarbara

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