Storia di Chloe, modella rapita dal maniaco che ora non paga l’avvocato


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Foto: Instagram


Chloe Ayling




La modella inglese Chloe Ayling non paga il suo avvocato Francesco Pesce che l’ha assistita come parte civile nel processo concluso con la condanna del suo presunto rapitore Lucasz Herba a 16 anni e 8 mesi. E lui revoca il mandato nel procedimento che vede imputato Michal Konrad, il fratello di Lucasz che viene processato solo ora dopo che, nel giugno scorso, la magistratura inglese ha dato l’ok alla sua estradizione.

Non c’è l’autorizzazione

“Chloe Ayling – spiega Pesce all’Agi – mi deve i 6 mila euro liquidati dai giudici di Milano con la sentenza. Sono stato contattato nelle settimane scorse dal suo agente dal quale ho saputo che lei i soldi ce li ha, ma non ha autorizzato a darmeli. Un atteggiamento che mi ha infastidito, se penso che l’ho assistita gratis per un anno e tre mesi e l’ho pure aiutata a scrivere una parte del suo libro, dandole anche dei suggerimenti per promuovere la sua immagine”.

Un segreto intimo

In questi mesi, ricorda Pesce, la ventunenne con un seguito di 135 mila follower su Instagram, ha avuto diverse occasioni di ‘monetizzare’ la celebrità goduta proprio in seguito alla vicenda giudiziaria, dalla partecipazione al ‘Grande Fratello Vip’ britannico alle pubblicità, anche col noto marchio di intimo femminile Victoria’s Secret.

Ora rischia di perdere quasi tutto

Il legale cercherà di ottenere attraverso un decreto esecutivo del Tribunale i soldi che gli sono dovuti più le spese, per una somma che si aggirerebbe sui 15mila euro. A questo punto, spiega, la ragazza non può più costituirsi parte civile nel processo a carico di Michal Korda e rischia grosso anche dal punto di vista giudiziario: “Non solo non verrà stabilito un risarcimento a suo favore nel caso di eventuale condanna, come nel primo grado (i giudici avevano disposto una provvisionale di 60mila euro a carico di Lucasz) ma nemmeno potrà dare il suo contributo, tramite un legale, all’esito del processo. E se Michal Korda dovesse essere assolto a quel punto i giudici d’appello potrebbero mettere in discussione anche la condanna per Herba”.

A giugno la prima condanna

L’11 giugno scorso, la Corte d’Assise aveva condannato il 30enne polacco di Birmingham per sequestro di persona a scopo di estorsione. All’imputato erano state riconosciute le generiche che gli hanno consentito di evitare una pena ben più severa, considerando che il reato, tra i più gravi per la nostra legge perché incide sulla libertà personale, viene punito col carcere tra i 25 e i 30 anni, in assenza di attenuanti.

Sceneggiature

Prima che i giudici si riunissero in camera di consiglio, il legale di Herba, l’avvocato Katia Kolakowska, aveva ipotizzato che il sequestro sarebbe stato ispirato, in accordo tra i due giovani, al film ‘By any means’. Stando agli stessi autori della pellicola, uscita otto settimane prima dei fatti, le somiglianze con la trama del film appaiono “infinite”.

Di certo da questa vicenda è scaturita una ‘sceneggiatura processuale’ piena di colpi di scena che ha appassionato per mesi i tabloid britannici, presenti in forze in aula coi loro corrispondenti.

Il lato oscuro della Rete

Il pm Paolo Storari aveva definito Lucasz Herba un “mitomane avventuriero” sostenendo che col sequestro, avvenuto tra l’11 e il 17 luglio dell’anno scorso, avrebbe voluto accreditarsi nel ‘deep web’ dove avrebbe minacciato di venderla all’asta.

La ragazza, liberata dopo una richiesta di riscatto in un primo tempo di 300 mila e poi di 50 mila dollari, mai ottenuti,  sarebbe stata costretta a “violenze fisiche e psicologiche”, tra cui “l’ammanettamento”, la narcotizzazione con una droga molto potente, la ketanina, e “il brutale trasporto dentro una valigia” fino a una baita in Piemonte.

In aula gli investigatori hanno spiegato che il “piano iniziale dei due fratelli era quello di sequestrare la modella a Parigi ma poi in quel periodo, nell’aprile del 2017, c’era stato l’attentato sugli Champs Elysees e i due scelsero Milano perché era più sicura per portare a termine il rapimento”.

In alcune mail sequestrate, Herba, che aveva creato il sito ‘Bleck Death’, si presentava come un “guerrigliero” che aveva “già fatto vittime in Iran e Afghanistan e disposto anche a vendere donne”.

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 Chloe Ayling

Sospetto narcisista, sedicente malato di leucemia

Per il rappresentante dell’accusa, che aveva anche sollecitato una perizia psichiatrica non ammessa dalla Corte, alla base del sequestro ci sarebbe stato un ‘disturbo narcisistico di personalità’. “Chloe è stata trattata come una cosa – ha argomentato – destinata a soddisfare i suoi bisogni di narcisismo maligno. Agli altri si presentava come un delinquente, vantandosi di altri sequestri, frutto della sua fantasia”. Per questa sua fragilità psicologica e perché comunque ha poi liberato e accompagnato la ragazza al consolato inglese di Milano, Storari aveva chiesto di riconoscere l’attenuante della ‘lievità del fatto’, non concessa dai giudici. 

Herba aveva raccontato due versioni talmente diverse da aver fatto esclamare al pm Storari, dopo avere ascoltato la ritrattazione: “Credo che non abbia tutte le rotelle a posto”.

Subito dopo l’arresto, aveva spiegato di essere malato di leucemia e che, per procurarsi il denaro necessario alle cure, aveva iniziato a collaborare con “tre rumeni di Birmingham” che gli avrebbero affidato mezzo milione di sterline per affittare locali in varie città europee tra le quali Milano. I locali avrebbero dovuto essere usati per rapire giovani modelle a scopo di riscatto e i rumeni, nell’ambito di questo disegno, lo avrebbero costretto a fare prigioniera Chloe, ma lui a un certo punto si sarebbe ribellato e l’avrebbe liberata.

Cambio di versione

Molto diverso il racconto fatto davanti ai giudici il 21 febbraio scorso: “Avevamo concordato di fingere il suo sequestro per guadagnarci dei soldi che poi ci saremmo divisi. Dico solo oggi la verità perché ero convinta che Chloe mi avrebbe aiutato e invece non è andata così. La messinscena è finita quando ci siamo accorti che i media non scrivevano di noi. A quel punto uscivano a fare shopping in paese e l’ho accompagnata al consolato perché avevo paura che si perdesse”.  

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