Sono precipitata nell’alcolismo quasi senza rendermene conto. Poi, grazie a un gruppo di aiuto-aiuto, ho raggiunto l’astinenza. E pian piano sono tornata alla luce, un po’ ammaccata ma grata per questa insperata opportunità


GettyImages

GettyImages

Sono precipitata nell’alcolismo quasi senza rendermi conto della vera natura di questo problema e senza ricorrere a sistematici eccessi.  Semplicemente il mezzo bicchiere che mi regalava uno stato di serena rilassatezza, è diventato una abitudine alla quale non volevo e non potevo più rinunciare. La quantità di alcol è gradualmente aumentata e alla fine mi sono trovata nel caos. Volevo smettere e non ci riuscivo!!

Il mio fisico non ha retto e alla fine si è reso necessario un ricovero ospedaliero. Le cure mirate mi hanno disintossicata dall’alcol, ma non mi hanno liberata dal tarlo che mi tormentava la mente. Il dottor Silkworth, primario del Towns Hospital di New York, già molti anni fa (Alcolisti Anonimi è nata nel 1935 ad Akron/Ohio) diceva che l’alcolismo è «Una malattia dell’anima abbinata ad una allergia del corpo».

Ho però avuto la grande fortuna di entrare subito in un Gruppo AA e, in quelle stanze è accaduto qualcosa che ancora oggi che sono passati molti anni, non so spiegare. Nel mio stato di prostrazione è scattato una specie di meccanismo «di identificazione». Mi ha colpito l’atmosfera serena traboccante di sincera amicizia, la mancanza di giudizio, la gratuita disponibilità, addirittura l’affetto da parte di tutti. Ed erano le persone più diverse: uomini e donne di ogni età ed estrazione sociale: operai, avvocati, commesse, affermati professionisti (anche medici), preti e casalinghe.

Dopo tante umiliazioni mi sono sentita sostenuta, capita e presa per mano. Ed è successo qualcosa di impensabile: anch’io sono riuscita ad inanellare le prime 24 ore di astinenza.  Quando ti assale la «compulsione» il desiderio irrefrenabile di bere, puoi chiamare uno dei numerosi amici sempre disponibili e, parlando anche del più e del meno, il tumulto si calma e il pericolo è scampato. Poco alla volta ho poi cominciato a condividere il Programma di Recupero che si chiama «12 Passi». È un lavoro fantastico, faticoso ma di grande soddisfazione.

Ho fatto mia la massima di un grande pensatore che diceva: «La paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire…non c’era nessuno!». E pian, piano, un poco alla volta si inizia a ricostruire, si rimuovono le macerie, si cambia stile di vita, si torna alla luce, un po’ ammaccati ma estremamente grati per questa insperata opportunità.

Ecco allora cosa significa per noi «Malattia come opportunità». Non è scontato che tutti ci riescano, ma sono ormai migliaia gli alcolisti che solo in Lombardia, dove Alcolisti Anonimi è attiva ormai da 42 anni con 95 Gruppi, sono tornati alla vita, recuperando la loro dignità e un posto in famiglia e nella società.

  M. C.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità» di Corriere Salute


Pagina ufficiale: http://xml2.corriereobjects.it/rss/salute.xml

Autore dell'articolo: admin