«Soffro di depressione da 30 anni perché non riesco a uscirne?»


Pubblichiamo la domanda inviata da un lettore al forum Psichiatria e la risposta data da uno dei nostri esperti, il dottor Giancarlo Cerveri, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria ASST di Lodi.

Buonasera, sono in cura dal 1990 per depressione maggiore ricorrente. Nonostante le numerose cure prescritte nel corso di tutti questi anni, non ho mai raggiunto uno stato di benessere totale. Probabilmente l’errore e stato anche un po’ mio nel non seguire correttamente le terapie (smettevo o diminuivo quando stavo un pochino meglio). Ma quello che non riesco a comprendere è la ricomparsa delle crisi, peraltro tremende, che riaffiorano all’improvviso senza un apparente motivo. Soffro molto. La mia vita è un inferno. La cura che attualmente faccio è vortioxetina 10 e 5 al mattino. Cosa ne pensa? Perché non riesco a uscire definitivamente da questa situazione? Può essere utile nel mio caso la stimolazione magnetica transcranica? Grazie mille per la risposta. Cordiali saluti.
Patrizia

Gentile Patrizia, la ringrazio della domanda perché mi permette di riflettere su alcune importanti questioni che riguardano la patologia depressiva. Nella sua lettera parla di depressione maggiore ricorrente e descrive una condizione di malattia a lunga durata. Nella clinica psichiatrica è noto e confermato da numerosi studi di letteratura che la depressione maggiore ricorrente (una condizione in cui si susseguono tanti episodi di malattia) risulta essere molto grave e che l’intervento terapeutico deve essere finalizzato alla stabilizzazione dell’umore per tempi molto prolungati (almeno 5 anni). Per raggiungere tale scopo è necessario spesso avviare diversi interventi, non solo farmacologici, ma anche psicoterapici, sugli stili di vita, sulla qualità del sonno, sull’alimentazione. In sintesi si avviano tutte le procedure che permettono a chi soffre di tale disturbo di diventare più resiliente alle stimolazioni della vita quotidiana che possono indurre lo scatenamento di una nuova “crisi depressiva”.

Stimolazione magnetica transcranica

Ovviamente per ottenere tale risultato è necessario insistere sul mix giusto di interventi per la singola persona e favorire un’adesione continua nel tempo di tale progetto di cura. Una stabilizzazione prolungata dell’umore è di per sé un fattore protettivo rispetto al rischio di ricaduta. Rispetto alla sua domanda, esistono dei dati che suggeriscono come la stimolazione magnetica transcranica (TMS), una modalità di stimolazione con campi magnetici della corteccia cerebrale, possa produrre benefici in persone con scarsa risposta ad altri trattamenti. Nel suo caso mi sembra di avere inteso che la risposta ai trattamenti farmacologici sia buona ma che l’aderenza agli stessi diminuisca nel tempo, producendo poi ricadute. Ritengo dunque che la TMS, per quanto possa essere utile, non è ora un intervento indispensabile. Ritengo invece che, in accordo con il suo psichiatra, debba avviare una riflessione sulla tipologia degli interventi da adottare (farmacologici e non) e sulla loro durata prima di diminuirli o sospenderli (sempre sotto controllo medico). Cordialmente.
Giancarlo Cerveri

15 luglio 2019 (modifica il 15 luglio 2019 | 11:57)

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Autore dell'articolo: admin