Sindrome della morte improvvisa, nuova luce sui meccanismi


Sindrome di Brugada, una malattia rara del cuore che pu causare la morte improvvisa soprattutto in persone giovani apparentemente in piena salute. Uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology ha fatto luce sui meccanismi che determinano il rischio di aritmie fatali nei pazienti affetti dalla sindrome. frutto di una collaborazione tra la Cardiologia dell’Ospedale San Donato di Arezzo e l’Istituto di Sanit Pubblica dell’Universit Cattolica – Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ed stato finanziato dalla Fondazione Telethon. I pazienti arruolati sono stati sottoposti a particolari tecniche, mappaggio elettroanatomico e biopsia cardiaca, all’Ospedale di Arezzo. L’analisi genetica stata invece eseguita al Policlinico Gemelli, in collaborazione con l’Universit di Girona in Spagna.

Alterazioni del muscolo cardiaco

Lo studio particolarmente innovativo. Sin dalle prime descrizioni agli inizi degli anni ‘90 la sindrome di Brugada stata considerata un disturbo esclusivamente dell’impianto elettrico del cuore, legato ad alterazioni genetiche dei canali ionici senza alterazioni del cuore e del muscolo cardiaco – spiega Maurizio Pieroni, primo autore e responsabile dell’ambulatorio cardiomiopatie e malattie cardiache rare dell’Ospedale San Donato di Arezzo -. Nel nostro studio abbiamo dimostrato che importanti alterazioni del muscolo cardiaco sono invece presenti nella maggior parte dei pazienti e sono alla base delle alterazioni elettriche e delle aritmie mortali. Abbiamo eseguito una mappa elettrica del cuore evidenziando delle aree elettricamente anomale e prelevando dei campioni di muscolo cardiaco da tali zone del cuore. L’esame al microscopio dei campioni ha evidenziato che in oltre il 75% dei casi presente infiammazione del muscolo cardiaco, maggiormente presente quanto pi sono estese le aree elettricamente anomale.

Individuare i soggetti a rischio

Tra i soggetti con sindrome di Brugada, fortunatamente solo una minoranza va incontro ad aritmie fatali. La grande sfida per il cardiologo – spiega Pasquale Notarstefano, responsabile dell’Aritmologia dell’Ospedale San Donato e co-autore dello studio – proprio individuare, tra tutti i soggetti asintomatici ma con un elettrocardiogramma diagnostico, quelli maggiormente a rischio di aritmie gravi, e che necessitano quindi di essere protetti con l’impianto di un defibrillatore. Questa scoperta avr probabilmente importanti ripercussioni anche terapeutiche. Negli Stati Uniti stata gi sperimentata l’efficacia della terapia antinfiammatoria con cortisonici in aggiunta alle terapie convenzionali nel debellare aritmie gravi in alcuni casi di soggetti affetti dalla sindrome conclude Antonio Oliva dell’Istituto di Sanit Pubblica dell’Universit Cattolica, UOC Medicina Legale, Policlinico Gemelli.

28 novembre 2018 (modifica il 28 novembre 2018 | 19:41)

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Autore dell'articolo: admin