Silvia rapita, XIII giorno. Più dubbi che certezze


Silvia rapita, XIII giorno. Più dubbi che certezze

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 Silvia Costanza Romano




Alla speranza si è aggiunta la preghiera. La comunità musulmana e quella protestante di Malindi si sono unite in preghiera per chiedere la liberazione di Silvia Romano, rapita in Kenya tredici giorni fa. “Che Dio possa muovere il cuore dei rapitori”, queste le parole dell’Imam di Malindi che sono risuonate nella preghiera congiunta delle due comunità.

Cadono anche le certezze. Non è chiaro dove si trovi Silvia. Da quello che si è potuto apprendere e da quanto riportato dall’inviata di Repubblica, la cooperane italiana si troverebbe da qualche parte tra il villaggio di Chakama, dove è stata rapita e dove operava per conto dell’associazione Africa Milele, e il fiume Tana a nord di Malindi, in direzione Somalia. Ieri, alcuni testimoni risentiti dalle forze di polizia, sostenevano di aver visto Silvia viva e prigioniera in una casa nelle vicinanze di Garsen, 130 chilometri a nord dal luogo del ritrovamento di una delle moto usate dai rapitori per fuggire da Chakama e dove sono state ritrovate le treccine della giovane, tagliate dai rapitori per evitare che la popolazione la riconoscesse e potesse rivelare la posizione dei sequestratori. Oggi, tuttavia, non ci sono certezze granitiche.

Silvia rapita, XIII giorno. Più dubbi che certezze

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  Silvia Costanza Romano 

La polizia tace. Dopo giorni di dichiarazioni e certezze, ora tutto sembra essere tornato nella nebbia. Non solo. Il comandante regionale della polizia keniana, Noah Mwivanda, ha “staccato” il telefono, come riferisce Repubblica. Mwivanda era l’uomo che ha fatto sperare in una soluzione rapida e positiva del sequestro, “Ci siamo, avrete presto buone notizie”. Ora le autorità del paese non parlano più. Solo silenzio. Un silenzio che in molti si augurano portatore di buone notizie.

L’area dove si troverebbe la cooperante italiana è una zona di foresta e savana non ospitale, molto ampia, dove vivono altre 20 mila persone, insediate in un centinaio di villaggi. E, forse, la soluzione del caso potrebbe passare attraverso la collaborazione delle comunità locali. In molti lo sperano. Ma proprio in quest’area i rapitori potrebbero aver trovato un nascondiglio sicuro – che non li costringa a spostamenti estenuanti – da dove trattare la liberazione di Silvia con più tranquillità. In molti, infatti, credono o si augurano che la trattativa coi rapitori stia proseguendo e che il nodo da sciogliere sia la cifra del riscatto.

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Autore dell'articolo: admin