Silvia rapita in Kenya, XXIV giorno. Il ruolo dei pastori semi-nomadi Orma


Silvia rapita in Kenya, XXIV giorno. Il ruolo dei pastori semi-nomadi Orma

 Foto: Facebook


  Silvia Costanza Romano 




Ore di attesa che si mescolano alla speranza e alla trepidazione. Il rapimento di Silvia Romano in Kenya è arrivato al ventiquattresimo giorno. Di lei non si hanno notizie. Gli inquirenti ritengono che sia viva e che i rapitori siano criminali comuni. Giovani che in Kenya si vendono per pochi dollari, o per un ciclomotore, nonostante il Paese dal 2014 sia diventato Stato a medio reddito e per l’Africa non è cosa da poco.

La trasformazione sociale

In Kenya è in corso una profondissima trasformazione sociale, con ricche e potenti élite urbane che colpiscono l’integrità del tessuto delle comunità locali, che vengono, via via, espropriate delle proprie tradizioni e pratiche pastorizie. I rapitori di Silvia sono proprio dei pastori, armati e, probabilmente, tenuti a margine dalla loro etnia.

Comunità che vengono trasformate in “proletariato rurale” al servizio e al soldo dei potenti locali. Ma, soprattutto, questa comunità sono finite nelle mani di voraci e ricchissimi politici e “tycoons” urbani, spregiudicati, che comprano le loro terre e le loro mandrie come investimento e, spesso, come mezzo di riciclaggio del denaro frutto della corruzione. La siccità, che ha colpito il Paese, diventa così una fantastica opportunità, una comoda narrativa, una storia politically correct, per nascondere le vere crisi.

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Con i pastori sempre meno pastori e le comunità sempre meno comunità, il nuovo “proletariato rurale” – sempre più numeroso e povero, fatto sempre più da giovani – può essere (ed è) facilmente arruolabile e ben armato, per badare alle mandrie altrui, da difendere a tutti i costi. Ma non solo. Siamo di fronte a un sistema mafioso, governato da politici locali, che assoldano milizie di giovani, tra i poveri sbandati, per poter acquistare terre e riciclare denaro.

Nelle mani di criminali armati senza appartenenza etnica

Nel caso del rapimento di Silvia Romani, i tre uomini che l’hanno sottratta alla sua attività di volontariato, rientrano, con molta probabilità in quella categoria di “proletariato rurale” che non ha più un’appartenenza etnica, che vive a margine della comunità e ha nelle armi l’unico modo per poter esercitare un proprio potere e creare una propria comunità dedita a delinquere.

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Che questo “proletariato rurale” viva ai margini lo dimostra anche il rapimento della giovane cooperante italiana, il fatto in sé ma, anche, la presa di distanza degli anziani della comunità di pastori semi-nomadi Orma, che hanno diffidato chiunque da aiutare i rapitori. I giovani pastori armati, però, hanno trovato l’appoggio di funzionari corrotti, come dimostra l’arresto di un alto ufficiale del Kenya Wildlife Service (KWS), di stanza proprio nell’area dl Tana River dove si ritiene sia Silvia.

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