Si vota per le Europee ma Zingaretti guarda già alle Politiche


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Sfondare quota 20% per dare una spallata al governo. L’obiettivo fissato dal segretario dem sembra essere alla portata del Partito Democratico. A giudicare almeno dai sondaggi che, su questo punto, sono d’accordo: l’ultimo circolato questa mattina ai piani alti del Nazareno attribuivano al Pd una forbice compresa tra il 21,7 e il 23,7 per cento. Stime da prendere con le molle, ma che contribuiscono al buon umore del segretario Nicola Zingaretti.

Il leader dem, ormai da giorni, guarda ben oltre le elezioni europee, sicuro di poter “frenare l’onda populista e nazionalista” il 26 maggio. Guarda alle prossime politiche, per lui vicine. Il governo cadrà sui dati economici, continua a sostenere. E i numeri sembrano dargli ragione: ultimi i dati dell’Inps che parlano di una aumento pari al 78% delle ore di cassa integrazione e stanno a documentare “il dramma delle famiglie italiane”. Il leader dem ne scrive su Twitter e invita a “ringraziare Salvini e Di Maio” per questi risultati. A questo si devono poi aggiungere o, meglio, togliere quei 32 miliardi di euro che mancherebbero per la manovra finanziaria. Uno scenario da ‘doomsday’ che porta il segretario a pianificare, già da queste ore, la campagna delle prossime politiche.

Il primo passo è il lancio di una fase di ascolto del territorio che inizierà lunedì, subito dopo il voto europeo e che porterà il Partito Democratico nelle strade e nelle piazze ad ascoltare chi sta pagando il prezzo più caro delle politiche-non politiche del governo: “Non fanno altro che litigare, sono bravi a cavalcare i problemi, ma incapaci di risolverli”, è il refrain utilizzato da Zingaretti. Chiaro, quindi, che presto toccherà di nuovo ai dem. La strada rimane quella delle urne, perché Zingaretti – almeno al momento – non vuol sentire parlare di soluzione parlamentare ad una eventuale crisi di governo: una maggioranza e un governo che nasca nelle quattro mura del parlamento non potrebbe rispondere all’emergenza di fronte la quale si troverà a breve il Paese, è il ragionamento che si fa nel Partito Democratico.

Un dialogo con il M5s è possibile?

E anche Giuliano Pisapia, l’anima di sinistra della lista unitaria, in una intervista respinge qualsiasi ipotesi di alleanze con il Movimento 5 Stelle, almeno con “quello di Di Maio”, è la precisazione: “la discussione è surreale perché prescinde dai fatti. E i fatti sono che i 5 Stelle sono al governo con la Lega, votano con la Lega, salvano Salvini e votano per chiudere Radio Radicale. Non so se il governo durerà, ma mi pare evidente che se cade sarà perché la Lega se ne andrà mentre i 5 Stelle vogliono continuare a governare con Salvini. In questa legislatura nessun accordo è possibile. Dopo il voto, se si crea un’aggregazione dell’elettorato deluso dai grillini sarà benvenuta. Ma con gli attuali leader è impossibile ragionare”.

Come a dire che un M5s profondamente rinnovato possa, in qualche modo, riaprire il discorso. Ma – viene fatto ancora notare nel Pd – di questa possibilità ad oggi non c’è traccia perché Di Maio gioca più ruoli in commedia: il moderato, il politico di sinistra, l’agitatore, salvo poi consentire a Matteo Salvini, la destra più estrema degli ultimi venti anni, di fare il ministro dell’Interno. La strada, semmai, è quella già tracciata con la liste Pd – Siamo Europei, che poi replica, con l’aggiunta di Carlo Calenda, quanto visto in Regione Lazio: un campo largo di centro sinistra.

“Il Pd, partendo dal gruppo dei Socialisti e democratici, vuole costruire un’alleanza larga per fermare i sovranismi, cambiare l’Europa e avvicinarla alle persone. Scontiamo le conseguenze di scelte sbagliate volute soprattutto dalle destre europee, che hanno prodotto un’Europa dove contano piu’ gli Stati che l’interesse comune, un’Europa rallentata dai veti”, sottolinea Zingaretti. Dunque, chiusa la campagna elettorale per le Europee, ci si rimetterà subito al lavoro avviando, dal 27 maggio, una grande mobilitazione nazionale che coinvolgerà giovani, famiglie e imprese per arrivare a un programma condiviso.

Intanto, Zingaretti comincia da uno dei temi centrali in ogni campagna elettorale: il fisco. Tema che va coniugato con quello della lotta all’evasione fiscale, una sorta di tesoretto che consentirebbe di abbassare il carico delle imposte su famiglie e imprese. L’idea di Zingaretti è una sorta di Tax day al contrario: “La lotta all’evasione fiscale fa perdere voti? Io istituirei per legge che un giorno all’anno, mi piacerebbe si trattasse del 1 maggio, in cui il governo si impegnasse a mettere tutti i soldi dell’evasione per ridurre le tasse alle imprese e alle persone. In Italia ci sarebbe una rivoluzione perché i proventi della lotta all’evasione fiscale vengono usati per politiche di bilancio. Se invece ci fosse un giorno del calo delle tasse sarebbe un bel segnale”.

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Autore dell'articolo: admin