Si ritorna a parlare di Blue Whale. La polizia segnala un caso in Puglia


Si ritorna a parlare di Blue Whale. La polizia segnala un caso in Puglia

 (Archivio, Afp)




Si è parlato molto lo scorso anno di Blue Whale, il presunto gioco mortale che consisterebbe nel compiere delle azioni ben precise in un arco temporale di 50 giorni. Il tutto seguendo le direttive di un “curatore” designato che le impartisce via internet. Il gioco culminerebbe al cinquantesimo giorno con la morte del giocatore o, nel gergo del gioco, la “vittoria”. Si è sovente scritto che l’allarme sia stato soprattutto una montatura giornalistica, eppure vengono a volte segnalati casi di cronaca che lasciano spazio a qualche dubbio. Non è infatti improbabile che le ricostruzioni dei media, magari esagerate, abbiano ispirato qualcuno, diventando, in qualche modo, reali.

La segnalazione delle amiche di Chat

La Squadra Mobile di Bari riferisce di aver scoperto, sulla base dalla segnalazione di alcune “amiche di chat”, una tredicenne coinvolta nel presunto “gioco mortale” ad un livello molto avanzato (la trentesima tappa sulle cinquanta delle quali il Blue Whale consterebbe) e di averne informato i genitori. “È così emerso”, si legge nel comunicato della polizia, “che l’adolescente da qualche mese trascorreva molto tempo al cellulare, si attardava ad andare a dormire ed era diventata particolarmente taciturna. Nell’ ultimo periodo, inoltre, usciva raramente e solo con una compagna di classe, diventando molto selettiva nelle amicizie. La mamma, qualche giorno prima dell’intervento della Polizia, aveva notato alcuni segni sulle braccia della figlia che però aveva addebitato ai graffi del gatto”.

Ascoltata, alla presenza di uno psicologo, dal personale specializzato della Sezione Minori della Squadra Mobile, la ragazza ha ammesso di essersi procurata i tagli con la lametta di un rasoio e di aver inviato le immagini dei gesti autolesivi ad una compagna di scuola. Accertamenti tecnici sul cellulare della minore hanno poi fatto scoprire la cancellazione e l’archiviazione di diverse chat di WhatsApp relative a gruppi denominati “Panda”, “Disastro”, “Disagio” e “Deupolcuassassino”.

Su Instagram foto angoscianti

La tredicenne aveva inoltre pubblicato su Instagram immagini definite “allarmanti ed angoscianti”, tra cui la foto di una stazione ferroviaria con treno in transito, e frasi come “soffro”, “sto male”, “voglio morire”. Analoghe frasi sono state rinvenute nel suo diario scolastico, al cui interno era contenuto un biglietto manoscritto con la frase di addio che avrebbe lasciato alla madre il giorno del suicidio. I poliziotti hanno ricostruito l’elenco dei partecipanti ai gruppi WhatsApp e “hanno così appurato che altre quattro giovanissime ragazze erano inserite pienamente nel gioco ad un livello avanzato”. 

Il Blue Whale è stato una leggenda urbana? Molto probabile. Ma è altrettanto probabile che qualcuno sia stato nondimeno ispirato a metterlo in pratica nella realtà.

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