Sclerosi multipla, risultati promettenti da un farmaco antiasma


Nei pazienti con sclerosi multipla nella forma progressiva, un’antinfiammatorio usato da vent’anni per la cura delle crisi asmatiche ha dato risultati preliminari molto interessanti: la progressione dell’atrofia cerebrale stata ridotta di quasi il 50% rispetto al placebo dopo due anni di trattamento. L’ampio studio del National Institute of Neurological Disorders and Stroke USA (NINDS) stato pubblicato sul New England Journal of Medicine. La sclerosi multipla progressiva, finora senza cure efficaci, la forma pi frequente e affligge circa trequarti dei pazienti con SM (38mila circa in Italia), con una certa variabilit da individuo a individuo e a seconda del decorso: primario, secondario, progressivo con ricadute, ecc.

Un anticorpo monoclonale nato in Giappone

La ricerca ha coinvolto i ricercatori di una quarantina di Universit americane coordinati da Robert J. Fox, dell’universit di Cleveland che hanno appunto riscoperto l’efficacia un trattamento in realt usato da vent’anni, ma con tutt’altra indicazione: le crisi asmatiche. Col tempo questa molecola si era peraltro dimostrata efficace anche nel dolore neuropatico o nell’abuso di sostanze come ecstasy o alcool. Ma cosa lega condizioni cos distanti alla comune efficacia di questo farmaco ? Il fatto che si tratti di un anticorpo monoclonale creato in laboratorio per agire in maniera millimetrica su specifici bersagli cellulari. Quando a inizio millennio fu messo a punto in Giappone venne chiamato ibudilast e si vide che l’efficacia sulle crisi asmatiche era legata al suo effetto antinfiammatorio che inibisce gli enzimi fosfodiesterasi responsabili del broncospasmo e lo fa agire da broncodilatatore e vasodilatatore, un po’ come i comuni inalatori portatili, solo che, invece di essere usato al bisogno, ha un’azione preventiva e costante.

Il meccanismo

Si poi scoperto che se attraversa la barriera ematoencefalica, il confine che isola il sistema nervoso dal resto del corpo, la sua azione antinfiammatoria sulle cellule nervose si esercita su altri bersagli, i recettori TLR4, acronimo di toll-like receptor 4, che attivano tutte le nostre risposte immunitarie verso chiunque riesca a superare la barriera. Quando per i TLR4 si attivano a sproposito provocano infiammazione delle fibre nervose con dolore (neuropatie) o danni al loro rivestimento mielinico, come nella sclerosi multipla, un eccesso di difesa che l’ibudilast sembra tenere a bada grazie alle sue propriet antinfiammatorie. Nei 255 pazienti reclutati nello studio USA quelli a cui stato somministrato hanno presentato un significativo rallentamento della malattia e un minor grado di atrofia della corteccia cerebrale. Nonostante alcuni effetti collaterali come turbe gastrointestinali, cefalea o calo dell’umore, il risultato ottenuto in 96 settimane rilevante, dato che per questa forma di SM non c’erano rimedi efficaci. Anche due neurologi italiani, Francesco Patti e Mario Zappia dell’Universit di Catania, si sono occupati di questo farmaco analizzando i possibili futuri trattamenti della sclerosi multipla progressiva in un recente articolo pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences. Non tutte le forme progressive sono uguali –precisano —. Solo il 10% lo fin dall’inizio: la SM primariamente progressiva. La condizione pi comune la sclerosi multipla recidivante remittente, con un andamento altalenante di gravit. Ma anche il 25% circa di questi casi si trasformer entro 20-30 anni dall’esordio in una forma secondariamente progressiva.

Il punto d’arrivo: cure personalizzate

Il punto finale di arrivo quindi una forma progressiva — commenta Zappia — ma non detto che forme progressive a decorso primario o secondario richiedano lo stesso trattamento. Forse la miglior via da seguire quella di terapie differenziate e personalizzate. Il fatto che in questa malattia manca un biomarker su cui puntare per la messa a punto di una terapia, nonostante i forti sospetti sulle alterazioni da stress ossidativo dei processi mediati dalle cellule T e B, le sentinelle immunitarie autoregolatorie che dovrebbero controllare l’infiammazione che erode la guaina mielinica. In ogni caso — conclude Zappia — la giusta terapia dovr essere al contempo antinfiammatoria, rigenerativa e neuroprotettiva. Chiss se questo vecchio farmaco dalle mille sorprese riuscir a dimostrare di avere anche questi pregi… Io sono ottimista: se non sar questo, sar un altro fra le decine di nuovi simili oggi in studio, ma la frontiera della SM progressiva sar presto superata .

17 settembre 2018 (modifica il 17 settembre 2018 | 13:10)

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Autore dell'articolo: admin