Schwob, il doppio fra terrore e pietà



In quel delizioso ricettacolo di malignità che è il Journal di Léautaud, dove si esibisce il contrasto tra le eleganti movenze di innumerevoli gatti e la fissità silicea della salma di qualche conoscente (essendo il compilatore in questione affetto da quella particolare forma di necrofilia rappresentata dalla minuziosa descrizione delle esequie cui assiste), compare il ritratto al fulmicotone di Marcel Schwob: «Piccolo, curvo, pallido o giallo secondo i giorni. Gli occhi tanto più brillanti, con molto bianco. Una certa rassomiglianza … Continua


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