«Santiago, Italia», quando l’ambasciata italiana in Cile accoglieva i rifugiati


Il documentario di Nanni Moretti sul golpe Pinochet e il parallelismo con la chiusura verso i migranti del ministro Salvini – Paolo Mereghetti /CorriereTV
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«Santiago, Italia» il nuovo film di Nanni Moretti sul Cile passato al Torino film festival, tre anni dopo «Mia madre», è un documentario dall’impianto classico, ma con un chiaro intento morale e la precisa volontà di fare un inevitabile confronto di «come eravamo» negli anni Settanta e di come siamo diventati. Dedicato al colpo di Stato dell’11 settembre 1973 di Pinochet che pose fine al governo socialista di Salvador Allende in Cile, «Santiago, Italia» è una lunga serie di interviste e materiali di repertorio sulla fine del governo socialista di Allende e sul ruolo dall’ambasciata italiana a Santiago. Un’ambasciata che diede rifugio a centinaia di oppositori del regime (circa 600), consentendo poi loro di raggiungere l’Italia, unico paese in Europa che, tra l’altro, non aveva riconosciuto il governo Pinochet


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