“Salvini fugge dal processo io no, Un cristiano non può votarlo”


Mimmo Lucano contro matteo salvini

Mimmo Lucano può tornare a Riace. La Cassazione gli ha dato ragione e con le motivazioni rese note oggi della sentenza emessa un mese fa ha spiegato perché. “Il mio auspicio è che ci sia giustizia. Non era veramente possibile il discorso del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” ha commentato a caldo il primo cittadino sospeso dalle sue funzioni in seguito all’inchiesta Xenia della procura di Locri che ha messo sotto accusa il modello Riace, universalmente riconosciuto come caso eccezionale di integrazione orizzontale, di scambio reciproco di abilità sociali e competenze tar la comunità locale e gli immigrati.

Oltre a non ravvisare un quadro probatorio sufficiente a sostenere l’accusa di matrimoni di comodo, la Cassazione non crede neanche all’accusa mossa sempre a Lucano di aver raggirato le norme sulla procedure di gara per l’assegnazione del servizio di raccolta e trasporto di rifiuti nel comune di Riace, al fine di favorire i migranti.

La Cassazione si era pronunciata il 26 febbraio scorso per l’annullamento con rinvio del divieto di dimora di Mimmo Lucano nella cittadina della locride, un simbolo dell’accoglienza ai migranti che mal si sposa con la politica del governo Conte sui flussi migratori.

Proprio al ministro dell’interno Matteo Salvini Lucano ha inviato una frecciata: “Io sono debole ma non ho avuto paura del processo, lui è forte ma è scappato”. Poi affonda: “I valori del cristianesimo sono antitetici a quelli dell’attuale ministro dell’interno e a quello che politicamente rappresenta. Un cristiano non può votare per lui“.

“Il così forte Salvini fugge dal processo”

Alla trasmissione radiofonica Circo Massimo su Radio Capital Lucano è passato all’attacco: “Il Viminale si è costituito parte civile contro di noi… Io mi difendo nel processo, non dal processo (…) Io sono ultimo, una persona debole che non ha nessuno, mentre lui che è così forte ha avuto paura di farsi processare. Con i 5 Stelle rappresenta il potere e si permette queste scelte”.

L’inchiesta Xenia della procura di Locri

Per domani è intanto attesa la decisione del tribunale del Riesame sulla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del sindaco accusato in sostanza di aver celebrato dei matrimoni tra residenti e migranti per far ottenere a quest’ultimi i benefici che questo comporta. “Non è stato celebrato nessun matrimonio, era un tentativo per aiutare gli ultimi del mondo, per essere attenti alla loro vita e ai loro problemi” replica di Lucano.

Argomenti citati anche dalla Cassazione nelle motivazioni sull’annullamento del divieto di dimora diffuse oggi: “Non emergono con la necessaria chiarezza di analisi gli atti o i comportamenti che l’indagato avrebbe materialmente posto in essere per realizzare in concreto una serie di condotte che, allo stato, paiono solo assertivamente ipotizzate” e nonostante, rimanga la “gravità del panorama indiziario” constatando che Lucano avrebbe agito solo per scopi umanitari.


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Autore dell'articolo: admin