Rossi show, il “campione-star” in TV fa bene al motociclismo


L’asso pesarese indubbiamente è il corridore che più di ogni altro ha lasciato una impronta indelebile nel Motomondiale moderno che non può non riempire d’orgoglio tutti – appassionati di corse e non – in primis tutti gli italiani.

Rossi show, il “campione-star” in TV fa bene al motociclismo

Diciamo subito che Valentino Rossi ospite ieri sera nella trasmissione condotta da Fabio Fazio su Rai Uno “Che Tempo che fa” è un fatto positivo che fa bene al motociclismo. Questo perché oggi, nell’epoca dei grandi sport incentrati sui campioni-star e sullo show-business, è fondamentale oltrepassare la nicchia degli appassionati “duri e puri” coinvolgendo il grande pubblico generalista portando così anche il motociclismo nell’olimpo degli sport di massa quali il grande calcio, la Formula uno, ecc.

L’alternativa è uno sport declassato a “dopolavoro”, con scarsissimo valore tecnico e agonistico: in quel caso il motociclismo si consumerebbe come una candela, finendo. Sappiamo bene che, quando si fa questo salto “quantitativo” si imbarcano davanti alla tv e sugli spalti degli autodromi anche quelli che non sanno da che parte si gira al Mugello o a Misano, che non distinguono il bolide ipertecnologico MotoGP di Marquez dal “Galletto” del nonno arrugginito nel garage, che neppure hanno mai sentito il nome di Agostini e via dicendo.

Non solo, quando il pubblico diventa “massa”, fra gli appassionati si insinuano i fan che oltrepassano il crinale della decenza diventando “fanatici”, con quel che segue. Anche sulla criniera di un cavallo da corsa può nascondersi un pidocchio il quale, però, nulla toglie al valore del purosangue e del trotto. Il grande motociclismo è fatto di grande tecnica, di grandi corridori, di grandi corse.

Ogni corsa è una pagina di una storia che diventa epopea, una emozione fuori dal tempo e dallo spazio, da vivere e da tramandare La gente vuole il “racconto”, ama la “storia”, cerca la “passione”, vuole l’idolo nel quale identificarsi, soprattutto ama essere coinvolta da chi – partendo dal basso e grazie al talento, ai sacrifici, ai rischi e anche alla fortuna – “ce la fa” conquistando le vette della popolarità, diventando (anche) ricco restando alla mano, assurgendo al ruolo di campione-star, idolatrato dai più e da alcuni non riconosciuto, addirittura contestato e sbeffeggiato.

Non è sempre stato così per tutti i grandi campioni di ogni sport? Non entriamo nel merito di quanto visto nella trasmissione di Rai Uno anche perché Motoblog ne ha fatto il replay. Di fatto, in tv si è ripercorsa in sintesi la lunga e straordinaria carriera di Valentino, nel 2019 alla sua 23esima stagione nel Motomondiale, alla 19esima stagione in classe regina, 9 titoli mondiali, iridato in tutte le (quattro) classi, capace di interpretare e adattarsi – sempre ai vertici – all’evolversi delle tecnologie, delle tecniche, degli stili sfidando tutti i grandi campioni succedutisi in oltre due decenni.

A 40 anni compiuti fra pochi giorni, Rossi, è tutt’ora competitivo in MotoGP, in lotta per il suo decimo titolo. L’asso pesarese non è sull’iceberg del “libro d’oro” illuminato dalle 15 corone iridate di Giacomo Agostini, ma indubbiamente è il corridore che più di ogni altro ha lasciato una impronta indelebile nel Motomondiale moderno che non può non riempire d’orgoglio tutti – appassionati di corse e non – in primis tutti gli italiani.

Ciò a prescindere da chi lo idolatra e da chi, all’opposto, lo detesta. Non ripetiamo qui le analisi tecniche ed agonistiche da noi più volte espresse sull’asso di Tavullia. Ma vogliamo ribadire un concetto semplice quanto doveroso. Senza intenzioni provocatorie e senza reticenze ipocrite o logiche da fans, davanti a Rossi ci si deve (sempre) togliere il cappello, rispettando e applaudendo un fuoriclasse sul crinale del mito fra i miti.

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Autore dell'articolo: admin