rischio aumento pressione fiscale al 43%


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Il drastico taglio delle stime del Pil italiano per il 2019, +0,1%, come confermato da ultimo anche da Moody’s, fa il paio con la difficoltà di tenere i nostri conti pubblici in ordine e in linea con le regole Ue. Secondo Confindustria di fronte alla crescita zero prospettata, le alternative per il 2020 sono due: aumento dell’Iva o del deficit pubblico.

Ecco perché siamo di fronte a quello che la Cgia, la Confederazione artigiani e piccole imprese di Mestre, definisce un probabilissimo aumento della pressione fiscale che quest’anno rischia di sfiorare il 43%. “L’asticella è destinata a salire, per ora non si sa di quanto” secondo l’ufficio studi dell’associazione.

Ma questo “non vuol dire che le famiglie e le imprese pagheranno più tasse. La pressione fiscale, infatti, è data dal rapporto tra le entrate fiscali e quelle contributive sul Pil. Se si abbassa sensibilmente il denominatore è quasi certo che il risultato del rapporto è destinato ad aumentare in maniera significativa”.

Allora chi subirebbe l’aumento della pressione fiscale? “Gli unici soggetti economici che subiranno un deciso aumento del carico fiscale saranno le banche, le assicurazioni e le grandi imprese. Se per i primi due soggetti l’aggravio di imposta nel 2019 sarà pari a 1,8 miliardi di euro, per i secondi il maggior gettito peserà per 2,5 miliardi di euro” spiega l’ufficio studi della Cgia.

“Nel dicembre scorso – si legge ancora nel comunicato diffuso dalla confederazione – il Ministero dell’Economia aveva previsto una crescita dell’1% del Pil che avrebbe contribuito a far salire di poco la pressione fiscale del 2019, esattamente al 42,3%. Ora, con un Pil che quasi sicuramente supererà di poco lo zero, il peso fiscale è destinato ad aumentare in misura più consistente rispetto alle previsioni. In questo momento, tuttavia, è ancora prematuro stabilirne la portata: per avere maggiore contezza dovremo aspettare i dati della trimestrale di cassa”.


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Autore dell'articolo: admin