Rileggendo «Servabo» di Luigi Pintor



«Scritta sotto il ritratto di un antenato mi colpì, quand’ero piccolissimo, una misteriosa parola latina: servabo. Può voler dire conserverò, terrò in serbo, terrò fede, o anche servirò, sarò utile». Nella flessione di possibili variazioni, il costante significato di quella voce verbale sta nella determinazione individuale ad assumersi una responsabilità come un pegno d’onore. Ed allorché nell’aprile del 1991, presso l’editore Bollati Boringhieri, Luigi Pintor decide di pubblicare una sua ‘memoria’ nel «tentativo, scrive, di restituire alle cose una durata … Continua


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